Firenze: Musica e teatri a un euro per i giovani.

Il Comune di Firenze ha programmato un’iniziativa mirata ad avvicinare i più giovani alla cultura e alle arti. In particolare sono coinvolti i giovani con età compresa dai 18 ai 25 anni; essi, tutti i Venerdì, potranno fare accesso agli eventi del Maggio Musicale, ed al Teatro Verdi (in previsione degli spettacoli dell’Orchestra Toscana) al costo simbolico di 1,00 euro. Di seguito sono proposte entrambe le programmazioni.

Maggio Musicale Fiorentino

Venerdì 1 febbraio ore 20.00: M° Zarpellon (Ciclo Mozart) Teatro Goldoni
Venerdì 8 febbraio ore 15.30: Prova Antegenerale Cavalleria Rusticana/Un mari à la Porte
Venerdì 15 febbraio ore 20 : Prova d’insieme M° Chauhan
Venerdì 22 febbraio ore 20 : Madama Butterfly
Venerdì 1 marzo ore 20: Concerto M° Luisi Ciclo Mahler
Venerdì 8 marzo ore 20: Concerto M° Anna Rakitina
Venerdì 15 marzo ore 15.30: Prova Antegenerale La Clemenza di Tito
Venerdì 22 marzo ore 20: La Clemenza di Tito
Venerdì 5 aprile ore 20.00: La Leggenda dell’Olandese Volante

Orchestra della Toscana

giovedì 7 febbraio 2019 ore 21.00 | GIORDANO BELLINCAMPI direttore | PIETRO DE MARIA pianoforte
giovedì 14 febbraio 2019 ore 21.00 | EDUARDO STRAUSSER direttore | JAN LISIECKI pianoforte 
martedì 26 febbraio 2019 ore 21.00 | FEDERICO MARIA SARDELLI direttore | ERICA PICCOTTI violoncello
martedì 5 marzo 2019 ore 21.00 | Concerto di Carnevale DANIELE RUSTIONI direttore | FRANCESCA DEGO violino
giovedì 28 marzo 2019 ore 21.00 | NIKLAS BENJAMIN HOFFMANN direttore | ALEXANDER MALOFEEV pianoforte
giovedì 4 aprile 2019 ore 21.00 | MAXIME PASCAL direttore | PEPPE SERVILLO voce recitante
mercoledì 17 aprile 2019 ore 21.00 | Concerto di Pasqua MARKUS STENZ direttore | MICHELE MARELLI corno di bassetto
mercoledì 8 maggio 2019 ore 21.00 | MARIO BRUNELLO direttore e violoncello 
giovedì 16 maggio 2019 ore 21.00 | DANIELE RUSTIONI direttore | EDGAR MOREAU violoncello



L’Oracolo di Delfi: lo splendore e il fascino del mondo greco

Secondo la tradizione, Delfi era esattamente al centro del globo terrestre, ma non fu la sua posizione a conferirle notorietà: la città infatti ospitò l’oracolo più influente del mondo greco ovvero l’Oracolo di Apollo.

Situato sulle pendici del monte Parnaso, l’Oracolo di Delfi traeva origine dall’uccisione del serpente Pitone, posto a guardia di una fonte sacra, da parte di Apollo. Secondo il mito, il dio insediò il santuario pitico e ordinò che una vergine, la Pizia, proferisse gli oracoli ispirata dal soffio divino.

In origine la Pizia era una giovane vergine nativa del paese, ma in seguito per ricoprire questo ruolo fu scelta una donna di età più avanzata, che viveva all’interno del santuario e doveva osservare una rigorosa castità.

La Pizia

La Pizia si sottoponeva ad un cerimoniale preparatorio prima di proferire il responso del dio Apollo: beveva acqua della fonte Cassiotis, masticava alcune foglie di lauro e assorbiva i vapori che salivano da alcune fenditure del terreno e che le procuravano uno stato di trance.

I suoni più o meno intellegibili che uscivano dalla sua bocca venivano riformulati dai sacerdoti e ne traevano un responso formulato con parole ambigue: il rischio di essere smentiti dai fatti poteva compromettere definitivamente il prestigio della Pizia, pertanto eventuali responsi sbagliati erano attribuiti all’incapacità di comprendere, piuttosto che a quella di prevedere.

Iniziò così la grande storia di Delfi e del suo Oracolo, meta di pellegrini che giungevano lì da ogni angolo del mondo antico per ricevere il vaticinio della sacerdotessa.

Omphalos, pietra che indica Delfi come ombelico del mondo

Ma col passare del tempo, l’Oracolo perse la sua divina imparzialità e così l’indipendenza del santuario venne mortificata dal dominio politico e militare delle varie potenze egemoniche.

 Rosa Araneo per L’isola di Omero

LA REGGIA DI VERSAILLES: IL TESTAMENTO SPIRITUALE DI LUIGI XIV

La reggia di Versailles è una delle opere architettoniche più affascinanti e maestose visitabili nei dintorni di Parigi. Situata a 20 km dalla capitale, nella città di Versailles della regione dell’Ile-de-France ubicata più precisamente 19 km a sud-ovest di Parigi, nel dipartimento degli Yvelines di cui costituisce il capoluogo. È stata dichiarata, insieme al suo maestoso parco, patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1979 e questo dovrebbe far intuire quanto la fama di splendida attrazione da visitare, quando ci si reca in vacanza a Parigi, sia più che meritata trattandosi di uno tra i più bei palazzi del mondo. 

File:Cour de Marbre du Château de Versailles October 5, 2011.jpg ...
Palazzo di Versailles.

La grandiosità della reggia di Versailles può anche essere dedotta dall’entità del personale che ci lavora, con varie mansioni: si contano ben 900 dipendenti dell’Ente pubblico incaricato della gestione del complesso architettonico con 400 guardie addette a sorvegliare un patrimonio artistico senza pari. 

La sua storia ha, come protagonista principale, il sovrano francese Luigi XIV – noto come il Re sole – che si interessò agli ingenti lavori di ampliamento e di ammodernamento che la riguardarono durante il suo regno, a partire dal 1661 e, dopo essere rimasto colpito appena tredicenne, dal castello di Versailles nel 1651 edificato su commissione da suo padre Luigi XIII per dimorare fuori Parigi durante le occasioni di caccia. La struttura moderna che Luigi XIV si trovò davanti agli occhi, da bambino, era diversa dalle vecchie residenze reali nelle quali egli aveva vissuto: quelle del Louvre, del Palais-Royal e delle Tuileries, fatiscenti in confronto ed ubicate nella capitale in cui il re non si sentiva molto a suo agio, troppo vicino al popolo rumoroso e poco amato e dove temeva che si annidassero traditori e possibili congiure. 

Luigi Xiv - Lessons - Tes Teach
Luigi XIV.

La Reggia di Versailles fu dimora dei sovrani francesi Luigi XIV, Luigi XV e Luigi XVI, ma non solo: fu anche luogo di incontro per la firma di importanti trattati quali quello che sancì l’indipendenza degli Stati Uniti nel 1783, quello che sancì l’unificazione del Secondo Reich nel 1871 e quello che sancì la fine della Prima Guerra Mondiale nel 1919, il noto Trattato di Versailles. La reggia fu anche sede militare strategica dell’esercito prussiano nel 1870, nel periodo della guerra franco-prussiana e fu teatro di un attentato da parte dei nazionalisti bretoni, nel 1978.

Nonostante il disappunto di diversi personaggi francesi del periodo, quali l’abile economista Jean-Baptiste Colbert, Luigi XIV concentrò la sua attenzione su Versailles come punto di riferimento per una dimora secondaria, alternativa a quella ufficiale, rimasta inizialmente al Louvre, su un luogo a lui molto caro, da utilizzare in special modo per dare feste e divertirsi. Il sovrano spese moltissimi soldi per rendere la reggia di Versailles sempre più grande e bella, suscitando così lamentele non solo per motivi economici ma anche per la mancanza di opportunità nel preferire un luogo periferico come Versailles, ritenuto da molti triste ed isolato, a quello centrale e signorile del Louvre. Luigi XIV manifestò l’intenzione di trasferirsi definitivamente a Versailles nel 1677. Visse in questa dimora con la sua corte, trasferitasi ufficialmente nel 1682, seguendo inizialmente una etichetta molto rigorosa ed articolata, che prevedeva svariati comportamenti formali del re e dei suoi cortigiani in maniera diversa. Le occasioni nelle quali tanta solennità veniva ostentata erano non solo quelle di feste e ricevimenti di ambasciatori, di nobili, di dame ecc. ma anche quelle della normale routine quotidiana.

La Galleria degli Specchi - La Reggia di Versailles
Galleria degli specchi.

Una delle sale più suggestive della reggia è la galleria degli Specchi, che risplende nella luce riflessa dai suoi tanti specchi e nella bellezza dei suoi stucchi e delle pitture di Le Brun. La grande Galleria esprime nella sua ricchezza il successo politico, economico ed artistico della Francia. Essa veniva utilizzata quotidianamente come luogo di passaggio, di attesa e di incontro ed era frequentata da cortigiani e da visitatori. 

La vita quotidiana a Versailles nei secoli XVII e XVIII: Rituali, intrighi, feste nella grande reggia di [Jacques Levron]
Con il suo libro, Jacques Levron ci offre un resoconto accuratissimo con cui scoprire le curiosa dell’epoca presso il rifugio francese. Clicca Qui.

Ordina a prezzo speciale il libro su ”La vita quotidiana a Versailles” cliccando QUI.

Il Grand Trianon è una lussuosa e raffinata “dépendance” del palazzo di Versailles che il re Sole fece edificare all’interno nel parco dall’architetto Hardouin Mansart nel 1687, come rifugio dall’opprimente vita di corte e dolce ritrovo con la signora di Montespan. Impossibile non cedere al fascino di questo edificio dalle proporzioni eleganti ed intime, un piccolo palazzo di marmo rosa e di porfiro circondato da incantevoli giardini. Il Piccolo Trianon era il luogo preferito da Maria Antonietta che vi trovava un’oasi di tranquillità in cui poter vivere una vita semplice e lontano dai fasti e dalla tirannide dell’etichetta. Questa reggia in miniatura fu voluta da Madame de Pompadour nel 1760 come luogo atto a “disannoiare il re”. Il palazzo fu edificato su progetto dell’architetto Ange-Jacques Gabriel che ne fece un capolavoro di sobrietà ed eleganza. Tuttavia, è lo spirito di Maria Antonietta a regnare da queste parti. Il palazzo, infatti, le fu donato da Luigi XVI per potervi condurre una vita appartata, lontana dalle obbligazioni di corte.

Vaux Le Vicomte | Verde e Paesaggio
Giardini di Versailles.

Infine, il grande parco che si estende alle spalle della reggia rappresenta una delle maggiori ricchezze di Versailles. Dalla finestra centrale della galleria degli specchi, si dispiega un panorama incantevole, che dai piedi del palazzo si estende a perdita d’occhio attraverso una lunga prospettiva impreziosita dal lavoro dell’architetto André Le Nôtre: fontane con sculture eleganti, giochi d’acqua, aiuole e canali. Particolarmente originale è stata la creazione del Grand Canal lungo 1670 metri, che fece da sfondo a numerose feste e che ospitò persino delle imbarcazioni. Dal 1669, infatti, Luigi XIV fece navigare sul canale scialuppe e vascelli in miniatura e nel 1674, la Serenissima inviò al re Sole due gondole e quattro gondolieri che furono alloggiati negli edifici alla testa del Canale, che da quel momento furono chiamati Piccola Venezia. I lavori di sistemazione dei giardini cominciarono contemporaneamente alla costruzione del palazzo e durarono per circa quarant’anni, si trattò di un’opera gigantesca che necessitò del lavoro di migliaia di persone.

Alessia Amato per L’isola di Omero

PANTHEON: LA MERAVIGLIA MEGLIO CONSERVATA DELL’ ANTICA ROMA

Il Pantheon di Agrippa, chiamato anche comunemente Pantheon, è l’edificio meglio conservato dell’antica Roma.

La sua costruzione è stata eseguita al tempo di Adriano, nel 126 dC. Assume il nome di Agrippa per esser stato realizzato dove in precedenza (nel 27 a.C.) fu edificata la struttura primigenia, costruita da Marco Agrippa e distrutta da un incendio nel 80 dC.

La facciata rettangolare nasconde un’enorme cupola con un diametro maggiore di quello della Basilica di San Pietro. Si compone di 16 colonne in granito di 14 metri di altezza, su cui si trova l’iscrizione “M.AGRIPPA.LFCOS.TERTIVM.FECIT”, che significa “Lo costruì Marco Agrippa, figlio di Lucio, nell’anno del suo terzo consolato”.

Pantheon di Agrippa - Orario, prezzo e ubicazione a Roma
La facciata con l’iscrizione su Agrippa.

Attualmente il Pantheon conserva ancora il suo pavimento in marmo originale e nelle cappelle interne, dove furono trovate le statue delle divinità, sono collocate delle cappelle con numerose opere d’arte.

A partire dal Rinascimento, tale struttura è stata utilizzata come sede dell’Accademia dei Virtuosi di Roma e come tomba di grandi italiani: tra i più famosi c’è sicuramente come Raffaello Sanzio di Urbino.

Pantheon, l'equilibrio difficile e necessario tra fede, turismo e ...
Il soffitto del Pantheon rappresenta la bellezza del suo interno.

Tra le curiosità odierne c’è da sottolineare che il Pantheon è un monumento storico, è ancora una chiesa dove si celebrano le messe e soprattutto i matrimoni.

La guida Lonely Planet sulle bellezze di Roma.

Ordina a prezzo speciale il libro ”Lonely Planet” su Roma, cliccando QUI.

Si tratta indubbiamente di uno dei monumenti più conosciuti di Roma. L’ingresso è gratuito, e per visitarlo è possibile unirsi ad una visita di gruppo oppure prenotarne una privata con cui ci si potrà abilitare anche al tour di Castel Sant’Angelo, facilmente raggiungibile a piedi.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

DONNA CHE PIANGE: L’INDAGINE PSICOLOGICA FEMMINILE DI PICASSO

Donna che piange di Pablo Picasso, conservato al Tate Modern di Londra, è il risultato di uno studio meticoloso dispiegato in sue numerose versioni, conclusosi poi, nel 1937, con quest’ultima e peculiare riproduzione che andremo ad analizzare.

Anzitutto, la protagonista dell’opera è Dora Maar, forse la più nota amante del pittore spagnolo, soggetto anche di altre tele degli anni ’30 e ’40, di stampo realistico e cubista. Basti pensare alla figura che sorregge la lampada al centro di Guernica o al ritratto, sempre del 1937, che la vede seduta su una sedia a braccioli.

Donna che piange di Picasso: analisi
Donna che piange, Pablo Picasso.

La raffigurazione di una donna mesta, nasce dall’intento dell’artista che vuole dare alla femminilità l’accezione di introspezione psicologica senza ricorrere alla mera superficialità figurativa della donna stessa. In un certo senso Picasso, vuole sottolineare l’identità psicologica della donna, spesso considerata solo una musa dalla bellezza superlativa, ignorandone la sfera emotiva, abitata da pensieri e da sentimenti, al pari degli uomini, se non più profondi.

”La mia vita con Picasso” è il libro scritto da Françoise Gilot, la pittrice che per quasi dieci anni condivise il mondo e la vita del grande artista, diventando la sua musa.

Ordina a prezzo speciale ”La mia vita con Picasso” di Françoise Gilot cliccando QUI.

La scomposizione cubista “spalma” sulla tela la rappresentazione del volto della Maar, rigato dalle lacrime, circoscritto dal cappello rosso con un fiore blu e dalle mani intente ad asciugare il pianto.

Nonostante la matrice cubista e i colori netti, decisi la figura non è deformata; piuttosto la composizione sembra richiamare alla mente alcuni lavori di Henri Matisse, tra i quali potremmo citare Donna col cappello del 1905 e il contemporaneo (a Picasso) Signora in blu del 1937.

Antonella Buttazzo per L’isola di Omero

MONT SAINT-MICHEL: L’AMORE RIUSCITO TRA UOMO E NATURA

Il Mont Saint-Michel è uno dei siti più visitati di tutta la Francia. Si trova lungo la costa settentrionale francese, nella regione della Bassa Normandia, al confine con la Bretagna.
Si tratta di un luogo incantato carico di storia millenaria e di leggende.


Grazie alla sua magnifica baia, al fascino del borgo medievale, alla maestosità dell’Abbazia e al meraviglioso spettacolo delle maree sigiziali, è conosciuto come la “Meraviglia dell’Occidente”.

Mont Saint-Michel en gros plan.jpg
Mont Saint-Michel visto oggi.

Per la sua magnificenza, dal 1979 fa parte dei Patrimoni mondiali dell’umanità dell’UNESCO.

Si tratta di uno dei pochi casi in cui lo spettacolo della natura e il lavoro dell’uomo si sono uniti perfettamente, sino a dar vita ad un’attrazione turistica e culturale che ogni anno attira moltissimi visitatori curiosi.

Vista del Mont Saint-Michel alla fine del X secolo (incisione del 1910 di Paul Gout).

La meravigliosità del luogo aumenta quando è possibile ammirare lo spettacolo visivo dell’alta marea. In questo caso, infatti, il perimetro che delimita i confini di Mont Saint-Michel viene a contatto con l’acqua fino ad assumere le sembianze di un isolotto.

Photos E-ticket for Abbey of Mont-Saint-Michel • Come to Paris
L’interno dell’Abbazia.

L’abbazia benedettina è l’elemento architettonico più caratteristico del sito. Essa fu edificata a partire dal X secolo con parti giustapposte che si sono sovrapposte le une alle altre negli stili che vanno dal carolingio al romanico al gotico flamboyant.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

PRERAFFAELLITI: IL MONDO ONIRICO E FIABESCO IN ETA’ VITTORIANA

La Confraternita dei Preraffaelliti era una corrente artistica formata da pittori britannici nel corso del periodo dell’Inghilterra Vittoriana (1837-1901).

 Le opere eseguite in questo contesto sono figlie di una pittura piena di colore, e di suggestive contaminazioni letterarie. Le pennellate lucenti, attraverso immagini nitide e particolareggiate, donano al mondo onirico e fiabesco una profonda realtà.

Ofelia: storia di una donna da Shakespeare a Millais - Lo Sbuffo
Ophelia (1851–1852), dipinto di John Everett Millais. 76 cm x 1,12 m,  Tate Gallery di Londra.

preraffaelliti fondano il loro movimento in contrapposizione alla Royal Academy inglese e alle canonizzazioni da essa imposte. La rottura con la tradizione porta a non dipingere più ritratti rispettosi, e all’esecuzione di panorami suggestivi ma distanti.

Il preraffaellismo parla all’anima, cerca di ritrovare nello spettatore lo stesso sguardo stupito di un bambino incantato davanti alle illustrazioni dei libri fiabeschi.

Tale cambiamento avvenne perché l’epoca vittoriana fu sicuramente un periodo di grandi contrasti e di mutamenti. Una fase di grande moralismo, di serietà, a cui si contrapponevano interessi bizzarri e fantasiosi; un periodo di luci e ombre, di contrasti sociali sempre più accentuati, di grandi scoperte e di nuove domande.

Maria Teresa Benedetti  propone un libro interessante sui Preraffaelliti. Clicca qui.

Ordina a prezzo speciale il libro sui Preraffaelliti cliccando qui.

I maggiori pittori preraffaelliti includono i tre fondatori del movimento: John Everett MillaisDante Gabriel Rossetti William Hunt. A questi si unirono successivamente Ford Madox BrownWilliam Trost Richards, William MorrisEdward Burne-Jones e  John William Waterhouse.

Perché il nome ”Preraffaelliti”?

I preraffaelliti non vogliono rompere solo con la tradizione scolastica inglese, ma a monte, con la tradizione rinascimentale che ha creato le basi per i canoni estetici moderni.

Lady Lilith - Wikipedia
Lady Lilith (1866–1868), Dante Gabriel Rossetti. Delaware Art Museum.

Il termine “preraffaelita” è un riferimento all’arte esistita prima di Raffaello Sanzio, pittore ritenuto ”colpevole” dagli esponenti di questo movimento di aver inquinato l’arte esaltando l’idealizzazione della natura e il sacrificio della realtà in nome della bellezza, e permesso gli sviluppi dell'”odiato” accademismo.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

I FORI IMPERIALI di ROMA: UNA BELLEZZA SENZA TEMPO

I Fori Imperiali di Roma rappresentano il centro nevralgico dell’attività politica della città antica. Nelle specifico sono composti da strutture ed edifici collocati insieme ad una serie di piazze monumentali edificate tra il 46 a.C. e il 113 d.C. Nella civiltà romana, il foro era il punto d’incontro ufficiale dei cittadini di tutti i territori della Repubblica e poi dell’Impero.

Foro di Cesare:

Tra queste strutture spicca il Foro di Cesare. Questa piazza, voluta da Giulio Cesare per motivi propagandistici, fu inaugurata nel 46 a.C. e terminata dall’imperatore Ottaviano Augusto. Cesare era tanto convinto dell’edificazione che acquistò in prima persona il terreno. La piazza presenta due portici sul lato est e ovest mentre in fondo troneggia il tempio dedicato a Venere Genitrice.

Foro di Cesare a Roma.jpg
Foro di Cesare.

Foro di Augusto:

Il Foro di Augusto, invece, fu realizzato per volere dell’imperatore Ottaviano Augusto, insieme al tempio di Marte Ultore (dal latino ”ultor” = vendicatore). Il tempio, inaugurato quaranta anni dopo, era stato promesso dall’imperatore in voto al dio in occasione della vittoria nella battaglia di Filippi (42 a.C.).

Forum Augustus.JPG
Foro di Augusto.

La pianta del foro è ortogonale; sul versante nord si ergeva il tempio di Marte, appoggiato ad un muro (ancora oggi visibile) che divideva il foro dal quartiere popolare della Suburra

Il foro è alternato da ampie esedre, destinate a ospitare le attività dei tribunali. Ad arricchire l’area vi erano statue ispirate alla storia di Roma, di alcuni personaggi importanti per l’origine della città come Enea e Romolo.

esedra nell'Enciclopedia Treccani
Esempio di esedra.

Tempio della pace:

Nel 75 d.C. tra il Foro di Augusto e quello di Cesare sorge il Tempio della Pace, un luogo a pianta quadrata con le sembianze di un giardino-museo, con vasche d’acqua e basamenti per le statue.

Tempio della Pace - Wikipedia
Tempio della Pace.

L’area, distrutta da un incendio, fu ricostruita durante l’epoca severiana (III sec. d.C.) per ospitare la Forma Urbis Severiana, una pianta di Roma antica incisa su lastre di marmo giunta a noi solo in parte.
Fu Domiziano a realizzare una piazza per unificare lo spazio rimasto libero tra il Tempio della Pace e i Fori di Cesare e di Augusto.

Una giornata nell'antica Roma: Vita quotidiana, segreti e curiosità (Oscar grandi bestsellers) di [Alberto Angela]
Alberto Angela racconta le bellezze della città eterna nel suo libro ”Roma – Vita quotidiana, segreti e curiosità” come solo lui sa fare. Clicca qui.

Ordina a prezzo speciale il libro di Alberto Angela su Roma cliccando qui.

L’imperatore non riuscì a inaugurare la propria opera: morì nel 96 d.C., lasciando il trono a Nerva. Nacque così il Foro di Nerva con annesso il tempio di Minerva, protettrice dell’imperatore.  Il foro prese inoltre l’attributo di “transitorio” per la sua funzione di passaggio.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

LA TOMBA DI TUTANKHAMON: LA SPLENDIDA SEPOLTURA DEL SOVRANO FANCIULLO

Nell’articolo troverai:

1. Chi era Tutankhamon?

2. Informazioni sulla tomba.

3. Come ci si arriva (da Il Cairo)?

1. Chi era Tutankhamon?

Tutankhamon è stato un faraone egizio appartenente alla XVIII dinastia, durante il periodo della storia egiziana noto come Nuovo Regno o talvolta come impero.  Egli infatti ha vissuto tra il 1341 a.C. e il gennaio/febbraio 1323 a.C. 

Quando salì al trono era giovanissimo, aveva circa 9 anni. Nel 1º o 2º anno di regno, Tutankhaton, sposò Ankhesepaaton, il cui nome stava a significare ”Che lei possa vivere per Aton, il dio Sole.

Al momento delle nozze, la sposa aveva 12 o 13 anni ed era figlia di Akhenaton, conosciuto come il faraone eretico che radicalizzò il suo credo nel dio-sole come forza creatrice dell’universo.

Tutankhamon. Il fanciullo (Fanucci Editore) di [Valery Esperian]
Valery Esperian, TUTANKHAMON – IL FANCIULLO. Morto giovane, a soli diciotto anni, e senza eredi, il Faraone fanciullo passerà alla storia per il suo regno prospero ma brevissimo, e per le ineguagliabili ricchezze della sua tomba, su cui ancora oggi aleggia una misteriosa e affascinante superstizione. Clicca qui.

Ordina a prezzo speciale il libro di Valery Esperian su TUTANKHAMON cliccando QUI.

2. La tomba:

La tomba di Tutankhamon è il luogo di sepoltura del giovane sovrano, situata nella Valle dei Re, ovvero la collocazione scelta per la conservazione dei corpi dei faraoni.

La sua scoperta avvenne il 4 novembre 1922 per merito dell’egittologo britannico Howard Carter. Al suo ritrovamento la struttura era praticamente intatta. Al suo interno c’era ancora la mummia del faraone, circondata da un ricco e luccicante corredo di oggetti funerari.

Alla scoperta della tomba di Tutankhamon
Immagine degli studi svolti in seguito alla scoperta della tomba.

Secondo le informazioni storiche, il faraone fanciullo morì a 18 anni, poco prima di compierne 19. Le analisi eseguite nel corso degli anni, insieme a quelle del DNA compiute nel 2009, hanno consentito di appurare che il sovrano soffriva di diverse malattie, alcune delle quali ereditarie, ma si è ritenuto che a nessuna di esse possa essere imputata la morte.

Politecnico: “Nessuna camera segreta nella tomba di Tutankhamon ...

Nel febbraio 2010 sulla rivista statunitense JAMA (Journal of the American Medical Association) sono stati pubblicati alcuni documenti secondo cui Tutankhamon era affetto dalla malattia di Köhler, a causa della quale era costretto a camminare appoggiandosi a un bastone. Nel corpo di Tutankhamon fu inoltre rilevata la presenza del parassita della malaria.

3. Come ci si arriva (da Il Cairo)?

Mappa dell’Egitto. In basso (in rosso) la collocazione della tomba. Nella parte in alto dell’immagine è facile visionare la posizione della capitale Il Cairo.

Partendo dalla capitale d’Egitto Il Cairo in direzione della Tomba bisogna sapere che non è possibile prendere mezzi pubblici su strada, come gli autobus, in quanto al momento non è previsto un servizio apposito.

Se si sceglie l’aereo, ci sono due voli diretti a settimana da Il Cairo a Luxor, per una durata di volo di 1 ora circa.

Con l’auto il tragitto è di 7 ore per una distanza da percorrere pari a 635 Km. Ripercorriamo di seguito i tratti salienti del percorso:

1. Prendi Asyuit Desert – Cairo Rd in direzione di Geish Rd a Asyut Desert.

2. Prendi ‫طريق الصعيد البحر الأحمر‬‎ e El Geesh – Souhag – Qena Rd in direzione di Al Hurghada – Qena/Qena – Safaga Rd/Strada 60M a Qena Desert

3. Segui Strada 60M e Qena – Luxor Rd in direzione di Rd Lead to Masaken Al Zelzal a Al Qarna Desert

4. Guida in direzione di Kings Valley Rd

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

BARCELLONA, PALAZZO DELLA MUSICA CATALANA: UN GIARDINO ARTIFICIALE

Il Palazzo della Musica Catalana di Barcellona, in lingua locale Palau de la Música Catalana”, è la sede dell’Orfeó Català, società corale della Catalogna.

Venne dichiarato Monumento Nazionale nel 1971, in quanto è un impressionante edificio, che non soltanto presenta un esterno affascinante, dotato di strani elementi architettonici, ma dispone anche di un interno sorprendente, con una magnifica sala dei concerti.

_______________________________

In basso troverai:

1. Breve descrizione stilistica.

2. Orari di apertura.

3. Prezzo d’ingresso.

4. Come arrivarci.

5. Luoghi vicini.

____________________________

1. Breve descrizione stilistica:

Il Palau de la Música Catalana, manifesto del modernismo
Il Palazzo visto dall’esterno

Sul portone posto sulla facciata principale vi è un doppio colonnato che sorregge una ricca e complessa serie di archi e balconcini. La decorazione delle colonne è a mosaico a motivi floreali non casuali: una precisa ricostruzione della flora catalana è infatti la costante di tutte le decorazioni.

All’interno, la sala concerti è rettangolare con disposizione dei posti a sedere semi ellittica ed ha una particolarità unica al mondo: ha un lucernario a goccia ed ampie vetrate laterali che ne permettono l’utilizzo anche in assenza di luce artificiale.

L’interno del Palazzo della Musica.

La composizione delle vetrate tende a fornire al visitatore l’impressione di trovarsi in un giardino artificiale, in cui il lucernario rappresenterebbe il sole.

Il lucernario sul del soffitto del Palazzo.

Diaro dalla Catalogna di Andrea Lapponi è il racconto, quasi quotidiano, di Barcellona e del suo referendum indipendentista. Della vita che si intreccia con la politica, la magistratura, gli arresti, le cariche della polizia, il Parlamento chiuso e il processo concluso nel 2019. Clicca qui.

2. Orari di apertura:

Tutti i giorni dalle 10:00 alle 15:30 (luglio e agosto fino alle 18:00).

3. Prezzo per l’ingresso:

Adulti: 20€
Studenti: 11€
Over 65: 16€
Bambini minori di 10 anni: ingresso gratuito.

Visita guidata del Palau de la Música Catalana: 20€

Mappa di Barcellona con il posizionamento del Palazzo della Musica Catalana.

4. Come arrivarci con i trasporti?

Metro: Urquinaona, linee 1 e 4.
Autobus: linee V15, V17 e 45.

5. Luoghi vicini:

La Cattedrale di Barcellona (373 m)Museo Frederic Marès (387 m)Museo Plaça del Rei MUHBA (397 m)Plaça de Catalunya (463 m)Museo Europeo d’Arte Moderna (501 m)

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

CIMABUE (1240-1302): L’ALBA DI UNA NUOVA ARTE ITALIANA

Colui che «tenne lo campo» nella pittura fiorentina del XIII secolo prima di Giotto, fu Cenni di Pepo, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Cimabue.

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/7/76/001_le_vite%2C_cimabue.jpg
Ritratto del Cimabue dalle Vite di Vasari.

Secondo le scarse notizie biografiche giunteci, egli nacque verso il 1240; lavorò, oltre che a Firenze, a Roma, ad Assisi, ad Arezzo e a Pisa, dove morì nel 1302, poco dopo l’esecuzione della figura di San Giovanni nel mosaico absidale del Duomo.

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/0/0c/Cimabue_001.jpg/800px-Cimabue_001.jpg
San Giovanni Evangelista, 1301-1302, mosaico (disegno), Pisa, Duomo.

Ispiratosi ai modelli bizantineggianti del tempo e particolarmente sensibile alla drammaticità di Giunta Pisano e al plasticismo di Coppo di Marcovaldo, egli sviluppò una figurazione dalle forme squadrate e grandiose, definite da contorni robusti e decisi, tali da suggerire valori di profondità e di rilievo.

Le opere più famose di Cimabue:

La Madonna di Santa Trìnita ora agli Uffizi, sorge al culmine di un trono fastoso, ai cui lati, sono disposti numerosi angeli; l’intera composizione appare sospesa sulle sottostanti arcatelle, quasi come fosse un’apparizione.

Il marcato disegno che ne delinea i contorni, sottolinea la presenza delle figure barbute e corrucciate dei Profeti, apparentemente compresse entro il ristretto spazio delle arcate presenti sotto la base del trono.

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/b/be/Cimabue_Trinita_Madonna.jpg/800px-Cimabue_Trinita_Madonna.jpg
Maestà di Santa Trinita, 1290-1300 circa, tempera e oro su tavola, 385×223 cm, Firenze, Uffizi.

Una simile affollata raffigurazione la troviamo anche negli affreschi del coro del transetto della Basilica di Assisi, decorati da Cimabue nel 1288 circa. Qui le scene degli Evangelisti delle storie della Passione, della vita della Vergine, di San Pietro, e delle Visioni dell’Apocalisse, appaiono purtroppo annerite e consunte a causa di un’alterazione chimica dei colori, coi valori di chiaroscuro invertiti (come nei negativi fotografici).

CIMABUE / LUCIANO Bellosi - EUR 49,00 | PicClick IT
Luciano Bellosi nel suo libro su Cimabue presenta il giovane pittore nel contesto storico, politico e culturale dell’Italia centrale e della Toscana dell’epoca e analizza, tra le altre, l’opera più antica di Cimabue giunta fino a noi: il “Crocifisso di San Domenico” ad Arezzo. Clicca qui.

Per acquistare il libro su Cimabue a prezzo speciale clicca qui.

Tuttavia, i particolari ancora leggibili attestano l’altezza e l’intensità dell’ispirazione di Cimabue, nella cui arte, come già anticipato, culminano in un grandioso connubio di solenni canoni ritmici dell’oriente bizantino e l’accentuato espressionismo drammatico dell’Occidente romanico.

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/9/91/Cimabue_016.jpg/1024px-Cimabue_016.jpg
Affreschi nella basilica superiore di San Francesco ad Assisi, scena della Crocifissione presente nella sezione dedicata all’Apocalisse, 1288-1292 circa.

Ogni modo, con la Crocifissione aretina della chiesa di San Domenico del 1270, Cimabue ruppe gli schemi bizantineggianti, rinnovando l’iconografia di Cristo morente, rendendolo più arcuato ed esasperandone il pittoricismo che interessa gli incarnati, sottolineando un vigore e una volumetria muscolare mai visti prima.

Certamente anche il Crocefisso fiorentino di Santa Croce, richiama quello aretino, ma la resa pittorica rappresenta nuovamente un’importante rivoluzione: l’assenza di pesanti pennellate, donano all’intera composizione un naturalismo commovente.

Crocifisso di Santa Croce - Wikipedia
Crocifisso di San Domenico, 1268-1271 circa, tempera e oro su tavola, 336×267 cm, Arezzo, chiesa di San Domenico

Crocefissi di Arezzo e S. Croce
Crocifisso di Santa Croce, 1275-1280 circa, tempera e oro su tavola, 448×390 cm, Firenze, Museo di Santa Croce.

Si può quindi evincere come Cimabue crei un passaggio dal mondo figurativo medievale ad un altro in cui prevalgono il disegno e il rilievo sui valori puramente cromatici. Egli pone le basi per l’insediamento delle radici della tradizione pittorica giottesca e fiorentina.

Antonella Buttazzo per L’isola di Omero

“Cambiano cielo, non animo, coloro che corrono al di là del mare”.