Firenze: Musica e teatri a un euro per i giovani.

Il Comune di Firenze ha programmato un’iniziativa mirata ad avvicinare i più giovani alla cultura e alle arti. In particolare sono coinvolti i giovani con età compresa dai 18 ai 25 anni; essi, tutti i Venerdì, potranno fare accesso agli eventi del Maggio Musicale, ed al Teatro Verdi (in previsione degli spettacoli dell’Orchestra Toscana) al costo simbolico di 1,00 euro. Di seguito sono proposte entrambe le programmazioni.

Maggio Musicale Fiorentino

Venerdì 1 febbraio ore 20.00: M° Zarpellon (Ciclo Mozart) Teatro Goldoni
Venerdì 8 febbraio ore 15.30: Prova Antegenerale Cavalleria Rusticana/Un mari à la Porte
Venerdì 15 febbraio ore 20 : Prova d’insieme M° Chauhan
Venerdì 22 febbraio ore 20 : Madama Butterfly
Venerdì 1 marzo ore 20: Concerto M° Luisi Ciclo Mahler
Venerdì 8 marzo ore 20: Concerto M° Anna Rakitina
Venerdì 15 marzo ore 15.30: Prova Antegenerale La Clemenza di Tito
Venerdì 22 marzo ore 20: La Clemenza di Tito
Venerdì 5 aprile ore 20.00: La Leggenda dell’Olandese Volante

Orchestra della Toscana

giovedì 7 febbraio 2019 ore 21.00 | GIORDANO BELLINCAMPI direttore | PIETRO DE MARIA pianoforte
giovedì 14 febbraio 2019 ore 21.00 | EDUARDO STRAUSSER direttore | JAN LISIECKI pianoforte 
martedì 26 febbraio 2019 ore 21.00 | FEDERICO MARIA SARDELLI direttore | ERICA PICCOTTI violoncello
martedì 5 marzo 2019 ore 21.00 | Concerto di Carnevale DANIELE RUSTIONI direttore | FRANCESCA DEGO violino
giovedì 28 marzo 2019 ore 21.00 | NIKLAS BENJAMIN HOFFMANN direttore | ALEXANDER MALOFEEV pianoforte
giovedì 4 aprile 2019 ore 21.00 | MAXIME PASCAL direttore | PEPPE SERVILLO voce recitante
mercoledì 17 aprile 2019 ore 21.00 | Concerto di Pasqua MARKUS STENZ direttore | MICHELE MARELLI corno di bassetto
mercoledì 8 maggio 2019 ore 21.00 | MARIO BRUNELLO direttore e violoncello 
giovedì 16 maggio 2019 ore 21.00 | DANIELE RUSTIONI direttore | EDGAR MOREAU violoncello



OLTRE LA TELA: LA TERRAZZA DEL CAFFÈ LA SERA DI VAN GOGH

Vincent Van Gogh è considerato uno dei più grandi artisti di sempre. Fu un pittore estremamente sensibile ed un uomo tormentato dal malessere psichico che si manifestava con violenti attacchi di panico e vivide allucinazioni. 

Nacque a Zundert, in Olanda, nel 1853 ma la sua vita fu legata, in particolare, alla Francia e a tre città: Parigi, Arles e Auvers – sur – Oise. A Parigi, Van Gogh arrivò su invito del fratello Theo che curava una galleria d’arte a Montmartre. Nella capitale francese, all’epoca epicentro dell’arte mondiale, Vincent ebbe l’opportunità di conoscere e stringere amicizia con artisti importanti quali Signac, Gauguin e Henri de ToulouseLautrec

Credit: Getty Images/GraphicaArtis

Nel 1888 si trasferì con Gauguin ad Arles, in Provenza, spinto dal sogno di creare una comunità di artisti. Qui iniziò una serie di ritratti, vedute e composizioni floreali. Creò opere luminose realizzate con superfici e pennellate di colore puro. In questo periodo dipinse i suoi quadri più celebri, con uno stile nuovo ed autonomo. Vivificò il colore rendendolo violento, a tratti caldo ed intenso, trasmettendo nelle tele i propri stati d’animo. L’esperienza di Arles fu molto forte, appassionata ma anche distruttrice, di disperata eccitazione. Venne ricoverato diverse volte in ospedale psichiatrico: i diversi alti e bassi che lo colsero li ritroviamo nelle sue opere e in quei tratti che, nei periodi di crisi, passavano da un andamento sinuoso ad uno vorticoso. 

Van Gogh non dipinse mai per ottenere in cambio denaro o ammirazione ma fu sempre spinto da una necessità interiore, dall’ impulso di dare una precisa immagine di sé al mondo. La convivenza con l’amico Gauguin non fu mai idilliaca ma, al contrario, fu caratterizzata da continue ed accese discussioni che lo spinsero persino ad amputarsi un orecchio e che li portò a separarsi definitivamente. Prima di giungere a questa decisione, Vincent era solito fare lunghe passeggiate serali per studiare l’ambiente notturno e trovare l’ispirazione per nuovi lavori. A Place du Form, era solito frequentare un locale che gli ricordava un brano tratto dal Bel Ami di Guy De Maupassant che lo aiutò a realizzare La terrazza del caffè la sera

Terrazza del caffè la sera, Place du Forum, Arles - Wikipedia
Terrazza del caffè la sera, Place du Forum, Arles (1888) . Vincent Van Gogh, Museo Kröller-Müller.

In questo dipinto, egli rappresentò la sua prima notte stellata. Vincent non scelse di entrare nel locale, preferendo concentrarsi su ciò che accade sotto un cielo stellato. A destra, le finestre delle case illuminate e a sinistra il giallo squillante del locale, con i suoi tavolini e i suoi clienti. Lo spettatore, guidato dai variopinti ciottoli del selciato, è quasi condotto verso quella luce, percependo il desiderio di godersi la magica atmosfera in compagnia degli altri avventori del locale, i cui volti però non riusciamo a distinguere. 

La pennellata dell’artista, di solito nervosa e frammentata, pare qui distendersi e rilassarsi indugiando sui piccoli dettagli e donando alla scena quell’atmosfera di festosa quiete che raramente si coglie nella serie di notturni realizzati successivamente. La sua bellezza è dovuta ad una serie di diversi elementi: il contrasto tra le tonalità accese giallo–arancio e quelle blu–viola che hanno prodotto un rapporto cromatico essenziale e complementare. A sinistra della tela, difatti, è possibile notare come i colori caldi utilizzati per rappresentare il caffè esprimono una sensazione di sicurezza e di conforto a differenza dei colori freddi del cielo che lo fanno sembrare ancora più lontano. 

In Terrazza del caffè, la sera, Place du Forum, Arles Vincent Van Gogh sembra che utilizzi un linguaggio nuovo rivelando l’altra metà della sua anima: quella che, per un attimo, abbandona il tormento interiore e si concede un momento di pace lasciandoci immaginare che, posati i pennelli, si sia per un attimo accomodato ad uno dei tavolini e abbia ordinato da bere.

Alessia Amato per L’isola di Omero

NUDO BLU, LA FEMMINILITÀ UNICOLORE DI PICASSO

Picasso ci ha abituati a pensare comunemente alle forme come a dei cubi uniti a mo’ di tasselli. Non sono escluse da questa considerazione anche molte figure femminili che egli raffigurò: fra tutte la Donna che piange o le più famose ”modelle” dell’artista nell’opera intitolata Les demoseilles d’Avignon.

Ma mettendo da parte la fase cubista, nel mezzo del Periodo Blu (1901-1904) che Pablo ha affrontato nella sua vita, ancor prima che nella propria carriera, si distingue uno deI dipinti più intriganti che ha come soggetto una donna accovacciata e girata di schiena con il volto coperto dal braccio. Un’immagine che rimanda alla tristezza così come alla sensualità, tenendo ben presente che il corpo femminile è raffigurato nudo.

Nudo Blu (1902), Pablo Picasso. Museo Nazionale di Madrid.

Un fisico spigoloso con dei contorni di un nero ben definito, come se evidenziati da un pennarello. Lo sfondo esterno e l’interno della donna formano un tutt’uno, simbolo di un’anima confusa, come suggerisce la tonalità di blu non compatta ma contraddistinta da pennellate frenetiche.

Verso sinistra, in alto, uno spiraglio bianco lascia presagire alla speranza ”lontana ma visibile”.

Conoscevi ques’opera?

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

VIAGGI ALL’ESTERO DAL 3 AL 5 APRILE: SI POTRÀ ANDARE OVUNQUE?


Sta destanto molte critiche la scelta del governo di consentire ai cittadini italiani di viaggiare verso mete estere nel periodo tra il 3 e il 5 aprile 2021. Si tratta dei giorni cruciali delle festività pasquali, fase particolare dell’anno che molte persone preferiscono trascorrere in famiglia; anche se c’è da sempre una parte di popolazione a cui piace spostarsi ed andare altrove.

Effettivamente, chi ha già acquistato un biglietto aereo per l’estero o chi lo farà nelle prossime ore, potrà anche uscire dalla propria regione di residenza recandosi in direzione di un aereoporto al di fuori di essa per realizzare il viaggio; mentre per tutti coloro che rimarranno nei confini nazionali (la grande maggioranza degli italiani), sarà zona rossa e quindi verrà concesso solo di spostarsi una volta al giorno per andare trovare un parente o una persona cara.

Controsenso?

Beh in effetti questa scelta è abbastanza incomprensibile; un cittadino che si trova in Italia e che vuole fare una scampagnata senza provocare assembramenti è del tutto interdetto dal farlo; mentre andando a migliaia di chilometri di distanza tutto (o quasi) è concesso.

Inoltre tale situazione favorisce la disuguaglianza sociale tra chi può permettersi il viaggio e chi no, oltre a recare un grave danno all’economia italiana rispetto ai competitor esteri, come sottolineato dal presidente di Federalberghi Bernabò Bocca.

Bernabò Bocca - Wikipedia
Bernabò Bocca (15 ottobre 1963, Torino), presidente Federalberghi.

Ma è realmente così? E si può andare ovunque?

Con l’ultimo Dpcm il Ministero degli Esteri ha suddiviso gli altri Paesi del mondo in diversi gruppi chiamati con le lettere dalla A alla E, in base al livello di diffusione del virus COVID 19.

Per intenderci, nel gruppo A troveremo solo San Marino e Città del Vaticano, Stati piccoli verso cui ci si può recare senza restrizioni.

Nel gruppo C, invece, troviamo la maggiorparte dei Paesi. In questi casi è d’obligo recarvisi con tampone all’andata e ritorno più la quarantena.

Ma non è vero che è possibile andare ovunque! Tra le nazioni del gruppo E ci sono quelle in cui è vietato recarsi: tra questi nomi spiccano il Regno Unito, il Giappone, e il Brasile.

Quello che consigliamo di fare per chi volesse sfruttare la possibilità di viaggiare nel week end è di usufruire del portale online COVID 19- QUESTIONARIO: qui inserendo alcuni dati, non personali, verrete informati su cosa sia necessario per viaggiare e quali libertà o restrizioni siano presenti per ogni singolo Paese.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

PERFORMANCE ART: TEMPO, SPAZIO E CORPO SONO lE FRONTIERE OLTREPASSATE DELL’ARTE

La performance art è un’esibizione presentata al pubblico all’interno di un contesto artistico interdisciplinare.

Si definisce anche come “open-ended“, atti artistici che comprendono elementi di danza, cinema, teatro, video, poesia rappresentati davanti ad un pubblico.

Può essere considerata un’esibizione di performance art qualsiasi situazione che coinvolge quattro elementi di base: tempo, spazio, corpo del performer e una relazione tra performer e pubblico. Rispetto alla fruizione di un’opera d’arte di scultura o di pittura esiste un forte spostamento concettuale e formale, nel senso che nella performance l’azione e il processo costituiscono l’opera, svincolata dalla necessità di essere definita in un prodotto finale oggettuale. 

In foto l’artista Gina Pane (Biarritz, 24 maggio 1939 – Parigi, 5 marzo 1990), che nelle sue performance adoperava il suo corpo per ferirlo,trafiggerlo, oltrepassarlo.

L’ideale di base della performance art era di dar vita ad un’esperienza effimera e autentica sia per gli artisti che per il pubblico, creando un evento irripetibile ed unico.

La performance art è un termine in genere usato per riferirsi ad un’arte concettuale che trasmette un significato basato sul contenuto piuttosto che essere una semplice performance fine a se stessa con l’unico scopo di intrattenere il pubblico.

La parola “performance art” è apparsa per la prima volta intorno agli anni Settanta, anche se forme artistiche di performance art si sono svolte anche prima con i Fluxus, gli Happenings, o con altre rappresentazioni come ad esempio quelle di Aktionismus e con la Body Art dove il corpo è sia protagonista dell’opera che strumento. Tra le artiste che usano abitualmente la performance come forma espressiva è da citare sicuramente Marina Abramovic, protagonista con il compagno Ulay, fin dagli anni Settanta, di numerose performance che vedevano il corpo come protagonista, utilizzato per rappresentare la complessità del rapporto di coppia e temi legati all’identità.

Rosa Araneo per L’isola di Omero

IL GIARDINO DI MONET A GIVERNY: SCORCIO RAFFINATO DELL’IMPRESSIONISMO

L’impressionismo fu in un certo senso inventato da Monet, o per lo meno reso noto da lui, dato che con il suo dipinto Impressione, levar del sole del 1872 creò scalpore negli ambienti dei Salon parigini del tempo. E dal nome di quella tela, non a caso, deriva l’appellativo di tutta la corrente artistica.

In fondo la tecnica esecutiva si basava sulla pittura en plein air, ovvero all’area aperta, osservando e riportando i cambiamenti metereologici, di tempo, e il situazionismo che lo studio dei pittori non poteva cogliere.

In quest’ottica, Il giardino dell’artista a Giverny è un alro dipinto a olio su tela realizzato nel 1900 dallo stesso pittore francese Claude Monet, attualmente conservato nel Musée d’Orsay di Parigi.

Il giardino di Monet, iris - Claude Monet riproduzione stampata o copia  dipinta a mano e ad olio su tela
Iris e il giardino di Monet (1900). Museo d’Orsay, Parigi.

Monet dipinse una parte del suo giardino presso Giverny, una cittadina che si trova a circa un’ora e mezza dalla capitale francese. Già da prima l’artista si era dedicato allo studio delle ninfee dello stagno che la sua proprietà conteneva; con questo olio su tela (81 x 92 cm) egli continuerà ad offrire la visione di una parte della sua quotidianità dal 1883 al 1926, il periodo in cui visse presso tale dimora.

Il colore prevalente nell’opera è il vivace viola tipico dell’Iris, fiore profumato che Monet impianta sul suo terreno, e il cui nome deriva dalla dea greca dell’arcobaleno.

Nella parte superiore del dipinto si intravede il famoso stagno, oggetto di mille attenzioni, su cui riflette l’ombra di un albero che monopolizza lo spazio superiore della composizione.

L’opera è un’esempio di come la semplicità di una casa di campagna può generare raffinatezza ed eleganza.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

I RITRATTI MASCHERATI DI VOLKER HERMES

Pensate che Volker Hermes sia un autore del’700 o dell’800? E invece no! Si tratta di un artista contemporaneo noto per la raffigurazione di soggetti con il volto coperto, ripescati da opere pre-esistenti.

Sicuramente in molti hanno trovato un’analogia con il fatto che queste opere siano diventate note soprattutto con l’avvento della pandemia Covid 19; periodo in cui si è iniziato ad indossare abitualmente le mascherine per proteggere il viso, ma, aspetto spesso sottovalutato, anche per coprirlo.

In relatà, gli Hidden Portrait (”ritratto nascosto”) questo è il nome assunto dalle serie di dipinti di Hermes, sono una sorta di rilettura un po’ ironica delle opere del passato iniziata intorno al 2010. Molte di queste sono conservate presso il Rijksmuseum di Amsterdam.

I ritratti "mascherati" di Volker Hermes | Sky Arte - Sky

«Ho iniziato una riflessione sul significato sociale della pittura, i codici di abbigliamento nei dipinti e il ruolo dell’individualità nei ritratti. Ho trovato un modo per esprimere la mia visione contemporanea intervenendo digitalmente su opere storiche»

Questo è il commento sull’autore su chi gli chiedeva il significato del proprio operato.

Volker lavora su quadri che spaziano dal primo Rinascimento alla fine del XIX Secolo, analizzando ogni epoca attraverso i suoi codici, le forme di rappresentazione e anche la visione individuale di ogni singola persona.

Hidden Portraits by Volker Hermes

A chi critica il suo lavoro egli risponde di ammirare i dipinti che ripropone e di trattarli con rispetto. Afferma di non aggiungere nemmeno un elemento per dipinto, ma di rimodulare quelli già presenti.

Il pittore utilizza gli stili codificati dell’abbigliamento del nostro tempo, ed elabora una rilettura glamour e attuale dei dipinti storici

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

VECCHIO CHITARRISTA CIECO: L’EMBLEMA DEL PERIODO BLU DI PICASSO

Quante volte avrete sentito parlare del periodo blu? Chissà com’è nata questa tendenza di Pablo Picasso nel dipingere i propri lavori in questa tonalità…

Forse egli vedeva il mondo di quel colore, oppure, molto più probabilmente voleva enfatizzare ancor di più il gelo che sentiva dentro di se e che intendeva mostrare nei propri quadri.

Infatti, i soggetti che egli dipinse tra il 1901 al 1904 sono perlopù figure tristi, in cui la tonalità prescelta non fa che aggravare la percezione che l’osservatore ha del contesto pittorico . Osservando, per esempio, Poveri in riva al mare (1903) ognuno di noi avverte istintivamente la necessità di aiutare la famiglia raffigurata, o comunque si instatura nel nostro inconscio un senso di colpa.

In tal senso, Picasso è sicuramente un artista sociale che scava nell’istinto e nel subconscio della società mettendoli a nudo.

Tra le opere più note dell’artista di Malaga in questo periodo c’è Vecchio chitarrista cieco, in cui egli raffgura proprio un uomo di età avanzata con i vestiti stracciati e con i capelli bianchi, intento a suonare una chitarra che però mantiene il colore tipico dello strumento musicale.

Il vecchio chitarrista cieco di Picasso: analisi
Vecchio chitarrista cieco (1903) di Pablo Picasso, The Art Institute di Chicago.

Il soggetto sembra essere un mendicante seduto per terra in un angolo di una strada, triste e rassegnato con il capo chino, perso nella melodia. Picasso dipinge gli occhi quasi chiusi, di quella caratteristica struttura tipica delle persone non vedenti.

I visitatori che osservano l’opera presso l’Art Institute di Chicago fungono inconsapevolmente da passanti, come chi cammina lungo la via in cui il menestrello si trova accovacciato. Tale concezione fu sicuramente voluta dal maestro spagnolo, che ha immerso la gente reale che passeggia nel museo americano nel dipinto.

E così noi camminiamo indifferenti, mentre il pover uomo affoga la propria tristezza nell’indifferenza comune, senza che nessuno gli chieda di cosa ha bisogno.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

LORENZO LOTTO: UN ANGELO BIRICCHINO ED INSOLENTE NELL’ARTE (VENERE E CUPIDO)

“Solo, senza fidel governo et molto inquieto nella mente”

Così si definì Lorenzo Lotto nel suo testamento. Parole significative a suggello di un’esistenza trascorsa spesso solo, irrequieto ed isolato. Era nato a Venezia dove si era formato pittore. Tuttavia, era stato troppo difficile per lui restare in città tanto si sentiva schiacciato dal peso della fama di Tiziano e dei suoi contemporanei che, in quegli anni, davano lustro alla pittura veneziana.

Era troppo inquieto Lotto e con una mente perennemente in subbuglio per restare fermo in uno stesso posto. Animato da una fede profonda e travagliata, amava l’esoterismo ed, in particolare, i simboli di cui era solito arricchire le sue opere sacre e profane. La sua difficoltà ad integrarsi lo costrinse ad una vita errabonda e ad operare fuori dai grandi centri urbani come Bergamo, Treviso e, soprattutto, le Marche condannandolo ad una carriera marginale e dimessa fino alla fine.

Venere e Cupido (Lotto) - Wikipedia
Venere e Cupido (1530 circa), Lorenzo Lotto. Metropolitan Museum of Art , New York (U.S.A.)

Venere e Cupido appartiene, probabilmente, al periodo in cui l’artista – alla continua ed affannosa ricerca di commissioni –  rientra a Venezia intorno al 1540. Creato nel 1530 contiene varie simbologie quali: la cornucopia (abbondanza), conchiglia e petali di rosa (che rimandano a Venere ma anche alla femminilità); l’edera (eternità), la ghirlanda di mirto (matrimonio). Di sicuro, è uno dei rari quadri a soggetto mitologico del quale sono ignote le circostanze della committenza. Alla sua indubbia qualità, fa riscontro una complessità dell’iconografia. La dea, cosparsa di petali di rosa che simboleggiano l’amore, regge una corona di mirto attraverso il quale un Cupido impertinente urina. Potrebbe trattarsi di un augurio di felicità e fecondità oppure, Lotto, potrebbe aver voluto rappresentare Venere (la donna) come il punto focale in cui si realizza l’opus del Cupido alato e felice in quanto Eros.

Il significato del mirto nei dipinti, pianta Sacra a Venere | RestaurArs
Dettaglio di Cupido.

Cupido ha con sé una faretra che sbuca sul fianco del dio richiamando, in modo esplicito, il membro maschile. Mostra un sorriso compiaciuto nell’atto della minzione, forse, nel dare alla donna il piacere erotico. Un’immagine che potrebbe rimandare alla complicità e al desiderio di voler condividere con la propria partner le gioie dispettose e trasgressive tipiche della passione umana.

Infine, l’autore sembra voler aggiungere un altro chiaro riferimento alla riproduzione. Sceglie di apporre ad un dipinto mitologico che mira a rappresentare la gioia tre simboli cristiani: il serpente (il male), il bastone (visto dai più come il matrimonio della Vergine Maria) e l’incenso (tra i doni portati dai Re Magi a Gesù) a conferma del fatto che, Lorenzo Lotto, resta il pittore più trasgressivo del Cinquecento che anticipa quell’audacia che ritroveremo in Caravaggio.

Alessia Amato per L’isola di Omero

JAGO: IL PROTOTIPO DELLO SCULTORE MODERNO

C’è chi pensa che la scultura sia una forma artistica obsoleta? Beh, chi è di questa opinione dovrà ricredersi, una volta dopo aver osservato le performance di Jago.

È proprio questo il nome d’arte del giovane scultore italiano nato a Frosinone il 18 aprile 1987

Egli può essere definito uno scultore moderno, perchè come molti altri ha cavalcato la nascita dei social media, promuovendo le sue opere e molto spesso riprendendosi nei momenti realizzativi delle sue opere.

Nel web si possono trovare facilmente, infatti, delle riprese in cui gli appassionati e non solo possono ammirare ancora più da vicino l’estro esecutivo di Jago, che ha il merito di aver portato la scultura ad un livello successivo.

Il busto di Papa Benedetto XVI “messo a nudo” e venduto in quote | by Feral  Horses | Feral Horses | Blog | Medium
Scultura di Benedetto XVI (2012), Jago .

Iscritto all’Accademia di Belle Arti di Frosinone, abbandonata prima di ultimare gli studi, nel 2011 a soli 24 anni viene selezionato da Vittorio Sgarbi per partecipare alla 54ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (Padiglione Italia – Roma – Palazzo Venezia).

L’anno successivo, Il 21 novembre 2012, riceve dal papa la Medaglia del Pontificato, dopo aver eseguito un busto in marmo raffigurante papa Benedetto XVI coperto dalla veste pontificia. Per la realizzazione si ispirò al ritratto di papa Pio XI di Adolfo Wildt.

Adolfo Wildt, Pio XI
Raffigurazione Pio XI (1926) di Adolfo Wildt.

A seguito delle dimissioni del papa, Jago modificò il busto originale, rappresentando il pontefice emerito a torso nudo e intitolando la scultura Habemus Hominem (”Abbiamo uomo” tradotto alla lettera), come simbolo della rappresentante di Dio tornato a essere uomo.

Nel 2019 a New York Jago ha completato il Figlio Velato, scolpendo un blocco di marmo Danby del Vermont. L’opera, chiaramente ispirata al Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, rappresenta un bambino disteso coperto da un velo. Il 21 dicembre dello stesso anno la scultura è stata collocata presso la Cappella dei Bianchi della chiesa di San Severo fuori le mura, nel rione Sanità di Napoli.

Jago, scolpire il marmo in diretta su Facebook: l'arte per tutti del 31enne  ciociaro - Il Fatto Quotidiano
Figlio Velato (2019), Jago. Cappella dei Bianchi della chiesa di San Severo fuori le mura, nel rione Sanità di Napoli

Il lavoro poteva essere esposto in ogni galleria di Parigi, Londra o di qualsiasi altro luogo prestigioso; ma, invece, Jago ha espresso più volte la gioia nel posizionare il suo capolavoro nella bellissima città partenopea ed in un quartiere che, a suo modo di vedere, ha bisogno di cose belle da vedere per poter risorgere dalle problematiche sociali a cui è legato. Da qui si evince l’importante carattere sociale assunto dall’azione artistica dello scultore, che ha infiammato piacevolmente il cuore degli abitanti napoletani.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

TI MERITI UN AMORE: LA SPLENDIDA POESIA DI FRIDA KAHLO PER LE DONNE

Ti meriti un amore
(Frida Kahlo)


Ti meriti un amore che ti voglia spettinata,


con tutto e le ragioni che ti fanno alzare in fretta,


con tutto e i demoni che non ti lasciano dormire.

Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura,


in grado di mangiarsi il mondo quando cammina accanto a te,

che senta che i tuoi abbracci sono perfetti per la sua pelle.


Ti meriti un amore che voglia ballare con te,

che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi


e non si stanchi mai di leggere le tue espressioni.


Ti meriti un amore che ti ascolti quando canti,


che ti appoggi quando fai il ridicolo,


che rispetti il tuo essere libera,


che ti accompagni nel tuo volo,


che non abbia paura di cadere.


Ti meriti un amore che ti spazzi via le bugie,


che ti porti l’illusione,


il caffè


e la poesia.

⬇️ COMMENTO:

Telefono Rosa | Frida Kahlo
Frida Kahlo, all’anagrafe Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón (Coyoacán, 6 luglio 1907 – Coyoacán, 13 luglio 1954). Pittrice messicana.

Frida in questa poesia volge uno sguardo alle donne, proponendo dei versi che risuonano un pò come un un inno al genere femminile. Un genere che spesso, ancora oggi, deve lottare contro soprusi e pregiudizi.

Quelle donne che per gli uomini devono essere perfette, piacenti e mai spettinate, a differenza di quanto richiesto a loro.

La pittrice, che s’improvvisa benissimo poetessa, urla tutta la voglia di essere amata incondizionatamente, in quanto essere umano, in quanto Donna, ma non solo.

Frida vuole sognare, vuole volare sopra i tetti e sulla gente; lei chiede e poi chiede ancora un amore puro. Ma non lo fa solo per se; si fa portavoce di chi non ha la sua stessa dialettica, il suo pensiero, il suo genio.

L’artista auspica gli amore semplici, ma allo stesso tempo quelli folli. Descrive la passione, il coinvolgimento e il coraggio dello stare insieme.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

“Cambiano cielo, non animo, coloro che corrono al di là del mare”.