L’ABBRACCIO DI KLIMT: UNA PARTE DELL’ALBERO DELLA VITA

Un uomo e una donna, ornati da tuniche decorate, si uniscono in un abbraccio avvolgente e passionale.

Si tratta dell’opera dal titolo Abbraccio (Die Umarmung in tedesco) di Gustav Klimt.

Dipinto realizzato tra il 1905 e il 1909 con una tecnica mista su carta che misura 194×121 centimetri. Il quadro è custodito a Vienna presso il MAK – Museum Für Angewandte Kunst (in italiano: Museo delle arti applicate).

L'abbraccio di Klimt: storia, simboli e analisi dell'opera
L’abbraccio, Gustave Klimt, 1905 – 1909, Museum für angewandte Kunst, Vienna, Austria.

La commissione per quest’opera arrivò al pittore austriaco con l’intento di decorare il fregio del Palazzo Stoclet di Bruxelles.

 L’Abbraccio di Klimt è parte di un trittico composto da tre pannelli che sono dedicati alla serie dell’Albero della vita:

  1. L’attesa (rappresentata da una danzatrice);
  2. L’abbraccio (il soggetto del nostro racconto);
  3. Il Bacio, una delle opere più famose di Klimt.
Le opere di Klimt sono tra le più riprodotte. CLICCA QUI per saperne di più.

Analisi dell’opera:

In pieno stile secessionista, L’abbraccio è caratterizzato dall’uso della foglia d’oro sullo sfondo dei dipinti.

Questa ispirazione nasce all’artista da un viaggio compiuto a Ravenna nel 1903. Dopo aver visitato i mosaici bizantini delle chiese ravennati, rimase infatti estasiato dalle tessere dorate dei mosaici.

 Le figure rappresentate dall’artista sono volutamente prive di profondità pittorica. Il dipinto rappresenta le due figure che si stagliano contro un fondo bidimensionale, che è decorato con spirali.

Nelle ampie tuniche che indossano i due protagonisti ci sono tantissime decorazioni. Su quella che indossa l’uomo sono raffigurate geometrie grandi e colorate con tonalità che variano: brune, nere e bianche. Infine c’è qualche inserto color rosso, verde e giallo per ravvivare il tessuto delle tuniche.

Lo sfondo invece è realizzato con foglia d’oro, che conferisce brillantezza all’opera di Klimt.Lo spazio è segnato dalla linea di confine tra il suolo e lo sfondo, mentre è assente la prospettiva.

È rara l’abitudine dell’artista a commentare le sue opere, spesso quindi è difficile risalire al significato dei suoi dipinti. Anche se sono abbastanza evidenti i temi, quali, ad esempio, il sesso. E’ un tema che viene trattato dal pittore in modo appassionato.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

BANKSY: IN MOSTRA AL CHIOSTRO DEL BRAMANTE, ROMA

La splendida architettura cinquecentesca del Chiostro del Bramante a Roma, ospita dall’8 settembre 2020 all’11 aprile 2021 una mostra dedicata all’artista misterioso Banksy. Il nome dell’esposizione è Banksy a Visual Protest (in italiano: Banksy una protesta visiva).

BANKSY A VISUAL PROTEST" la mostra al Chiostro del Bramante in Roma dal 8  settembre 2020! - Parole da Amare

Oltre novanta opere visive raccontano il mondo illustrato sui muri dall’artista sconosciuto. Lavori carichi di ironia, denuncia, politica, intelligenza, e protesta. Da Love is in the Air a Girl with Balloon; da Queen Vic a Napalm, da Toxic Mary a HMV, dalle stampe realizzate per Barely Legal, una delle più note mostre realizzate, ai progetti discografici per le copertine di vinili e CD.

Il percorso espositivo, infatti, presenta oltre venti progetti per copertine di dischi e libri, che abbracciano gli anni dal 2001 al 2017. Tutte le opere provengono da collezioni private.

Sell Love Is In The Air (Flower Thrower) by Banksy | Original | MyArtBroker
Love is in the air, opera di Banksy.

ORARI E PREZZI:

PREZZI PER FASCIA ORARIA
Dal LUN al VEN[10.00 – 15.00]13,00 euro
Dal LUN al VEN[15.15 – 19.00]15,00 euro
SAB, DOM e FESTIVI[10.00 – 20.00]18,00 euro

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

MARINA ABRAMOVIĆ: IN MOSTRA A NAPOLI CON ”ESTASI”

Dal 18 settembre 2020 al 17 gennaio 2021 è aperta la mostra Estasi di Marina Abramović all’interno di Castel dell’Ovo ed allestita nella suggestiva Sala delle Carceri.

La mostra, posta come simbolo di ripartenza per la città, è stata realizzata con la collaborazione del Comune di Napoli.

Marina Abramović è la regina della performance art; artista che ha una lunga familiarità con la città di Napoli, dove 46 anni fa aveva tenuto la storica performance Rhytm 0 alla Galleria Studio Morra.

“L’Italia ha dimostrato grande coraggio e un profondo senso di comunità e umanità. Italia ti amo e il mio cuore è con te”.

Queste le parole della performer all’inaugurazione della mostra. Parole rivolte all’intero Paese, che suscitano una certa emozione soprattutto perché pronunciate da uno dei personaggi più influenti dell’arte mondiale.
A CASTEL DELL'OVO DI NAPOLI MARINA ABRAMOVIĆ / ESTASI - eCity Magazine

La mostra Estati è composta dal ciclo di video denominato “The Kitchen. Homage to Saint Therese”, (in italiano: ”La cucina. Omaggio a Santa Teresa”). Si tratta di un’opera molto significativa nella quale Marina Abramović si relaziona con una delle più importanti figure del cattolicesimo, Santa Teresa d’Avila.

Estasi di Marina Abramović: prezzi, orari e date

  1. Quando: dal18 settembre 2020 al 17 gennaio 2021
  2. Orari: dal lunedì al sabato dalle 10:00 alle 20:00, domenica dalle 10:00 alle 18:00
  3. Dove: Castel dell’Ovo, Napoli
  4. Prezzo biglietto: a partire da 9€

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

FRIDA KAHLO: IL CAOS DENTRO ARRIVA A MILANO – MOSTRA ATTESISSIMA

Frida Kahlo – Il caos dentro è il nome dell’esposizione presente dal 10 ottobre a Milano (presso gli spazi della Fabbrica del Vapore), che durerà fino al 28 marzo 2020.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è frida-kahlo-torino-mostra-2020-1.jpg
Frida Kahlo

Si tratta di un viaggio emozionale nella vita dell’artista messicana, sviluppato grazie alle curatrici dell’evento: Milagros Ancheita, Alejandra Matiz, Maria Rosso.

Un percorso che offre una prospettiva diversa, che racconta la vita professionale e personale di Frida, fatta di passione e talento.

Una narrazione artistica che ripropone gli scatti dei più grandi fotografi del tempo che hanno immortalato Frida Kahlo, i suoi abiti, le sue lettere, i film che la vedono protagonista, la ricostruzione degli spazi in cui visse, come lo studio e la camera da letto.

Tutto è racchiuso in una mostra affascinante in cui la realtà immersiva mette tutti in contatto con lo straordinario mondo dell’artista.

FRIDA KAHLO - II caos dentro - Fabbrica del vapore - Milano - MeloBox
La locandina della Mostra.

INFORMAZIONI UTILI:

Orari e giorni di apertura:

Dal lunedì al venerdì:  09,30 / 19,30

Sabato e domenica: 09,30 / 21,00

ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura.

BIGLIETTI:

  1. Intero: Feriali € 15 – Weekend e festivi 17
  2. Ridotto (Possessori Card Musei Lombardia, Disabili e accompagnatori, Gruppi oltre 15 pax, Carta del docente, 18 App, Possessori abbonamento annuale ATM, Abbonati e clienti occasionali Trenord)
    • Feriali € 12
    • Weekend e Festivi € 14
  3. Ridotto Speciale (Giovani fino a 14 anni, Universitari, Dipendenti del Comune di Milano con badge nominale, Giornalisti con tesserino ODG con bollino dell’anno in corso non accreditati)
    • Tutti i Giorni € 10
  4. Open € 18
  5. Scuole € 5 ( più diritto di prevendita )
  6. Gratuità (bambini fino a 5 anni)

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

VAN GOGH: LA PIÙ GRANDE MOSTRA ARRIVA IN ITALIA

Dal 10 ottobre 2020 all’11 aprile 2021 la città di Padova ospiterà la mostra sull’autore olandese, intitolata Van Gogh. I colori della vita. La location scelta è il Centro San Gaetano della città veneta.

Si tratta di quella che alcuni tra i più grandi profesionisti del settore hanno definito come la più grande mostra su Van Gogh mai organizzata in Italia. Il curatore è Marco Goldin, tra gli autori del film Van Gogh – Tra il grano e il cielo (2018).

Marco Goldin dice addio alle mostre, si ferma Linea D'ombra
In foto: Il critico d’arte Marco Goldin (Treviso, 1961).

Secondo le indiscrezioni la mostra ospiterà 125 opere, di cui 78 del solo Van Gogh. Tra i capolavori esposti ci saranno L’autoritratto con il cappello di feltro e L’arlesiana.

⬇️ ORARI MOSTRA ⬇️

Autoritratto con cappello di feltro (Vincent van Gogh)
L’autoritratto con il cappello di feltro.

ORARIO MOSTRA
(ultimo ingresso 70 minuti prima della chiusura)

da lunedì a giovedì: 10 – 18
venerdì: 10 – 19
sabato: 9 – 20
domenica: 9 – 19

24 dicembre: chiuso

Aperture straordinarie
7 e 8 dicembre: 9 – 19
25 dicembre: 15 – 19
26-27 dicembre: 9 – 20
28-29-30 dicembre: 10 – 19
31 dicembre: 11 – 1 della notte
1 gennaio: 10 – 19
2-3-4-5 gennaio: 9 – 20
6 gennaio: 9 – 19

⬇️ PREZZO BIGLIETTI ⬇️

L'Arlesiana (Van Gogh 1888) - Wikipedia
L’arlesiana (1888).

BIGLIETTI
(prezzi comprensivi di diritto di prenotazione)

Intero € 17,00
Ridotto € 14,00 studenti maggiorenni e universitari fino a 26 anni con tessera di riconoscimento, oltre i 65 anni, giornalisti con tesserino
Ridotto € 11,00 minorenni (6-17 anni)

BIGLIETTI CON VISITA GUIDATA
(prezzi comprensivi di diritto di prenotazione)

Intero € 24,00
Ridotto € 21,00 studenti maggiorenni e universitari fino a 26 anni con tessera di riconoscimento, oltre i 65 anni, giornalisti con tesserino
Ridotto € 18,00 minorenni (6-17 anni)

Per i titolari di biglietto gratuito (bambini fino a 5 anni compiuti – accompagnatore di persone non abili) la visita guidata resta a pagamento (€ 7).

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

VIAGGIO IN PERÙ🌎: LA MISTERIOSA SCOMPARSA DELLA CIVILTÀ NAZCA

La civiltà Nazca apparì per la prima volta intorno al 100 d.C. in Perù, nella Parte meridionale del Paese. Sulle sponde del fiume Aja nacque Cahuachi, la città capitale. Si presuppone che tale civiltà scomparve nel VI sec. d.C.

Notevoli sono stati in questa zona i ritrovamenti di ceramica policroma che si fanno risalire ai Nazca con figure di uomini, animali, piante ecc. Alcune raffigurazioni propongono uomini mutilati, come a voler testimoniare l’abitudine nell’esecuzione di sacrifici umani.

L’area in cui nacque la civiltà Nazca.

Ma le testimonianze principali lasciate dalla civiltà Nazca sono sicuramente le cosiddette linee di Nazca, ovvero dei  solchi tracciati sul terreno del deserto della zona di riferimento, su cui emerge un altopiano arido che si estende per una ottantina di chilometri tra le città di Nazca e di Palpa, ancora più a sud del Paese.

Le oltre 13.000 linee vanno a formare più di 800 disegni, che includono i profili stilizzati di animali comuni nell’area (la balena, il pappagallo, la lucertola lunga più di 180 metri, il colibrì, il condor e l’enorme ragno lungo circa 45 metri).

Il mistero delle linee di Nazca, cosa c'è sotto?

Si ritiene che i geoglifi siano stati tracciati durante il periodo di maggior fioritura della Civiltà Nazca, tra il 300 a.C. ed il 500 d.C. da parte della popolazione che abitava la zona.

La fine della civiltà:

Secondo una ricerca pubblicata nel 2009 sul Latin American Antiquity da alcuni studiosi inglesi, l’antica civiltà Nazca cadde letteralmente a causa di una deforestazione.

La distruzione delle foreste a favore dell’agricoltura espose infatti il paesaggio all’erosione del vento e alle inondazioni. Insomma il clima non rese più possibile una tenore di vita qualitativamente elevato alla popolazione.

Tutt’ora questa è l’ipotesi, divenuta tesi, che va per la maggiore; del resto solo gli effetti della natura potevano arrestare una civiltà così prolifica.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

GALILEO GALILEI: L’ITALIANO CHE RIVOLUZIONÒ LA SCIENZA

Per quasi due millenni nessuno si era azzardato a discutere il pensiero di Aristotele secondo cui il moto dei corpi è determinato dalla loro natura, per cui un oggetto pesante cade per esempio più velocemente di uno leggero. Invece Galileo Galilei ebbe questo coraggio, dimostrando che, nel vuoto, una palla di cannone e una piuma, lanciate alla medesima altezza e nello stesso momento avrebbero toccato il suolo contemporaneamente

Galileo Galilei (15 febbraio 1564, Pisa – 8 gennaio 1642, Arcetri).

Ma l’invenzione più importante attribuita al genio pisano risulta essere il telescopio, che non era nient’altro che un cannocchiale, sviluppato anni prima da alcuni ottici olandesi. L’innovazione apportata da Galileo è che egli puntò il cannocchiale verso il cielo, inaugurando il metodo scientifico moderno, che all’osservazione dei fenomeni aggiunge anche esperimenti che mettono alla prova le credenze comuni dell’uomo.

Processo a Galileo.

Galileo ha continuato a svelare i misteri legati all’universo, studiando le macchie solari, i crateri sulla luna e la distanza delle stelle. Tuttavia il suo apporto più significativo alla scienza risiede nell’aver dimostrato ciò che aveva teorizzato Copernico ovvero che il Sole è immobile e i pianeti ruotano attorno ad esso. Questa teoria eliocentrica tuttavia metteva in discussione uno dei dogmi della Chiesa e così i tribunali dell’Inquisizione costrinsero Galileo ad abiurare, cioè a rinnegare le proprie teorie. 

Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo. CLICCA QUI

CLICCA QUI PER VEDERE IL LIBRO

Secondo la leggenda, uscendo dal tribunale, lo studioso, rimuginando sulla teoria che aveva appena disconosciuto, disse la famosa frase: “E Pur si muove!“, dimostrando che l’inquisitore aveva sì piegato l’uomo, ma non lo scienziato.

Rosa Araneo per L’isola di Omero

LA TEMPESTA DI GIORGIONE: L’ENIGMA NELL’ARTE

I capolavori della storia dell’arte sono destinati a far parlare di sé anche per l’alone di mistero che li circonda. Quale oscuro segreto si cela dietro l’opera più famosa di Giorgione, la Tempesta? Il quesito ha appassionato, negli anni, numerosi studiosi che hanno tentato di risolvere l’arcano mistero. Cosa voleva rappresentare l’autore? Qual è il vero significato del dipinto? La ricerca della soluzione parte da lontano.

Sul finire dell’Ottocento furono smentite le voci che, da tempo, circolavano sul noto quadro. Si riteneva che, in quell’opera, il pittore avesse ritratto la moglie intenta ad allattare il figlio mentre un uomo, probabilmente egli stesso, vegliava sulla scena bucolica. Per questo motivo al quadro era stato attribuito il titolo La famiglia di Giorgione. Dal 1895 si sono susseguite continue ipotesi tutte autorevoli che hanno contribuito ad accrescerne l’importanza. 

La tempesta, il dettaglio ignorato > Artesplorando
La Tempesta, Giorgione (1502-03), Galleria dell’Accademia di Venezia.

Salvatore Settis, nel 1978, suggerisce che il dipinto raffiguri Adamo ed Eva con il piccolo Caino dopo la cacciata dal Paradiso terrestre da parte di Dio la cui presenza è indicata dal fulmine nel cielo. Un’altra ipotesi, avanzata successivamente, è che sulla tela siano raffigurati Maria e Giuseppe in un momento di riposo durante la loro fuga dall’Egitto. Un altro suggerimento è che il dipinto si basi sui “sette eroi contro Tebe” e che la giovane donna sia Issipile, che era la balia del figlio di Licurgo. Avendo chiesto di condurre l’assetato esercito Argivo all’acqua, posò il suo infante a terra, dove venne ucciso da un serpente. Capaneo, uno dei sette contro Tebe, più tardi si trovò presso le mura di Tebe e proclamò che Zeus stesso non poteva fermarlo dall’invadere la città. In risposta Zeus lo colpì con un fulmine. 

Sulla destra, c’è una donna nuda seduta su un panno bianco. Un lembo ne copre a stento le spalle, come una mantellina. Un piccolo arbusto ne copre parzialmente il pube e i fianchi. Se ne sta sola su di un prato. Difesa da una quinta arborea sta allattando un bambino. Più distante, alla sua sinistra, un uomo in piedi, in atteggiamento meditabondo. Sembra che i personaggi, divisi da un ruscelletto, non dialoghino tra loro. La donna indirizza lo sguardo verso lo spettatore. Ne attira l’attenzione con un’espressione fissa, stupita. L’uomo, anche se in apparenza si rivolge alla donna, è come preso dai suoi pensieri. Quasi non si curasse di ciò che sta accadendo. Alle spalle dell’uomo sono raffigurate quelle che sembrano rovine architettoniche. Più in risalto, due colonne di pietra di altezza diversa.

La tempesta di Giorgione: analisi
Il particolare della donna.

Sullo sfondo paesaggistico, un fiume fiancheggia una città con torri ed abitazioni comuni. La città è disabitata. Solamente un rosso uccello bianco se ne sta isolato come di guardia su un tetto spiovente che sovrasta una casa-torre. Il cielo minaccia un temporale e il bagliore di un fulmine squarcia le grigie nubi. Il paesaggio afferra la nostra attenzione. È dominante. È lunatico. È meraviglioso. 

La tempesta di Giorgione: analisi
Il cielo della Tempesta.

L’uomo e la donna nella pittura appaiono ignari della tempesta che infuria dietro di loro. Non sembrano essere in fuga dalla tempesta, né dirigersi verso di essa. Semplicemente, sono in un posto che non li coinvolge separati dalla linea del ponte in legno che taglia orizzontalmente il paesaggio in due. Loro ambiente immediato è calmo e tranquillo. Dove alcuni vedono la tempesta come la manifestazione della potenza e la vendetta di un Dio, altri vedono solo la forza della natura. La natura è indiscriminata, non giudica, non cerca di punirti. È in grado di distruggere, ma non è il caso di preoccuparsi per questo; è semplicemente il senso delle cose e nessun uomo può indurre un fulmine a non colpirlo con la preghiera, con la devozione o con qualsiasi altra azione analoga.

La natura può distruggere ugualmente case coloniche e templi e né l’uomo né gli dèi possono fermarla. Qualunque sia il messaggio, l’artista è l’unica anima che possa comprendere davvero completamente il suo lavoro e lasciare perplesso il pubblico è uno dei segreti di questo lavoro.

Alessia Amato per L’isola di Omero

LENTAMENTE MUORE…LA POESIA DI PABLO NERUDA

“Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,

ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,

chi non cambia la marca o colore dei vestiti,

chi non rischia,

chi non parla a chi non conosce.

Lentamente muore chi evita una passione,

chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i

piuttosto che un insieme di emozioni ;

emozioni che fanno brillare gli occhi,

quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso,

quelle che fanno battere il cuore

davanti agli errori ed ai sentimenti !

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,

chi è infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza per l’incertezza,

chi rinuncia ad inseguire un sogno,

chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,

chi non legge,

chi non ascolta musica,

chi non trova grazia e pace in sè stesso.

Lentamente muore chi distrugge l’amor proprio,

chi non si lascia aiutare,

chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,

chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,

chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,

ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di

gran lunga

maggiore

del semplice fatto di respirare !

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di

una splendida

felicità.”

“Pablo Neruda”

L’ESERCITO PERDUTO DI CAMBISE II DI PERSIA: I MISTERI DELL’ANTICO EGITTO

Col termine di Armata perduta di Cambise lo storico greco Erodoto indica un disastro militare occorso all’Impero Persiano nel 524 a.C., durante l’occupazione militare dell’Egitto antico guidata dal re Cambise II.

Erodoto si limita a riportare nella sua opera quanto appreso durante il suo viaggio in Egitto circa un’ottantina d’anni dopo il verificarsi dei fatti. Recentemente, alcune scoperte archeologiche nel Deserto Occidentale egiziano compiute dagli archeologi italiani Angelo e Alfredo Castiglioni sembrano confermare la versione dei fatti tramandata dallo storico greco.

Archeologia in lutto. È scomparso Alfredo Castiglioni, protagonista col  fratello Angelo di mezzo secolo di ricerche in Africa: esploratore,  archeologo, antropologo, etnologo, autore di libri, film, reportage |  archeologiavocidalpassato
Angelo (Milano, 18 marzo 1937) e Alfredo Castiglioni (Milano, 18 marzo 1937 – Gallarate, 14 febbraio 2016) sono due gemelli che hanno svolto ricerche in campo archeologico, antropologico e etnologico.

Al tempo in cui ci riferiamo l’Egitto dei faraoni aveva subito grandi sconfitte, ed era in una fase di contenimento e di rientro nei propri confini originari. In quest’ottica i Persiani cercarono di occupare le ambite zone per i traffici commerciali; la più preziosa era sicuramente l’Oasi di Siwa, presso i confini dell’odierna Libia.

Circa 80.000 uomini persiani si diressero verso l’Egitto, divisi in due armate. Una più piccola, di 30.000 unità, si diresse verso sud; una da 50.000 verso l’Oasi di Siwa.

L'oasi di Siwa, eden nel Sahara
Oasi di Siwa.

Mentre per la prima armata le fonti parlano di un’epidemia di malattie che fece decidere ai generali di tornare indietro verso Tebe, dei 50.000 diretti a occidente si sa che non seguirono la linea costiera; forse perché si pensava che gli egiziani gli avrebbero attesi proprio lì.

Sicuramente l’esercito seguì una delle due vie carovaniere principali, anche se erano strade molto rischiose. Si parla di circa 180 Km di sabbia senza oasi, con delle dune che cambiano in base ai venti. E proprio ad un vento caldo tipico della zona che alcuni storici fanno risalire la scomparsa dell’esercito, sepolto senza la possibilità di sopravvivere.

Questa teoria, che è quella principale, sembrerebbe essere avvalidata dai ritrovamenti di cui si è parlato all’inizio: dei segni in pietra con scritte persiane trovati lungo il tragitto, riportano la strada da non percorrere assolutamente.

Altre teorie ipotizzano che l’esercito avesse raggiunto Siwa e che fosse stato annientato dagli egiziani. In tal caso la prima ipotesi sarebbe stata inventata e resa reale per oscurare l’accaduto.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

“Cambiano cielo, non animo, coloro che corrono al di là del mare”.