Firenze: Musica e teatri a un euro per i giovani.

Il Comune di Firenze ha programmato un’iniziativa mirata ad avvicinare i più giovani alla cultura e alle arti. In particolare sono coinvolti i giovani con età compresa dai 18 ai 25 anni; essi, tutti i Venerdì, potranno fare accesso agli eventi del Maggio Musicale, ed al Teatro Verdi (in previsione degli spettacoli dell’Orchestra Toscana) al costo simbolico di 1,00 euro. Di seguito sono proposte entrambe le programmazioni.

Maggio Musicale Fiorentino

Venerdì 1 febbraio ore 20.00: M° Zarpellon (Ciclo Mozart) Teatro Goldoni
Venerdì 8 febbraio ore 15.30: Prova Antegenerale Cavalleria Rusticana/Un mari à la Porte
Venerdì 15 febbraio ore 20 : Prova d’insieme M° Chauhan
Venerdì 22 febbraio ore 20 : Madama Butterfly
Venerdì 1 marzo ore 20: Concerto M° Luisi Ciclo Mahler
Venerdì 8 marzo ore 20: Concerto M° Anna Rakitina
Venerdì 15 marzo ore 15.30: Prova Antegenerale La Clemenza di Tito
Venerdì 22 marzo ore 20: La Clemenza di Tito
Venerdì 5 aprile ore 20.00: La Leggenda dell’Olandese Volante

Orchestra della Toscana

giovedì 7 febbraio 2019 ore 21.00 | GIORDANO BELLINCAMPI direttore | PIETRO DE MARIA pianoforte
giovedì 14 febbraio 2019 ore 21.00 | EDUARDO STRAUSSER direttore | JAN LISIECKI pianoforte 
martedì 26 febbraio 2019 ore 21.00 | FEDERICO MARIA SARDELLI direttore | ERICA PICCOTTI violoncello
martedì 5 marzo 2019 ore 21.00 | Concerto di Carnevale DANIELE RUSTIONI direttore | FRANCESCA DEGO violino
giovedì 28 marzo 2019 ore 21.00 | NIKLAS BENJAMIN HOFFMANN direttore | ALEXANDER MALOFEEV pianoforte
giovedì 4 aprile 2019 ore 21.00 | MAXIME PASCAL direttore | PEPPE SERVILLO voce recitante
mercoledì 17 aprile 2019 ore 21.00 | Concerto di Pasqua MARKUS STENZ direttore | MICHELE MARELLI corno di bassetto
mercoledì 8 maggio 2019 ore 21.00 | MARIO BRUNELLO direttore e violoncello 
giovedì 16 maggio 2019 ore 21.00 | DANIELE RUSTIONI direttore | EDGAR MOREAU violoncello



DRESDA: IL PITTORESCO ”MURO IMBUTO” DEL KUNSTHOFPASSAGE (video)

Dresda, capitale della Sassonia, è una città moderna situata a circa 200 Km da Berlino. Il suo quartiere più pittoresco, il Kunsthofpassage, ospita alcune abitazioni con delle facciate indiscutibilmente fuori dal comune.

La prima tra queste è il Funnel Wall, che tradotto in italiano vuol dire ”Muro imbuto”.

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Kunsthofpassage: dal palazzo che suona al cortile degli animali ...
Funnel Wall a Dresda.

Si tratta di un palazzo azzurro composto da diversi imbuti installati sulla facciata. Alcuni di essi sono stati creati a forma di strumenti musicali; in particolare assumono la forma di trombe.

Quando piove, l’acqua entra dentro le cavità delle tubazioni permettendo alla gente di passaggio di poter ascoltare un’insolita melodia.

L’installazione trasforma il monotono battere della pioggia in un armonioso e rilassante concerto.

Per ascoltate la melodia tramite video CLICCA QUI.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

L’ARTE DECORATIVA PERSIANA, IL FASCINO DELL’IRAN

L’arte persiana, che trova nell’Iran il suo spazio fisico d’interesse, rappresenta un patrimonio immenso per la bellezza che ha lasciato in vari campi: dall’architettura, alla pittura,  passando per la tessitura, la ceramica, la calligrafia, sino ad arrivare alla lavorazione dei metalli e alla scultura.

In particolare, lo stile islamico-persiano delle decorazioni è denso, e presenta delle forme geometricamente eleganti ed armoniose. I motivi raffigurati derivano da piante e spesso anche da animali, che sono rappresentati in una scala molto più piccola degli elementi che li circondano.

Sotto la dinastia safavide, nel 16 ° secolo, questo stile è stato utilizzato in una vasta gamma di supporti, e diffusa dagli artisti di corte dello Scià.

Meridiani guarda al mondo con occhi curiosi. E più che descriverlo, lo interroga lasciando che siano i luoghi a raccontarsi attraverso la natura, i monumenti, i paesaggi urbani, i volti e le storie della gente, le espressioni artistiche e culturali, la moda e lo sport. Clicca Qui.

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La decorazione a muqarnas degli edifici:

La soluzione decorativa a muqarnas è uno degli elementi ornamentali importanti dell’architettura che viene utilizzato per abbellire edifici iraniani, in particolare le moschee e i mausolei. Le muqarnas assomigliano molto al nido delle api.

Muqarnas - Wikipedia
Lo stile muqarnas, è visibilissimo nella decorazione dell’ingresso dell’ edificio iraniano posto nell’immagine.

Osservando le forme naturali delle stallattiti di ghiaccio e di calcio all’interno delle grotte dell’Iran, scopriamo che molto probabilmente i primi artisti di questa tecnica hanno avuto l’ispirazione artistica proprio da esse e l’hanno realizzata esattamente nelle facciate interne ed esterne degli edifici utilizzando il mattone, lo stucco o il cemento.

Le muqarnas di solito vengono create nelle superfici concave degli angoli sottostanti il soffitto; ma il luogo della collocazione di questo elemento decorativo può essere sopra le pareti, i soffitti, gli angoli, i portali ecc.

Volta in stile Muqarnas della Moschea Di Nasir Ol-Molk, Shiraz, Iran.

I tipi di muquarnas:

Le muqarnas dal punto di vista della forma sono di quattro tipi:

  1. Sporgenti: il materiale è lo stesso dell’edificio e sono composti con assoluta semplicità, senza alcun tipo di ornamento.

2. Sovrapposte: tralasciando i materiali impiegati principalmente nell’edificio, lo stucco, il mattone e la pietra, vengono utilizzate nelle superfici interne ed esterne dell’edificio e spesso sono disposte in qualche fila in ordini sovrapposti da due fino a cinque.

3. Sospese: sono simili ai prismi calcarei penduli nelle grotte che generalmente vengono chiamate stallattiti , e spesso sono create unendo materiali diversi come: lo stucco, la ceramica, le piastrelle ecc.. alle superfici concave interne dell’edificio. Sono tanto particolari da sembrare sospese.

4. A nido d’ape: sono simili al nido d’ape e nel complesso sono piccoli alveari disposti l’uno sull’altro, questo tipo dal punto di vista della forma apparentemente è simile alle muqarnas sospese.    

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Il Battistero di Parma: la rappresentazione esemplare del passaggio tra due stili

Nei pressi di Piazza Duomo, vicino alla Cattedrale di Santa Maria Assunta, sorge il Battistero di Parma, o Battistero di San Giovanni.

Le origini:

La struttura fu realizzata a partire dal 1196 da Benedetto Antelami, un architetto lombardo, come si evince dall’architrave del Portale Nord, dove egli stesso firmò la data di inizio dei lavori; essi terminarono presumibilmente intorno al 1270, in seguito alla consacrazione del Battistero. Altri dettagli, come i pinnacoli e alcuni archetti, videro la luce nei prima anni del 1300.

L’edificio è un misto di architettura gotica e romanica, rappresentando in modo esemplare il passaggio tra i due stili .

L’esterno:

Il Battistero ha una forma ottagonale, che simboleggia l’eternità. L’esterno è stato costruito in marmo rosa di Verona, e la superficie è decorata con uno schema molto articolato, fatto di pieni e vuoti che ritmano un effetto chiaroscurale.

La struttura è molto sviluppata in altezza, quasi come fosse una torre.

Piazza Duomo e il Battistero

I portali sono decorati da vari rilievi, tra i quali spiccano le lunette probabilmente create dallo stesso Antelami. Esse rappresentano l’Adorazione dei Magi, il Giudizio Universale e la Leggenda di Barlaam, tutti riconducibili alla salvezza mediante il battesimo, mentre all’interno le lunette degli stessi portali presentano altri episodi biblici, quali la Fuga in Egitto, la Presentazione al Tempio e Re Davide che suona l’arpa.

Al livello inferiore troviamo lo Zooforo, una serie di settantacinque formelle scolpite a bassorilievo dallo stesso architetto.

L’interno e la Cupola:

L’interno del Battistero.

All’interno l’edificio presenta presenta 16 arcate che vanno a formare delle nicchie, ognuna delle quali contiene un affresco dipinto tra il XIII ed il XIV, mentre la cupola rappresenta la parte più rilevante e costituisce un peculiare esempio di cupola ad ombrello: dall’apice nella chiave di volta si diramano sedici nervature disposte a raggiera.

La cupola è caratterizzata da cinque fasce: nella prima fascia le storie della vita di Abramo, nella seconda la storia di San Giovanni Battista, il Santo a cui è dedicato l’edificio, nella terza Gesù, Maria e San Giovanni Battista circondati da dodici figure di Re e Profeti, nella quarta gli Apostoli e gli Evangelisti, nella quinta le mura della Gerusalemme celeste, ed infine i cieli stellati del Paradiso, rosso come il colore dell’amore eterno.

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La cupola del Battistero.

Il Battistero è dedicato al rito del battesimo, per questo motivo al centro troviamo la doppia fonte battesimale, sempre di forma ottagonale.

Nella nicchia est, invece, è situato l’altare.

All’interno sono anche presenti alcune sculture in altorilievo conosciute come il Ciclo dei Mesi”, poiché rappresentano appunto i mesi e le stagioni dell’anno.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

Il Romanticismo in Italia: una nuova libertà tra arte e natura

Il Romanticismo, affermatosi all’inizio dell’Ottocento, si espanse in tutti i campi della cultura ed influenzò profondamente l’arte e la pittura.

Nel 1830, quando il Neoclassicismo stava gradualmente perdendo la propria influenza in tutta Europa, le nuove generazioni di artisti e letterati iniziarono la ricerca di qualcosa di nuovo ed innovativo. Il frutto di questa ricerca fu la delineazione di canoni e di peculiarità letterarie ed
artistiche, le quali, successivamente, portarono alla nascita del Romanticismo.

neoclassicismo - MAM-E
Amore e Psiche di Canova, un emblema del Neoclassicismo in arte.

In precedenza, le caratteristiche che stavano alla base del Neoclassicismo erano: raziocinio, controllo, perfezione geometrica e, soprattutto, imitazione degli antichi, i quali, secondo i neoclassici, avevano già raggiunto l’apice della perfezione con la loro arte.

Il Romanticismo fu l’espressione di una sensibilità nuova e molto diversa da quella che aveva dominato il Neoclassicismo. Se l’artista neoclassico era convinto che la perfezione dell’arte fosse già stata raggiunta dagli antichi, il romantico traeva ispirazione, invece, dal cupo e misterioso
mondo del Medioevo che fino a quel momento era stato considerato un periodo privo di importanza e prettamente negativo.

Il termine deriva proprio dall’aggettivo romance e roman che, nel francese antico e nello spagnolo, designavano le opere scritte nelle lingue romanze. L’aggettivo romantico ha poi assunto il significato di incline al sentimentalismo proprio collegandosi al movimento che nacque nella prima metà dell’Ottocento.

Il bacio di Francesco Hayez: amore e libertà - Arte Svelata
Il bacio di Hayez, emblema del Romanticismo in pittura.

L’arte romantica, infatti, si interessò soprattutto al mondo interiore, ai paesaggi suggestivi, alla dimensione del sogno. I temi più ricorrenti della pittura romantica furono la natura rappresentata nei momenti più insoliti ed emozionanti, le scene di storia nazionale, sia medievale sia
contemporanea, le raffigurazioni di antiche fiabe o racconti particolarmente drammatici.

Ogni paese in cui si manifestarono i lineamenti del Romanticismo sviluppò, a sua volta, delle varianti autonome ed individuali: ad esempio, il Romanticismo in Italia presentava delle caratteristiche fondamentalmente diverse da quello francese, inglese e tedesco.

Nello specifico, con il termine Romanticismo italiano si indicano il pensiero e le opere di una serie di autori attivi in Italia nel periodo tra il Congresso di Vienna e l’Unità d’Italia. Questo movimento nasce in piena continuità con il Romanticismo europeo, esaltandone in particolare i
caratteri patriottici e politici. La corrente romantica europea era una reazione all’arida poetica illuminista per proporre un ritorno ai valori religiosi, sentimentali e patriottici.

Aspetto curioso è che il Romanticismo italiano non condivise il realismo del Romanticismo francese e s’identificò soprattutto con il Risorgimento, il movimento dei patrioti che lottavano per la formazione di uno Stato unitario e indipendente dallo straniero.

Alessia Amato per L’isola di Omero

Botticelli e l’eterea femminilità nell’arte

Per quanto concerne la figurazione femminile, nessun pittore fiorentino del Quattrocento ha goduto di così larga fortuna e popolarità come Alessandro Filipepi, altresì noto con il soprannome di Botticelli (1445-1510).

Questo nome gli fu dato, anche in conseguenza di un’interpretazione piuttosto aleatoria della sua cifra pittorica. La peculiarità di quest’ultima, era una raffigurazione umana fragile e soave, dotata di un’aggraziata proporzione delle membra ma al contempo insidiate da un’intrigante mestizia.

Il pittore Sandro Botticelli

Per tale ragione, la critica recente ha riaffermato, proprio attraverso le figure femminili, i pregi e i valori formali dell’artista fiorentino, evidenziandone il particolare sentimento della linea, discostandosi dall’antica accusa di essersi configurato in una tardiva ripresa del decorativismo gotico, sviluppando invece, una sensibilità melodica del tutto nuova, antesignana della pittura fiorentina successiva.

Copertina del libro ”Botticelli” (2017), di Barbara Deimling . Clicca Qui.

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Nelle rappresentazioni femminili botticelliane, ritroviamo quindi un linguaggio dedito alla purezza stilistica. In esso, infatti, risuona in modo assoluto, come si è già detto, il melodico andamento della linea che, si associa amabilmente a uno svariato cromatismo dai tratti intensi ad altri più tenui, definendo l’atmosfera tipicamente mitica.

Così, l’intera composizione di figure e oggetti inanimati si avvolge di un equilibrio delicato, tra moto e stasi, per cui la visione che traspare è irreale e favolosa.

Tale trapasso è particolarmente importante, poiché presente ed evidente nelle opere più celebrate del Botticelli, quelle che elogiano la femminilità nell’effige della sua musa ispiratrice: Simonetta Vespucci, nobildonna italiana di origini genovesi.

Simonetta Vespucci

In lei, Botticelli vide l’incarnazione della perfezione, e la rese eterna nelle sue opere più celebrate, come la Primavera (1477-’78), la Nascita di Venere (1486), i vari ritratti che la vedono in mezzo busto con particolarissime acconciature (1475-1476 ca), la Madonna del Magnificat, la figura della Maddalena del Compianto sul Cristo morto, l’affresco delle Prove di Mosè col particolare delle figlie di Ietro (1481-‘82).

Potremmo quindi, definire la figura della Vespucci come l’unica e vera fonte che assume le sembianze carnali dell’esaltazione di un mondo ideale nel quale la Bellezza trionfa allorché la natura istintiva e sensuale si accompagna alle virtù morali, civili e religiose.

Antonella Buttazzo per L’isola di Omero

La Lippina di Fra Filippo: tra arte e scandalo

La deliziosa Madonna col bambino e angeli, realizzata da Fra Filippo Lippi nel 1465, costituì un modello per i giovani artisti, tanto da esser ribattezzata “Lippina”.

Madonna con bambino e angeli, Fra Filippo Lippi, 1495

Maria siede su un trono e contempla il figlio che protende le braccia verso di lei. La raffinatissima acconciatura con capelli
intrecciati a veli e ornati da una coroncina di perle, richiama quella delle nobildonne fiorentine del tempo. Maria ha un’espressione dolce e malinconica, presagendo il destino doloroso che attende
entrambi; sullo sfondo invece una finestra si apre su un vasto paesaggio marino, con rocce e vegetazione.

Alcuni dettagli dell’opera


Curiosità

Ma la notorietà di quest’opera è legata soprattutto a un evento particolare: Fra Filippo Lippi, qualche anno prima, venne incaricato di realizzare la pala raffigurante La Madonna che dà la cintola a San Tommaso e chiese alla Badessa del Convento una suora come modella.

La scelta ricadde su Lucrezia Buti, una splendida ventenne, costretta a farsi monaca insieme alla sorella a causa della povertà della famiglia. Tra i due scoccò la scintilla dell’amore, fuggirono dal convento e dalla loro unione nacque Filippino, futuro grande artista.

Salomè-Lucrezia Buti negli affreschi di Lippi a Prato

Nonostante la loro relazione fosse osteggiata dalla Curia, Lucrezia continuò ad essere la musa ispiratrice di suo marito: tant’è che il suo profilo incantevole e l’azzurro quasi trasparente dello sguardo della “Lippina” possono essere considerati un tributo di Fra Filippo alla bellezza della compagna.

Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del ‘400. Catalogo della mostra (Roma, 5 ottobre 2011-15 gennaio 2012). Ediz. illustrata (Italiano) Copertina rigida – 13 ottobre 2011. Clicca Qui.

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Tempo dopo, grazie all’intervento di Cosimo il Vecchio, la coppia ottenne dal pontefice la dispensa dai voti ecclesiastici e la possibilità di sposarsi, ma i due rimasero sempre una famiglia di fatto.


Secoli dopo, la bellezza immortale di Lucrezia fece breccia nel cuore di Gabriele D’Annunzio, il quale si recava spesso nel Duomo di Prato per ammirare gli affreschi raffiguranti la giovane donna e, come omaggio, le dedicò il suo unico testo autobiografico Il secondo amante di Lucrezia Buti.

Rosa Araneo per L’isola di Omero

L’ISOLA DI PASQUA: ENIGMATICA, SELVAGGIA E FUORI DAL MONDO

La storia:

L’Isola di Pasqua, chiamata anche Rapa Nui (letteralmente “grande isola/roccia“), si trova nell’Oceano Pacifico, al largo delle coste del Cile.

La data dei primi insediamenti rimane ancora un mistero, ma i primi segni di civiltà risalirebbero ad un periodo compreso tra l’800 e il 1200 d.C.

In origine gli abitanti si radunarono in piccoli villaggi lungo la costa, ed erano visti come un popolo avanzato culturalmente; infatti, avevano una propria forma di scrittura pittografica, chiamata rongo rongo.

La scoperta:

L’isola fu scoperta dal comandante olandese Jacobn Roggeven nella domenica di Pasqua del 1722.

L’isola di Pasqua vista dall’alto.

Ma fin dall’inizio della sua storia il contatto col mondo civilizzato non portò grande fortuna alla popolazione indigena, che venne decimata da alcune malattie sconosciute.

Attualmente, il centro abitato, Hanga Roa, conta una popolazione di poco più di 3000 abitanti e dispone di servizi di base, quali scuole ed un ospedale. L’economia è basata essenzialmente sul turismo e sulla pesca.

L’isola ha quattro vulcani: Poike, Rano Kau, Rano Raraku e Terevaka, e due spiaggie: Anakena e Ovahe, oltre a numerose carverne. Sporadicamente è possibile anche assistere ad alcuni fenomeni naturali, come delle grandi onde, che spazzano via la sabbia da Ovahe, e poi la riportano indietro.

Per chi ama praticare sport come trekking ed escursionismo è la meta ideale.

Il mistero dei Moai:

L’Isola di Pasqua è conosciuta, oltre che per i suoi siti archeologici, soprattutto per i Moai, grandi busti monolitici sparsi sull’isola (oltre 600); essi raggiungono un’altezza di oltre 12 metri e pesano 80 tonnellate ciascuno e si trovano su piattaforme cerimoniali chiamate Ahu.

I Moai presso l’Isola di Pasqua.

Le grandi teste rappresenterebbero i capì tribù morti, fungendo, quindi, da punto di contatto tra la popolazione e i defunti.

Le origini dei Moai sono incerte: da una parte c’è chi sostiene che gli antichi abitanti non avrebbero potuto mai realizzare opere così grandi e complesse, dall’altra addirittura chi ritiene che queste grandi teste siano opera degli alieni.

Copertina de ”L’Isola di Pasqua. I misteri del più grande enigma preistorico.” di Alfred Métraux. Clicca qui.

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Come raggiungere l’isola:

I punti di contatto con l’isola sono due: l’aeroporto internazionale di Mataveri, che è considerato il più remoto del mondo (si trova a 3.759 chilometri dall’aeroporto di Santiago del Cile) e Papeete, capoluogo della Polinesia francese, situato sulle coste dell’isola di Tahiti.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

LA GRECIA È LA PRIMA META DELL’ESTATE 2020

A causa dell’emergenza Coronavirus, che ha portato al lockdown nazionale per diversi mesi, molti viaggiatori italiani che non vogliono rinunciare alle vacanze estive stanno attualmente pensando a quali siano le mete più adatte in cui recarsi.

La Grecia rappresenta di gran lunga la prima scelta. Bisogna considerare, infatti, che i viaggi per le destinazioni che si trovano fuori dall’area schengen sono pressoché bloccati; il Paese ellenico sembra il più sicuro per chi è intenzionato a trascorrere delle piacevoli vacanze, nel rispetto delle misure di prevenzione.

Di seguito proponiamo alcune informazioni importanti per chi decide di viaggiare in questa direzione.

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Dove alloggiare a Rodi: le migliori città e zone dove dormire sull ...
Spiaggia di Rodi.

INFORMAZIONI PER I VIAGGIATORI:

Le Autorità Greche si riservano la possibilità di sottoporre i passeggeri in arrivo nel Paese balcanico a un test rinofaringeo (tampone), somministrato secondo criteri randomici (non noti a priori).

 Condizione indispensabile per accedere al Paese (via aereo, via terra, via nave) è la compilazione di un modulo online sul sito travel.gov.gr (gestito dalle Autorità Greche e non dall’Ambasciata Italiana); per mezzo di tale modulo i viaggiatori devono fornire informazioni sul luogo di provenienza, sulla durata dei soggiorni precedenti in altri paesi, e sull’indirizzo del proprio soggiorno in Grecia.

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Zante: come arrivare, come spostarsi e dove dormire - Grecia.info
Spiaggia di Zante.


I viaggiatori riceveranno un’e-mail di conferma al momento del completamento del modulo telematico e, in un secondo momento, otterranno il proprio codice Quick Response (QR), esattamente alla mezzanotte del giorno del loro arrivo previsto in Grecia.


Qualora si intenda arrivare in Grecia con un’imbarcazione privata è necessario compilare la Maritime Declaration of Healthe inviarla via mail alla competente Capitaneria di porto in Grecia. Per i recapiti delle Capitanerie di porto, è possibile consultare questo link.

CUORIOSITÀ:

Secondo alcuni viaggiatori che si sono recati in Grecia nei giorni scorsi, le Autorità preposte avrebbero effettuato maggiori controlli ai cittadini provenienti dal Nord Italia, riconoscibili dalle iniziali di un codice posto sotto il QR Code.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Edvard Munch: il pittore che dipinse la “Malinconia”

Il 12 dicembre 1863 a Løten, vicino Oslo, nasceva il pittore norvegese Edvard Munch.  La sua vita fu funestata da lutti gravissimi, ma nonostante questo riuscì ad ottenere borse di studio e viaggiò per l’Europa per quasi vent’anni, tra il 1889 e il 1909.

Fu nella facoltà di Ingegneria che il giovane Edvard familiarizzò con il disegno di prospettiva, ma alla fine si dedicò agli studi artistici.

Munch e il suo autoritratto (1895)

In Francia ebbe modo di apprezzare l’avanguardia francese, ma soprattutto le opere di Gaugin.

All’inizio si avvicinò al naturalismo e alle influenze impressioniste, successivamente la sua pittura acquisì uno stile proprio, influenzato dalle esperienze personali.

Munch iniziò a imprimere pensieri e sensazioni direttamente sulla tela, e il suo stile si avvicinò al pre espressionismo con influenze simboliste.

La serie “Malinconia”

Malinconia (Melankoli) è una serie realizzata da Edvard Munch e composta da 5 tele (1891-1896) e due xilografie (1897-1902).

Il motivo prevalente di tutti i dipinti è un uomo seduto sulla spiaggia, che si sorregge il capo con una mano. Sullo sfondo una coppia sta per imbarcarsi. I colori contribuiscono ad accentuare l’atmosfera malinconica della scena.

Munch affida le sue emozioni ai colori, come anche al giovane ritratto in primo piano, che immerso nei suoi pensieri, riflette indirettamente lo stato d’animo del pittore. Però, anche se la tela prende spunto da esperienze autobiografiche, l’artista intende proporre un’interpretazione universale della malinconia.

Nel dipinto del 1892 possiamo vedere un uomo che si trova in primo piano, nell’angolo destro della tela, ripiegato su se stesso, su una spiaggia rocciosa, perso nei suoi pensieri.

Questa versione è diversa dalle altre, in quanto l’uomo volta le spalle alla spiaggia, come se si proiettasse fuori della scena. Qui viene data rilevanza anche allo sfondo del dipinto, in cui ci sono tre figure su un pontile. Il paesaggio, così come strutturato, dona una profondità di prospettiva.

Il dipinto del 1892

Curiosità

La serie di dipinti fa riferimento alla relazione sfortunata tra il suo amico giornalista Jappe Nilssen e Oda Krohg, moglie del pittore Christian Krohg. Il pittore si rivede quindi nella loro relazione, poichè anche lui aveva avuto una relazione con una donna sposata.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

FIRENZE: IL PROFONDO SIGNIFICATO DELLA ”DONNA COL MAL DI TESTA”

A Firenze, esattamente in prossimità della trecentesca Porta Romana, è installata l’opera di Michelangelo Pistoletto intitolata Dietrofront (1984).

Nel corso degli anni molti passanti hanno attribuito a tale lavoro i nomi di ”la donna con il mal di testa” o ”la squilibrata”. Indubbiamente la scultura presenta una forma particolare, che da sempre attira l’attenzione dei visitatori della città e della gente comune.

Art@Site Michelangelo Pistoletto, Dietro-front, Roundabout, Florence
Dietrofront (1984), Michelangelo Pistoletto. Firenze.

Il blocco di materia posto in cima al capo della figura femminile, rappresenta un unicum iconografico che non ha potuto lasciare indifferenti anche i maggiori studiosi dell’arte contemporanea.

L’opera fu presentata per la prima volta nel 1984 a Forte Belvedere (Fi) in occasione di una mostra di Pistoletto, per poi essere definitivamente collocata dove si trova attualmente.

Michelangelo Pistoletto by Serena Ucelli – Serena Ucelli di Nemi
Michelangelo Pistoletto (nato a Biella il 25 giugno 1933).

QUAL È IL SENSO DELL’OPERA?

Effettivamente, osservando bene la scultura, si può notare che le donne raffigurate sono due. Quello posto in orizzontale non è un semplice blocco di pietra, ma è una seconda donna che insieme a quella verticale forma un incrocio perpendicolare.

Il libro si racconta per la prima volta nel libro La voce di Pistoletto”. Clicca qui.

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La donna ”in piedi” , visibile anche dal basso, porge lo sguardo verso Roma, mentre l’altra che è ”stesa” osserva Via Romana attraverso l’ingresso della Porta di origini medievali.

L’artista ha dichiarato che il contrasto di visione tra le due donne rappresenta la circolarità tra passato e futuro: in sostanza, tutto quello che di bello si è venuto a creare nasce dal Rinascimento e dall’utilizzo della prospettiva, e trova in Firenze il centro di gravità delle arti.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

“Cambiano cielo, non animo, coloro che corrono al di là del mare”.