Archivi categoria: Arte Contemporanea

BANKSY: IN MOSTRA AL CHIOSTRO DEL BRAMANTE, ROMA

La splendida architettura cinquecentesca del Chiostro del Bramante a Roma, ospita dall’8 settembre 2020 all’11 aprile 2021 una mostra dedicata all’artista misterioso Banksy. Il nome dell’esposizione è Banksy a Visual Protest (in italiano: Banksy una protesta visiva).

BANKSY A VISUAL PROTEST" la mostra al Chiostro del Bramante in Roma dal 8  settembre 2020! - Parole da Amare

Oltre novanta opere visive raccontano il mondo illustrato sui muri dall’artista sconosciuto. Lavori carichi di ironia, denuncia, politica, intelligenza, e protesta. Da Love is in the Air a Girl with Balloon; da Queen Vic a Napalm, da Toxic Mary a HMV, dalle stampe realizzate per Barely Legal, una delle più note mostre realizzate, ai progetti discografici per le copertine di vinili e CD.

Il percorso espositivo, infatti, presenta oltre venti progetti per copertine di dischi e libri, che abbracciano gli anni dal 2001 al 2017. Tutte le opere provengono da collezioni private.

Sell Love Is In The Air (Flower Thrower) by Banksy | Original | MyArtBroker
Love is in the air, opera di Banksy.

ORARI E PREZZI:

PREZZI PER FASCIA ORARIA
Dal LUN al VEN[10.00 – 15.00]13,00 euro
Dal LUN al VEN[15.15 – 19.00]15,00 euro
SAB, DOM e FESTIVI[10.00 – 20.00]18,00 euro

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

CORRIMANO ARTISTICO: LE BELLEZZE DI NAPOLI PER I NON VEDENTI

Già da qualche anno i panorami che si possono ammirare da Castel Sant’Elmo, Napoli, sono visibili anche ai non vedenti. Merito di un’opera geniale realizzata dall’artista Paolo Puddu, diplomato all’Accademia di Belle Arti di Napoli.

A Castel Sant'Elmo un corrimano artistico svela ai non vedenti le bellezze  di Napoli - La Città News
Il corrimano artistico in primo piano.

Puddu ha creato un corrimano che riporta, tramite l’uso della scrittura Braille, una descrizione della rara bellezza dei luoghi circostanti. Il progetto si chiama Follow the shape, Segui la forma, e si propone l’obiettivo di avvicinare il pubblico dei non vedenti alle bellezze di Napoli, toccando ed entrando in contatto con questo corrimano di acciaio inox.

Le parole riportate su di esso sono quelle del libro La terra e l’uomo(1947) di Giuseppe De Lorenzo, un percorso evocativo, più che descrittivo, che vuole aiutare i non vedenti a godere, in modo nuovo, della città e del panorama di Castel Sant’Elmo.

A Castel Sant'Elmo un corrimano artistico svela ai non vedenti le bellezze  di Napoli - GreenMe.it

L’opera è stata installata al posto del vecchio corrimano su volere del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo nell’ambito del Piano per l’Arte Contemporanea, con la collaborazione dell’Associazione Amici di Capodimonte.

L’opera permanente, che è del 2017, ha  vinto la quinta edizione del concorso “Un’opera per il castello”, incentrato sul tema dello sguardo altrove, “Uno sguardo altrove- Relazioni e incontri”.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

LETTERA A UN BAMBINO MAI NATO: i 5 punti che rendono incomparabile il monologo di Oriana Fallaci

Oriana Fallaci (1929-2006), fiorentina, è stata definita “una tra le autrici più lette ed amate”; ha intervistato grandi personaggi e come corrispondente di guerra ha seguito i conflitti più importanti, dal Vietnam al Medio Oriente.

Il suo libro, Lettera a un bambino mai nato, pubblicato nel 1975, è il monologo di una donna che aspetta un figlio e che pensa alla maternità non come ad un dovere ma come ad una scelta responsabile e personale.

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I 5 PUNTI PRINCIPALI

  1. Chi è la protagonista del libro? In occasione della sua uscita la Fallaci ha dichiarato: «Non sono io la donna del libro. Tutt’al più le assomiglio, come può assomigliarle qualsiasi donna del nostro tempo che vive sola, lavora e pensa. Proprio per questo, perché ogni donna potesse riconoscersi in lei, ho evitato di darle un volto, un nome, un indirizzo, un’età.»

2. Come inizia il monologo? Il monologo comincia nell’attimo in cui la donna parla al bambino che è sicura di aspettare: «Stanotte ho saputo che c’eri: una goccia di vita scappata dal nulla. Me ne stavo con gli occhi spalancati nel buio e d’un tratto, in quel buio, s’è acceso un lampo di certezza: sì, c’eri. Esistevi. È stato come sentirsi colpire in petto da una fucilata». Pagina dopo pagina, la protagonista spiega al bimbo che porta in grembo la realtà del mondo, ostile, violento e disonesto; emergono le sue paure nei confronti della società e della vita in generale.

3. Qual è l’obiettivo del monologo? Attraverso esso la scrittrice interroga la coscienza della protagonista, affrontando l’essenza della figura femminile. Attraversa vari temi e si pone delle domande: Basta volere un figlio per costringerlo alla vita? Il bambino vuole vedere il mondo? Ed è giusto sacrificare una vita già fatta ad una vita che ancora non è?

4. Quale linguaggio predilige l’autrice? La Fallaci, attraverso l’utilizzo di una lingua chiara ed essenziale, fa un’analisi razionale della situazione, senza rinunciare però alla passione. Ciò che fa è alternare il racconto con delle omissioni, per coinvolgere/sconvolgere l’emotività del lettore, che resta attaccato alla prima pagina come all’ultima. Non prende mai posizione ed è questa la sua forza.

5. Come si conclude il libro? La protagonista ritiene che avere un figlio implica crescere con lui, impegnarsi e vivere pienamente il legame unico che si crea. Ma allo stesso tempo subentra la paura, e si pone altri interrogativi: «Come faccio a sapere che non sarebbe giusto buttarti via? […] darei tanto bambino perché tu mi aiutassi con un cenno, un indizio». Alla fine, come si evince già dal titolo del libro, il bimbo sceglie: non verrà mai al mondo, lasciando che il rimorso e l’angoscia portino inconsapevolmente la madre a seguire un destino altrettanto crudele, rinunciare alla propria esistenza. La donna, dopo avere perso per sempre il figlio, si trova ad affrontare in un sogno allucinato, un tribunale, dietro le sbarre di una gabbia, mentre la sua coscienza viene processata. Tra i giudici, i sette protagonisti della sua vita e il figlio, ormai adulto, che quindi può emettere la sua sentenza.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

La Venere degli stracci: la frenesia del mondo contemporaneo nell’Arte Povera

La Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto è l’opera simbolo per eccellenza dell’arte contemporanea e più specificatamente del genere che rappresenta, ovvero quello dell’Arte Povera.

Tra i più famosi esponenti di questa corrente artistica – che si propone di realizzare opere con materiale di uso comune, organico, di scarto – Michelangelo Pistoletto, con la sua ricerca artistica, analizza la spazialità impossibile da ritrovare in supporti come la tela. 

La Venere degli Stracci è un’installazione del 1967, che consiste in una scultura estratta dal calco della Venere con Mela di Thorvaldsen (1770-1844), artista danese rappresentante del Neoclassicismo. Posta di schiena con le mani in avanti, la dea sembra farsi strada tra le vesti disposte dinanzi a lei; stando alle parole dell’artista:

”Gli stracci rappresentano il passaggio delle persone dentro tutti questi vestiti, questi vestiti ormai degradati. La Venere, venendo dal passato come simbolo di bellezza e di speranza, ridà vita, rigenera questi stracci.

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La foto è stata scattata da Antonella Buttazzo in occasione dell’ installazione dell’opera presso il Museo Castromediano di Lecce (dal 22 dicembre 2019 al 31 marzo 2020 .

Ciò che salta agli occhi dello spettatore è lo stridente accostamento tra la bellezza femminile idealizzata, e l’esplosione di stracci distesi davanti a lei.

Il paradosso creato da Pistoletto vede perciò una Venere affaccendata in una folle ricerca di qualcosa di importante che ha perso, in un mucchio di cenci destinati ad umili usi. Forse quel qualcosa è l’ideale, un ideale che negli anni ’60, momento in cui, ricordiamo, è stata concepita l’installazione, ha mosso una generazione in contestazioni, in ripartizioni sociali.

Forse, l’opera incarna proprio quel bisogno di ridimensionare il sistema sotto tutti i fronti umani, un bisogno che ha ‘’scomodato’’ anche una divinità.

Antonella Buttazzo per L’isola di Omero

Museo del Prado a Madrid: la perla ispanica dell’arte

Tra le più note pinacoteche del mondo, il Museo del Prado a Madrid, che nel 2019 ha celebrato il 200º anniversario, occupa sicuramente un posto importante.

Istituito dal monarca Carlo III di Spagna, l’edificio (progettato dall’architetto neoclassico Juan de Villanueva nel 1785) testimonia il piano di carattere scientifico, ispirato ai principi illuministici del periodo, che il re attuò al fine di riurbanizzare la città.

Da allora la struttura fu lo specchio delle scelte politiche e culturali che si svilupparono in Spagna nel corso dei decenni. Basti pensare che nel periodo del conflitto civile del 1930, le opere furono portate in Svizzera per maggiore sicurezza, per poi tornare quando il dittatore Franco prese il potere, nel 1939, aggiungendo altre opere alla collezione, oltre a finanziarne le nuove estensioni e la pavimentazione in marmo.

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Inizialmente denominato Museo Real de Pinturas poiché esponeva alcune opere della collezione reale spagnola, la fusione a Museo del Prado avverrà nel 1974 quando, un cospicuo numero di opere d’arte sequestrate si aggiunse al patrimonio museale.

Il Prado non ha un itinerario definito, infatti, per visitarlo, possono volerci fino a sette ore.

Tra le opere principali da vedere il museo annovera nella sua raccolta quelle dei maggiori artisti italiani, come: Madonna della melograna di Beato Angelico, Morte della Vergine di Andrea Mantegna, Madonna della Rosa e Visitazione di Raffaello, Danae e Venere e Adone di Tiziano; ma anche opere spagnole, Salvatore e Fuga in Egitto di El Greco, Las Meniñas di Velázquez, Il 3 maggio 1808, le due versioni di Maja (vestida e desnuda) e il celeberrimo Saturno che divora i suoi figli di Francisco Goya; e rinomati artisti fiamminghi, tra cui Hieronymus Bosch con Giardino delle delizie e Sette peccati capitali, Trionfo della morte di Bruegel il Vecchio e Pieter Paul Rubens con Giardino d’Amore e Giudizio di Paride.

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Giardino delle delizie (148071490) , Hieronymus Bosch.

Antonella Buttazzo per L’Isola di Omero

Surrealismo: dal concetto di ”inconscio” alle diverse tecniche espressive

La nascita della psicologia moderna, grazie a Freud, ha fornito molti spunti alla produzione artistica della prima metà del Novecento. Soprattutto nei paesi dell’Europa centro settentrionale, le correnti espressionistiche hanno ampiamente utilizzato il concetto di inconscio per far emergere alcune delle caratteristiche più profonde dell’animo umano. Sempre da Freud, i pittori che dettero vita al Surrealismo, scelsero un altro elemento che diede loro la possibilità di scandagliare e far emergere l’ inconscio: il sogno. Infatti, il movimento surrealista, sviluppatosi negli anni Venti, si basava sulle immagini del sogno e dell’inconscio.

Il Surrealismo nacque nel 1924 e alla sua nascita contribuirono in maniera determinante sia il Dadaismo sia la pittura Metafisica. Teorico del gruppo fu lo scrittore André Breton. Fu lui a redigere il Manifesto del Surrealismo muovendo dal pensiero di Freud. Secondo Breton, bisogna cercare il modo di giungere ad una realtà superiore in cui conciliare i due momenti fondamentali del pensiero umano: quello della veglia e quello del sogno.

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André Breton (Tinchebray, 19 febbraio 1896 – Parigi, 28 settembre 1966): poeta, saggista e critico d’arte francese.

Esso è un movimento che pratica un’arte figurativa e non astratta. L’approccio al surrealismo è stato diverso da artista ad artista, per le diversità personali di chi lo ha interpretato. Ma è possibile suddividere la tecnica surrealista in due grosse categorie: quella degli accostamenti inconsueti e quella delle deformazioni irreali.

Gli accostamenti inconsueti sono stati spiegati da Max Ernst, pittore e scultore surrealista. In sostanza, procedendo per libera associazione di idee, si uniscono cose e spazi tra loro apparentemente estranei per ricavarne una sensazione inedita. La bellezza surrealista nasce, allora, dal trovare due oggetti reali, veri, esistenti, che non hanno nulla in comune, assieme in un luogo ugualmente estraneo ad entrambi. Tale situazione genera un’inattesa visione che sorprende per la sua assurdità e perché contraddice le nostre certezze.

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La vestizione della sposa, Max Ernst (1939 – 1940).

Le deformazioni irreali riguardano invece le metamorfosi: nascevano, più precisamente, dalla caricatua ed erano tese all’accentuazione dei caratteri e delle sensazioni psicologiche. La metamorfosi è la trasformazione di un oggetto in un altro, come, ad esempio, delle donne che si trasformano in alberi o delle foglie che hanno forma di uccelli (Magritte).

Entrambi questi procedimenti hanno un unico fine: lo spostamento del senso. Ossia la trasformazione delle immagini, che abitualmente siamo abituati a vedere in base al senso comune, in immagini che ci trasmettono l’idea di un diverso ordine della realtà.

Alessia Amato per L’isola di Omero

Una banana da 120 mila dollari viene mangiata durante una performance

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Comedian (2019), Maurizio Cattelan.

Quella nella foto in alto è l’ultima opera dell’artista italiano Maurizio Cattelan, dal valore di 120 mila dollari. Dopo America, il water in oro 18 carati, l’artista italiano più pagato al mondo è tornato a stupire dopo quindici anni di assenza dalle fiere interazionali.

L’opera intitolata Comedian, come si può vedere, era composta da una vera banana attaccata al muro per mezzo di un nastro adesivo.

La composizione è stata esposta alla fiera dell’arte intitolata Art Basel di Miami Beach, nello stand del gallerista parigino Perottin.

Durante l’esposizione, un altro artista contemporaneo, David Datuna, ha inscenato una performance staccando il nastro e mangiando il frutto giallo.

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David Datuna durante la sua performance.

La sua performance è stata intitolata Hungry Artist, ovvero ”artista affamato”.

“Posso mangiare la banana e il concetto di banana solo perché sono un artista anche io. Rispetto Cattelan, lo adoro. Ma io sono un artista che mangia un altro artista”.

Queste sono state la parole di Datuna dopo aver mangiato la banana più costosa della storia. Ma l’aspetto più interessante della vicenda risiede nel fatto che il frutto è stato rimpiazzato subito nell’installazione, perché l’opera è stata pensata come rinnovabile e sostituibile. Il suo valore risiede nell’idea.

Infatti, dopo tutta questa vicenda ed un iniziale conflitto con un operatore dell’evento artistico di Miami, Datuna non verrà nemmeno denunciato. Si può affermare ironicamente che in questo caso il senso dell’arte ha salvato l’artista!

Cosimo Guarini per L’isola di Omero