Firenze: Musica e teatri a un euro per i giovani.

Il Comune di Firenze ha programmato un’iniziativa mirata ad avvicinare i più giovani alla cultura e alle arti. In particolare sono coinvolti i giovani con età compresa dai 18 ai 25 anni; essi, tutti i Venerdì, potranno fare accesso agli eventi del Maggio Musicale, ed al Teatro Verdi (in previsione degli spettacoli dell’Orchestra Toscana) al costo simbolico di 1,00 euro. Di seguito sono proposte entrambe le programmazioni.

Maggio Musicale Fiorentino

Venerdì 1 febbraio ore 20.00: M° Zarpellon (Ciclo Mozart) Teatro Goldoni
Venerdì 8 febbraio ore 15.30: Prova Antegenerale Cavalleria Rusticana/Un mari à la Porte
Venerdì 15 febbraio ore 20 : Prova d’insieme M° Chauhan
Venerdì 22 febbraio ore 20 : Madama Butterfly
Venerdì 1 marzo ore 20: Concerto M° Luisi Ciclo Mahler
Venerdì 8 marzo ore 20: Concerto M° Anna Rakitina
Venerdì 15 marzo ore 15.30: Prova Antegenerale La Clemenza di Tito
Venerdì 22 marzo ore 20: La Clemenza di Tito
Venerdì 5 aprile ore 20.00: La Leggenda dell’Olandese Volante

Orchestra della Toscana

giovedì 7 febbraio 2019 ore 21.00 | GIORDANO BELLINCAMPI direttore | PIETRO DE MARIA pianoforte
giovedì 14 febbraio 2019 ore 21.00 | EDUARDO STRAUSSER direttore | JAN LISIECKI pianoforte 
martedì 26 febbraio 2019 ore 21.00 | FEDERICO MARIA SARDELLI direttore | ERICA PICCOTTI violoncello
martedì 5 marzo 2019 ore 21.00 | Concerto di Carnevale DANIELE RUSTIONI direttore | FRANCESCA DEGO violino
giovedì 28 marzo 2019 ore 21.00 | NIKLAS BENJAMIN HOFFMANN direttore | ALEXANDER MALOFEEV pianoforte
giovedì 4 aprile 2019 ore 21.00 | MAXIME PASCAL direttore | PEPPE SERVILLO voce recitante
mercoledì 17 aprile 2019 ore 21.00 | Concerto di Pasqua MARKUS STENZ direttore | MICHELE MARELLI corno di bassetto
mercoledì 8 maggio 2019 ore 21.00 | MARIO BRUNELLO direttore e violoncello 
giovedì 16 maggio 2019 ore 21.00 | DANIELE RUSTIONI direttore | EDGAR MOREAU violoncello



LA NAVE FANTASMA DI MARY CELESTE: IL FITTO MISTERO SULL’EQUIPAGGIO

La Mary Celeste era un veliero canadese varato in Nuova Scozia nel 1861. Tale nome le venne assegnato solo nel 1869. L’imbarcazione fu trovata senza nessuno a bordo, alla deriva nell’Oceano Atlantico verso lo Stretto di Gibilterra nel 1872.

Cosa sia successo all’equipaggio è ancora oggi argomento di speculazione: vi sono varie teorie, dalla pirateria al maremoto, dall’ammutinamento ad una tromba d’aria. La Mary Celeste può essere considerata l’archetipo della nave fantasma.

Mary Celeste: il Mistero della Nave Fantasma il cui Equipaggio svanì nel  Nulla – Vanilla Magazine

Si è pensato che la nave fosse preda della sfortuna, poiché furono molte le disavventure:

Il suo primo capitano morì all’inizio del suo viaggio inaugurale; inoltre, nella stessa occasione, l’imbarcazione si scontrò con un’altra nave nella Manica.

Tuttavia, dopo questo esordio, il veliero ha avuto molti anni di gloria per i suoi proprietari, sino ad una tempesta nella Baia di Glace, nel 1869, sempre in Nuova Scozia.

La struttura nautica fu salvata e successivamente rivenduta ad una compagnia statunitense, che apportò notevoli cambiamenti, e che le diede anche il nome di Mary Celeste.

History's Mysteries Revealed: The Mary Celeste, the Spheres of Costa Rica,  and the Loch Ness Monster — Museum Center at 5ive Points

I fatti che hanno determinato la scomparsa dell’equipaggio del brigantino (questo è il nome della tipologia di nave) iniziano nel 1872, quando lo stesso partì per un viaggio in direzione Genova.

Il compito assegnato al capitano Benjamin Spooner Briggs, accompagnato tra l’altro dalla moglie e dalla figlia di due anni, era quello di trasportare una grossa quantità di alcool industriale contenuto in dei barili.

Benjamin Spooner Briggs (1835-1872) 

Alcuni studiosi sostengono che potrebbe esserci stato un litigio con la ciurma, desiderosa di impossessarsi del materiale trasportato, tale da aver potuto causare l’uccisione del capitano. Altri invece sostengono che potrebbe esserci stata una fuga dell’alcool sotto forma di vapore che avrebbe giustificato una eventuale fuga delle persone presenti sulla nave. Le scialuppe di salvataggio, infatti, non sono mai state trovate insieme ai resti del mezzo.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

IL GENIO DI MICHELANGELO E LE CAPPELLE MEDICEE

Le Cappelle Medicee, che si trovano dietro la Basilica di San Lorenzo, erano il luogo di sepoltura della famiglia Medici.

Oltre alla Cripta, fanno parte del complesso la Sagrestia Nuova che Michelangelo realizzò per ospitare le tombe di Lorenzo e Giuliano dei Medici, e la Cappella dei Principi, costruita a partire dall’inizio del Seicento come mausoleo della famiglia. 

La Sagrestia Nuova fu ideata da Michelangelo su un precedente impianto progettato da Giuliano da Sangallo, e fu voluta da Papa Leone X de’ Medici per accogliere le spoglie dei due magnifici, Lorenzo il Magnifico e suo fratello Giuliano, e dei duchi Giuliano duca di Nemours e Lorenzo duca di Urbino, rispettivamente figlio e nipote di Lorenzo il Magnifico.

Il Sepolcro di Lorenzo il Magnifico e del fratello Giuliano

Michelangelo iniziò i lavori nel 1520 e li portò avanti per 14 anni, fino alla sua partenza per Roma dove fu chiamato per costruire la Cupola di San Pietro. 

Per la realizzazione della Sagrestia Nuova, egli progettò un ambiente indipendente, simmetrico e speculare alla Sagrestia Vecchia; invece per le tombe, si decise di disporle addossate alle pareti con tombe singole per i duchi e doppie per i magnifici.

La Sagrestia Nuova

L’importanza della Sagrestia Nuova per il Rinascimento italiano risiede anche nella progettazione realizzata da un unico artista ed è per questo che l’ambiente si presenta come un integrato di architettura, scultura e decorazione in cui la luce svolge il ruolo di legame. Infatti, con l’apertura delle finestre nella parte alta della Sagrestia, Michelangelo ha permesso la produzione di due tipi di luce di cui una più costante, mentre l’altra cambia in modo evidente col trascorrere delle ore e a seconda del variare delle stagioni.

E così l’epopea di una famiglia viene immortalata per sempre in questa magnifica sintesi di architettura e scultura, due momenti che Michelangelo visse in un’indissolubile unità.

Rosa Araneo per L’isola di Omero

CORRIMANO ARTISTICO: LE BELLEZZE DI NAPOLI PER I NON VEDENTI

Già da qualche anno i panorami che si possono ammirare da Castel Sant’Elmo, Napoli, sono visibili anche ai non vedenti. Merito di un’opera geniale realizzata dall’artista Paolo Puddu, diplomato all’Accademia di Belle Arti di Napoli.

A Castel Sant'Elmo un corrimano artistico svela ai non vedenti le bellezze  di Napoli - La Città News
Il corrimano artistico in primo piano.

Puddu ha creato un corrimano che riporta, tramite l’uso della scrittura Braille, una descrizione della rara bellezza dei luoghi circostanti. Il progetto si chiama Follow the shape, Segui la forma, e si propone l’obiettivo di avvicinare il pubblico dei non vedenti alle bellezze di Napoli, toccando ed entrando in contatto con questo corrimano di acciaio inox.

Le parole riportate su di esso sono quelle del libro La terra e l’uomo(1947) di Giuseppe De Lorenzo, un percorso evocativo, più che descrittivo, che vuole aiutare i non vedenti a godere, in modo nuovo, della città e del panorama di Castel Sant’Elmo.

A Castel Sant'Elmo un corrimano artistico svela ai non vedenti le bellezze  di Napoli - GreenMe.it

L’opera è stata installata al posto del vecchio corrimano su volere del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo nell’ambito del Piano per l’Arte Contemporanea, con la collaborazione dell’Associazione Amici di Capodimonte.

L’opera permanente, che è del 2017, ha  vinto la quinta edizione del concorso “Un’opera per il castello”, incentrato sul tema dello sguardo altrove, “Uno sguardo altrove- Relazioni e incontri”.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

DELACROIX: IL PRINCIPALE ESPONENTE DEL ROMANTICISMO FRANCESE

Eugène Delacroix è considerato il massimo esponente del Romanticismo Francese, ovvero quel periodo che ha interessato gli artisti d’oltralpe nel corso dell’Ottocento.

Egli studiò da autodidatta ammirando i capolavori dei maggiori pittori italiani che si trovavano al Louvre; tra questi Michelangelo, Tiziano, Raffaello, e Giorgione.

Amante della cultura esotica, Delacroix preferiva sperimentare stili e generi diversi. La sua ricerca artistica comprendeva infatti soggetti storici, mitologici, letterari, paesaggi attraverso l’impiego di pittura ad olio, acquerello, murale, affresco e pastello.

Eugène Delacroix - Wikipedia
Eugène Delacroix (Charenton-Saint-Maurice, 26 aprile 1798 – Parigi, 13 agosto 1863).

Il suo stile era fondato sulla celebrazione del coloredel movimento e della drammaticità: poche pennellate, nervose, intense per coinvolgere e destare stupore nello spettatore.

Il pittore, inoltre, iniziò a sperimentare sulla tela la divisione dei colori, in particolare la loro esaltazione creata attraverso l’accostamento di tinte e toni diversi tra loro, come i colori primari puri con i loro complementari, secondo la teoria del contrasto luministico.

La libertà guida il popolo, Eugene Delacroix > Artesplorando
La libertà guida il popolo (1830) di Eugene Delacroix (Museo del Louvre).

Tra le sue opere più famose spiccano La libertà guida il popolo (1830), La morte di Sardanapalo (1827), Donne di Algeri nei loro appartamenti (1834), Il massacro di Scio (1824), e La Barca di Dante (1822).

Negli ultimi anni della sua vita, lo stile dell’artista mutò a seguito di un viaggio in Africa. Affascinato dalla luce e dall’autenticità dei luoghi, le raffigurazioni di paesaggi e donne esotiche saranno da questo momento una costante delle sue opere.

Eugène Delacroix si spense a Parigi il 13 agosto 1863, lasciando un’immensa produzione artistica che tutt’oggi compone alcune delle sale più importanti del Louvre.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

CONVERSIONE DI SAN PAOLO DI CARAVAGGIO: CONFRONTO TRA LE DUE VERSIONI

Roma, Luglio 1600. Monsignor Cerasi, tesoriere di Papa Clemente VIII, acquista una piccola cappella nella Chiesa di Santa Maria del Popolo e chiede a Michelangelo Merisi da Caravaggio la realizzazione di due quadri su tavola con la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo. Caravaggio è molto rapido nell’eseguire il lavoro, ma i lavori nella cappella sono in alto mare, cosicchè gli viene chiesto di tenere le due tavole nel suo studio. Sappiamo però che i due dipinti non furono mai appesi alle pareti cui erano destinati, al cui posto oggi si trovano altre due tele con lo stesso soggetto, che Caravaggio eseguì in sostituzione delle prime. 

Prima versione dell’opera.

Per quanto riguarda la Conversione di San Paolo, la prima versione è custodita dalla famiglia Odescalchi e si presenta molto legata alla tradizione cinquecentesca. 

Invece nella versione della Cappella Cerasi, a un primo sguardo, l’opera rappresenta una drammatica caduta da cavallo e la mole dell’animale è così prevalente che il dipinto, ha scritto ironicamente Roberto Longhi, potrebbe intitolarsi Conversione di un cavallo.

Confronto tra la prima versione (a sinistra) e la seconda (a destra).

L’assenza di azione, la staticità e il silenzio sono funzionali a rendere visibile l’incontro con Dio. Un Dio che è assente, ma solo in apparenza; sono gli occhi sigillati di Saulo a contemplarne la visione. Disarcionato, Saulo tiene le braccia spalancate, come ad accogliere qualcosa o qualcuno, ed è illuminato da una luce proveniente dall’alto, che accarezza il cavallo prima di arrivare a lui. E il cavallo assume un ruolo inedito: ancora ansimante, si pone di traverso, quasi a sbarrare il cammino al futuro apostolo. Un tempo, chi cavalcava, deteneva il potere; qui Saulo, disarcionato, è in balia del suo animale. 

E Caravaggio sembra volerci dire che è solo da questa prospettiva, apparentemente sfavorevole, che egli è pronto ad incontrare Dio.

Rosa Araneo per L’isola di Omero

LA CITTÀ SOMMERSA DI SHI CHENG: LA BELLEZZA VISITABILE CON LE IMMERSIONI

A volte delle bellezze il cui valore non è quantificabile sono nascoste nei posti più particolari e inaspettati. Questo è il caso di Shi Cheng.

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Il lago di Qiandao, la "vera" Atlantide moderna - Greenious
Lago Qiandao

Immersa nelle acque del Lago Qiandao, ai piedi del Monte Wu Shi, si trova un’antica città conosciuta come Shi Cheng (che in italiano sta per “Città del Leone”).

L’insediamento urbano fu costruito durante la Dinastia Han (25-200 d.C.) e fu istituito come contea nel 208 d.C. La città prese il nome dalla vicina montagna di Wu Shi (Five Lion), che ora è conosciuta come Isola di Wu Shi, anch’essa parzialmente sommersa dalle acque del lago.

Ma quello che non ci si può aspettare è che il Qiandao è un lago artificiale.

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La posizione geografica del Lago Qiandao.

Dai reperti rinvenuti si evince che Shi Cheng fu un antico centro politico ed economico. La città aveva una dimensione pari a circa sessantadue campi da calcio.

Secondo un’antica mappa, possedeva ben cinque porte d’accesso, invece delle tradizionali quattro. Ognuna era protetta da un’imponente torre. Inoltre comprendeva sei strade principali, finemente colmate da pietra e ciottoli, utilizzate per collegare ogni angolo della città.

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La nuova Atlantide è in Cina: città sommersa con templi e strade ...
Una suggestiva vista dal basso della città sommersa.

Le antiche strade erano decorate da archi commemorativi, che furono mantenuti e ben conservati, prima di essere immersi nelle acque nel 1959. In quell’anno il Governo decise di costruire una stazione idroelettrica, creando così un lago artificiale di grandi dimensioni che finì per coprire gli antichi resti.

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Shi Cheng rimase dimenticata per quarant’anni, fino al 2001 quando un funzionario responsabile del turismo locale, creò una discussione che permise di dar vita ad una nuova forma di intrattenimento sul lago con un club di immersione.

Ad oggi, infatti, le meraviglie ben conservate dell’antico centro cittadino sono visitabili per coloro che decidono di intraprendere un particolare tour in tenuta da sub.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Velázquez e las meninas: CAPOLAVORO ENIGMATICO DELLA PITTURA OCCIDENTALE

L’opera, la cui intitolazione deriva da un termine di origine portoghese che indica le damigelle d’onore, rappresenta un vasto ambiente dell’Alcazar di Madrid; la luce penetra da due finestre che
si aprono sulla parete di destra, raffigurata di taglio e in scorcio, e dalla porta aperta sul fondo; la parete di sinistra è invece occultata dalla grande tela in primo piano.

Nella stanza sono presenti dieci personaggi. Da sinistra a destra in primo piano: Velázquez stesso, accanto alla tela, con pennelli e tavolozza; donna Maria Augustina de Sarmiento, una delle damigelle d’onore; l’infanta Margherita; la seconda menina donna Isabel de Velasco; la nana Mari Bárbola e il nano Nicolás Pertusato, che sta appoggiando un piede sul dorso del cane accovacciato.


Più indietro, in atto di conversare, sono donna Marcela de Ulloa e un uomo, in abito nero. Oltre il riquadro della porta semiaperta, controluce su una breve scalinata, è il sovrintendente ai palazzi
reali José Nieto Velázquez, ben lontano dall’omonimo cognome del pittore.

Las Meninas, la magnum opus di Diego Velázquez
Las Meninas (1656), Diego Velázquez, Museo del Prado (Madrid).

Siamo immediatamente colpiti dalla direzione degli sguardi di molti dei personaggi rappresentati, tra i quali il pittore stesso, concentrati su un punto esterno al quadro. Velázquez si è raffigurato
nell’atteggiamento caratteristico del pittore che, allontanandosi dalla tela, osserva il modello per confrontarlo con l’immagine che sta dipingendo.

Ci sentiamo al centro di più sguardi, che tuttavia non possono essere diretti su di noi, dal momento che el pintor sta osservando il suo modello e l’Infanta appare in posa. Un’ipotesi è che si tratterebbe
di un autoritratto-ritratto allo specchio, teoria però invalidata dalla presenza di alcuni elementi presenti all’interno del quadro
.

Las Meninas (Velázquez) - Wikipedia
Diego Velázquez, rappresentatosi nel dipointo.

Sulla parete di fondo, al di sotto di due grandi tele in semioscurità, si nota un terzo riquadro, uno specchio in realtà, entro il quale si delineano, sotto una tenda purpurea, due figure, ossia i sovrani Filippo IV e Marianna. Verrebbe così risolto l’enigma degli sguardi ignoti.

Con una sorta di omaggio cortigiano, il pittore avrebbe contrapposto all’evidenza materiale della tela l’immagine sublimata dello specchio.

Di certo Las Meninas è un dipinto intenzionalmente ambiguo, che si offre allo spettatore come un quadro dalla lettura a diversi livelli. Difatti, può essere letto in primo luogo come un autoritratto, sia pure di carattere molto particolare e poi, come già detto in precedenza, anche come un insieme di ritratti. Certo, se l’intento principale era quello di un
elogio alla figura di Velázquez come pittore di corte, avrebbe potuto farlo in altra maniera ma, ricordiamo, che escludere del tutto l’immagine dei sovrani che, in questo stratagemma di giochi di specchi e riflessi, avrebbe comportato alla diminuzione del suo ruolo all’interno della corte stessa.


Che l’artista non fosse inconsapevole di tale rischio risulta dalla citazione dei due miti raffigurati nei due quadri della parete di fondo: due copie di Juan Bautista del Mazo della Favola di Aracne di Rubens e di Apollo e Pan di Jordaens, ammonimenti contro l’invidia degli dei nei confronti di quei mortali che peccano d’orgoglio con la loro abilità e ingegno.

Antonella Buttazzo per L’isola di Omero

LA STELE DI ROSETTA: LA GENESI DELL’EGITTOLOGIA

Il 15 luglio del 1799, nel villaggio egiziano di Rosetta (in arabo Rashid), il capitano Pierre-François Bouchard ufficiale dell’esercito napoleonico, nel corso dei lavori di riparazione della fortezza ottomana di Fort-Julien, trova una stele egizia che successivamente diventerà nota come Stele di Rosetta. Datata al 196 a.C., la stele è un decreto che sancisce, in onore del faraone Tolomeo V, l’indizione di pubblici festeggiamenti. Bouchard ne comprese subito l’importanza e così, in accordo con il generale Jacques François Menou, decise di trasferirla ad Alessandria, per metterla a disposizione degli studiosi.

Pierre-François Bouchard screenshots, images and pictures - Comic Vine
Pierre-François Bouchard (Orgelet, 29 aprile 1771 – Givet, 5 agosto 1822) .

Dopo essere stata dei francesi, la stele venne conquistata in battaglia dall’esercito inglese nel 1801 poiché anche loro erano interessati al controllo dell’Egitto. La Stele di Rosetta venne così portata in Inghilterra per poi essere donata, nel 1802, da re Giorgio III al British Museum di Londra, dove la si può trovare esposta ancora oggi. Nei primi tempi al British Museum le iscrizioni sulla pietra furono colorate in gesso bianco per facilitare la visione di ciò che c’era scritto a chi visitava il museo. Oggi, invece, la stele è stata riportata ai suoi colori naturali per poi essere chiusa in una grande teca di vetro.

La stele, in granito nero, è particolarmente interessante poiché il testo era riportato in egizio, in greco e in demotico. Questa era la grafia alternativa al geroglifico che veniva utilizzata soprattutto per comunicazioni di servizio che dovevano essere comprese da tutti. La conoscenza del geroglifico era, all’epoca, appannaggio dei ceti più abbienti della popolazione.

La stele è alta circa 114 centimetri nel suo punto più alto, larga circa 72 centimetri e spessa 27 centimetri. Il suo peso è di circa 760 chilogrammi. Per quanto riguarda la sua traduzione, fu il dottore inglese Thomas Young a intuire che il cartiglio nel testo geroglifico conteneva il nome del sovrano ed era riportato nella stessa maniera nel testo greco. Il contributo più importante alla traduzione, però, è stato dato dal francese Jean-François Champollion che, grazie alla sua conoscenza della lingua copta, ha ottenuto preziosissime informazioni sulla traduzione della stele. Lo studioso, pur non avendo mai visto l’originale, scoprì molto grazie alla copia conservata nel Museo egizio di Torino dopo ben 20 anni di lavoro.

La Campagna d'Egitto di Napoleone e la Stele di Rosetta – Il Punto  Quotidiano
La Stele di Rosetta.

Tra le grandi intuizioni di Champollion, egli comprese che le tre grafie riportavano tutte lo stesso testo, tradusse il testo scritto in greco e quello di demotico e comprese che i geroglifici avevano un valore ideografico e fonetico che nel corso del tempo era andato perduto. Alla fine di questo mastodontico lavoro decise anche di creare una grammatica dell’antico egizio e un dizionario geroglifico.

Cosa c’è scritto nella Stele di Rosetta? Come già accennato, si tratta di un decreto dei sacerdoti di Menfi datato 196 a.C. dedicato al faraone Tolomeo V Epifane. Nel testo sono riportate le gesta compiute dal faraone a favore del paese, le tasse che ha cancellato, la decisione conseguente dei sacerdoti di erigere in tutti i templi d’Egitto una statua in suo onore e la decisione che il decreto fosse pubblicato sulla stele nelle tre versioni presenti.

Per lo studio della Stele di Rosetta e dei geroglifici è stato utile anche l’Obelisco di Philae (isola sul Nilo, in Egitto), altro caso in cui uno stesso testo è stato scritto sia in greco antico sia in egizio geroglifico.

L’espressione “Stele di Rosetta” è usata anche per rappresentare una chiave fondamentale per il processo di decrittazione delle informazioni codificate, soprattutto quando un piccolo ma rappresentativo campione, viene riconosciuto come la chiave per la comprensione di uno più grande.

Forse il suo uso più importante e di primo piano nella letteratura scientifica è stato fatto dal premio Nobel Theodor Hänsch che ha affermato <<lo spettro degli atomi di idrogeno ha dimostrato di essere la pietra di Rosetta della fisica moderna: una volta che questo schema di linee sarà decifrato, anche molte altre cose potrebbero essere capite>>. Da allora il termine è stato ampiamente utilizzato in molti altri contesti (chimica, genetica, botanica astronomia, medicina).

Alessia Amato per L’isola di Omero

DRESDA: IL PITTORESCO ”MURO IMBUTO” DEL KUNSTHOFPASSAGE (video)

Dresda, capitale della Sassonia, è una città moderna situata a circa 200 Km da Berlino. Il suo quartiere più pittoresco, il Kunsthofpassage, ospita alcune abitazioni con delle facciate indiscutibilmente fuori dal comune.

La prima tra queste è il Funnel Wall, che tradotto in italiano vuol dire ”Muro imbuto”.

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Kunsthofpassage: dal palazzo che suona al cortile degli animali ...
Funnel Wall a Dresda.

Si tratta di un palazzo azzurro composto da diversi imbuti installati sulla facciata. Alcuni di essi sono stati creati a forma di strumenti musicali; in particolare assumono la forma di trombe.

Quando piove, l’acqua entra dentro le cavità delle tubazioni permettendo alla gente di passaggio di poter ascoltare un’insolita melodia.

L’installazione trasforma il monotono battere della pioggia in un armonioso e rilassante concerto.

Per ascoltate la melodia tramite video CLICCA QUI.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

L’ARTE DECORATIVA PERSIANA, IL FASCINO DELL’IRAN

L’arte persiana, che trova nell’Iran il suo spazio fisico d’interesse, rappresenta un patrimonio immenso per la bellezza che ha lasciato in vari campi: dall’architettura, alla pittura,  passando per la tessitura, la ceramica, la calligrafia, sino ad arrivare alla lavorazione dei metalli e alla scultura.

In particolare, lo stile islamico-persiano delle decorazioni è denso, e presenta delle forme geometricamente eleganti ed armoniose. I motivi raffigurati derivano da piante e spesso anche da animali, che sono rappresentati in una scala molto più piccola degli elementi che li circondano.

Sotto la dinastia safavide, nel 16 ° secolo, questo stile è stato utilizzato in una vasta gamma di supporti, e diffusa dagli artisti di corte dello Scià.

Meridiani guarda al mondo con occhi curiosi. E più che descriverlo, lo interroga lasciando che siano i luoghi a raccontarsi attraverso la natura, i monumenti, i paesaggi urbani, i volti e le storie della gente, le espressioni artistiche e culturali, la moda e lo sport. Clicca Qui.

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La decorazione a muqarnas degli edifici:

La soluzione decorativa a muqarnas è uno degli elementi ornamentali importanti dell’architettura che viene utilizzato per abbellire edifici iraniani, in particolare le moschee e i mausolei. Le muqarnas assomigliano molto al nido delle api.

Muqarnas - Wikipedia
Lo stile muqarnas, è visibilissimo nella decorazione dell’ingresso dell’ edificio iraniano posto nell’immagine.

Osservando le forme naturali delle stallattiti di ghiaccio e di calcio all’interno delle grotte dell’Iran, scopriamo che molto probabilmente i primi artisti di questa tecnica hanno avuto l’ispirazione artistica proprio da esse e l’hanno realizzata esattamente nelle facciate interne ed esterne degli edifici utilizzando il mattone, lo stucco o il cemento.

Le muqarnas di solito vengono create nelle superfici concave degli angoli sottostanti il soffitto; ma il luogo della collocazione di questo elemento decorativo può essere sopra le pareti, i soffitti, gli angoli, i portali ecc.

Volta in stile Muqarnas della Moschea Di Nasir Ol-Molk, Shiraz, Iran.

I tipi di muquarnas:

Le muqarnas dal punto di vista della forma sono di quattro tipi:

  1. Sporgenti: il materiale è lo stesso dell’edificio e sono composti con assoluta semplicità, senza alcun tipo di ornamento.

2. Sovrapposte: tralasciando i materiali impiegati principalmente nell’edificio, lo stucco, il mattone e la pietra, vengono utilizzate nelle superfici interne ed esterne dell’edificio e spesso sono disposte in qualche fila in ordini sovrapposti da due fino a cinque.

3. Sospese: sono simili ai prismi calcarei penduli nelle grotte che generalmente vengono chiamate stallattiti , e spesso sono create unendo materiali diversi come: lo stucco, la ceramica, le piastrelle ecc.. alle superfici concave interne dell’edificio. Sono tanto particolari da sembrare sospese.

4. A nido d’ape: sono simili al nido d’ape e nel complesso sono piccoli alveari disposti l’uno sull’altro, questo tipo dal punto di vista della forma apparentemente è simile alle muqarnas sospese.    

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

“Cambiano cielo, non animo, coloro che corrono al di là del mare”.