Tutti gli articoli di Cosimo Guarini

Sono laureato in Beni culturali e mi occupo della realizzazione di contenuti per il web. Gestisco la pagina Facebook L'isola di Omero.

ARTEMISIA GENTILESCHI: UN TALENTO PRECOCE

Raramente, in passato, il percorso artistico e quello biografico di Artemisia Gentileschi sono stati oggetto di una sintesi logica ed efficace così da analizzare, senza pregiudizi, un prodotto artistico altissimo e sicuramente senza precedenti. È certamente impossibile ignorare quel marzo del 1612 ed il processo intentato da Orazio Gentileschi contro l’amico e collega Agostino Tassi che, nel maggio dell’anno precedente, aveva violentato la figlia Artemisia: infatti, è stato sempre questo episodio a prevalere sull’attività di pittrice della Gentileschi.

Cerchiamo, dunque, di conoscerla meglio.

Artemisia Gentileschi nacque a Roma l’8 luglio 1593, figlia di Orazio Gentileschi e di Prudenza Montone, della quale si sa solo che morì quando la figlia aveva appena dodici anni. La ragazza, fin da giovane, si esercitò nell’arte e nella pittura dimostrando immediatamente una grande tenacia ed abilità. Affinò il proprio stile presso la bottega paterna e superò, in poco tempo, anche gli apprendisti di Orazio. Negli anni successivi, Artemisia crebbe circondata dalle opere degli artisti che in quegli anni stavano lavorando a Roma ed, in particolar modo, dai capolavori di Caravaggio. La pittrice, essendo una donna, non poteva frequentare le usuali scuole d’arte e poté migliorare il proprio stile da autodidatta. A dimostrare il forte influsso della pittura caravaggesca nei lavori della Gentileschi, fu la realizzazione a diciassette anni del quadro Susanna e i vecchioni, probabilmente completato sotto la guida del padre.

Artemisia Gentileschi - Wikipedia
Autoritratto di Artemisia Gentileschi.

Il talento ed il successo di Artemisia Gentileschi furono offuscati da un terribile scandalo che segnò profondamente la sua esistenza e la sua arte. Nonostante la ragazza fosse confinata in casa dal padre, Agostino Tassi, pittore e amico del padre, riesce ad approfittare di lei nonostante i fermi rifiuti di Artemisia. La ragazza viene stuprata a 18 anni. Orazio denuncia il fatto alle autorità dopo circa un anno. Un processo per stupro, all’epoca, segna il disonore di Artemisia che da quel momento in poi, nonostante sia una vittima, viene considerata una poco di buono. Il processo fu molto complesso e, attraverso il gran numero di documenti che sono giunti fino a  noi, è stato possibile scoprire i metodi barbari con i quali il tribunale ha estorto la verità ad Artemisia, ma anche gli imbrogli adoperati da Orazio per aggravare la pena del Tassi. 

Tra le opere di Artemisia Gentileschi realizzate in questo periodo e legate soprattutto a questo triste evento, ricordiamo Giuditta e Oloferne (interpretato dalla critica come un quadro di “ripicca” nei confronti dell’aggressore Agostino Tassi), la Madonna col Bambino e nel 1612 anche la tela Danae. Terminato il processo, per ristabilire la figura di Artemisia, Orazio combinò un matrimonio di sua figlia con Pierantonio Stiattesi, un pittore fiorentino, dal quale successivamente ebbe quattro figli.

A Maastricht, un'inedita Giuditta di Artemisia Gentileschi - ArtsLife
Artemisia Gentileschi, Giuditta e Oloferne (1614- 1620).

In Giuditta che decapita Oloferne, Artemisia esprime la sua voglia di rivalsa nei confronti dell’uomo che l’ha umiliata: sceglie, infatti, di rappresentare il momento in cui Giuditta decapita il generale e non quello successivo della fuga come molti prima di lei; soprattutto, ritrae una donna sicura e risoluta nel compiere questo gesto di rivincita nei confronti del suo oppressore. Lo sfondo è scuro e buio non solo perché la rappresentazione avviene in uno spazio notturno ma anche perché richiama la dimensione inconscia di un macabro incubo. L’unico elemento di arredo è il letto, simbolo della sfera sessuale, luogo di incontro o di scontro tra uomo e donna. Dalla testa recisa di Oloferne, che ha un’espressione di dolore tale da farlo sembrare una maschera, fuoriescono zampilli di sangue che riempiono la scena di dense gocce rosse, elemento di novità assente alla tradizione. La scena è talmente cruda e realistica che, si dice, fu relegata in un angolo di Palazzo Pitti perché impressionava le dame di corte non abituate ad una tale violenza conosciuta, invece, dalla pittrice.

Nel 1614 Artemisia con la sua famiglia si trasferì a Firenze, dove la sua fama crebbe in modo notevole, rendendola molto famosa e dove conobbe alcuni committenti di grande rilievo, come Galileo Galilei e Michelangelo Buonarroti il Giovane. Per quest’ultimo, nipote del celebre Michelangelo, realizzò la tela intitolata Allegoria dell’Inclinazione, che contribuì ad aumentare la propria fama. Tra i vari autoritratti, possiamo ricordare anche Autoritratto come martire, realizzato nel 1615 e conservato attualmente all’interno di una collezione privata.

Durante questi anni, la pittrice realizzò delle tele di grande importanza, tra cui possiamo ricordare la  Conversione della Maddalena e Giuditta e la sua ancella

Conversione della Maddalena - Wikipedia
Conversione della Maddalena e Giuditta e la sua ancella, Artemisia Gentileschi.

Nel 1630 Artemisia giunge con la sua famiglia a Napoli, una città in costante crescita e centro di cultura e di arte. In quegli anni molti altri artisti erano già stati nella capitale partenopea, come lo stesso Caravaggio, Annibale Carracci e successivamente anche Giovanni Lanfranco ed altri importanti nomi. Il successo per la Gentileschi non tarda ad arrivare e così ottiene delle importanti commissioni per la cattedrale di Pozzuoli, dove realizza San Gennaro nell’anfiteatro di Pozzuoli, L’adorazione dei Magi ed anche i Santi Proclo e Nicea. La pittrice realizza anche Nascita di San Giovanni Battista, opera che oggi viene conservata al Museo del Prado. Circa otto anni dopo, Artemisia si trasferisce temporaneamente a Londra per raggiungere il padre Orazio il quale stava lavorando presso la corte di Carlo I per decorare un soffitto. Carlo I richiese esplicitamente l’intervento di Artemisia Gentileschi e lei non poté tirarsi indietro.

Nascita di san Giovanni Battista - Wikipedia
Nascita di San Giovanni Battista, Artemisia Gentileschi.

Indomita, forte, talentuosa: Artemisia era nata per dipingere. Ascoltò il suo talento e la sua inclinazione raffigurando non nature morte o paesaggi ma soggetti sacri, storici, eroine bibliche perché attraverso di esse riuscì ad esprimere meglio il dolore e la drammaticità che avevano segnato indelebilmente la sua esistenza. Artemisia si scontrò con i pregiudizi e l’ottusità del suo tempo senza aver mai avuto paura di seguire la propria strada. Il messaggio che giunge attraverso le sue opere è che anche la sofferenza e la vergogna possono essere sublimate in bellezza. In un mondo in cui la violenza sulle donne è ancora drammaticamente attuale, storie come la sua possono essere di esempio per tutte affinché non perdano mai la propria voce ed il coraggio di denunciare i soprusi, lottando attivamente contro abitudini tossiche e comportamenti umilianti e sviluppando il talento contro stereotipi antiquati.

Alessia Amato per L’isola di Omero

STEPHEN WILTSHIRE: L’ARTISTA AUTISTICO CHE DISEGNA INTERE CITTÀ

A Stephen Wiltshire, artista nato a Londra il 24 aprile del 1974, fu diagnosticato l’autismo a soli 3 anni.

Da bambino l’artista non si relazionava con gli altri e, come unico passatempo, amava disegnare. I suoi soggetti erano prima gli animali, poi gli autobus di Londra, e infine sono diventati i palazzi della sua città.

Limited editions of Eiffel Tower and Arc de Triomphe
Parigi vista da Wiltshire

Ciò che emerge dai disegni è un’attenta osservazione della realtà circostante e la capacità di riprodurla su carta rispettando le regole della prospettiva.

L’autismo, però, ha condizionato la vita di Stephen, tanto che egli non riusciva a relazionarsi con gli altri e rimaneva chiuso in se stesso.

Per riuscire a farlo parlare, a nove anni, i genitori e gli insegnanti gli tolsero carta e matite. Fu allora che il disegnatore pronunciò la sua prima parola “paper” (carta), per riottenere il suo materiale.

Artist Stephen Wiltshire Draws Entire Cities From Memory | HowStuffWorks
Stephen Wiltshire in primo piano mentre disegna.

A 8 anni Stephen Wiltshire ricevette un incarico dal primo ministro Margaret Thatcher che, meravigliata dalla sua memoria fotografica, gli commissionò il disegno della cattedrale di Salisbury

Per realizzare le sue opere l’artista si sposta prevalentemente in elicottero per sorvolare le città dall’alto, memorizzare ogni dettaglio e in seguito riprodurlo; a volte disegna anche di fronte ad un pubblico.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

L’ELICOTTERO INCISO NEL TEMPIO DI ABYDOS IN EGITTO: LE GRANDI SCOPERTE DELL’ANTICHITÀ

Il tempio di Seti I ad Abydos  è stato realizzato durante gli anni del Regno dell’omonimo faraone ( tra il 1324 a.C. circa e il  30 maggio 1279 a.C.).

La posizione geografica del Tempio.

Si è scoperto che sulla facciata del tempio era presente un’incisione che tradotta in italiano stava significare“Colui che respinge i nove nemici dell’Egitto” (ovviamente riferito a Seti I)In seguito la scritta fu rifatta da altri artisti durante il regno di Ramesse II e cambiata in: “Colui che protegge l’Egitto e rovescia i Paesi stranieri”. 

Egitto, scoperto un nuovo edificio ad Abydos
Il tempio di Seti I

Tra i geroglifici ordinari presenti all’interno, vi è un’incisione mostra quello che sembra essere un elicottero, insieme a aeroplani e a un sottomarino. In alcuni ambienti pseudoscientifici, questi geroglifici sono stati interpretati come una rappresentazione della tecnologia moderna nell’antichità, conoscenza forse data agli egiziani da entità extraterrestri.

Ma la maggior parte degli archeologi ritiene che le incisioni non siano nulla di insolito. I geroglifici che descrivono la “tecnologia moderna” sono probabilmente una pareidolia, o interpretazione errata. Nell’antico Egitto, era normale che i geroglifici venissero rifatti nel tempo, specialmente quando un nuovo faraone saliva al potere.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

IL MITO DI NARCISO: LA BELLEZZA COME ARMA LETALE

Il mito di Narciso presenta due versioni: una romana ed una greca. Entrambe le versioni hanno dei punti in comune che sintetizziamo di seguito:

Narciso, figlio della divinità fluviale Cefiso e della ninfa Liriope, era una figura dotata di una bellezza fuori dal comune. La sua genitrice, ”spaventata” da tale bellezza, si recò dall’oracolo Tiresia per chiedere consiglio; quest’ultimo le consigliò di non fargli mai conoscere se stesso.

Il bambino crebbe e divenne un adolescente bellissimo, del quale tutti si innamoravano. Narciso, però, respingeva tutti, forse per orgoglio o per forte personalità.

Qual è la versione romana?

Secondo la versione romana, Eco, una ninfa che non poteva parlare per prima perché punita da Giunone, si innamorò follemente di Narciso. Ella, però, non poteva dichiararsi in quanto con la sua voce poteva soltanto fare eco a quella di Narciso, che la rifiutò bruscamente. La fanciulla così trascorse il resto della sua esistenza a vagare nelle valli, fino a diventare soltanto una voce.

La dea della vendetta, Nemesi, decise di punire il giovane Narciso per il suo rifiuto alla ninfa. Lo condannò così a specchiarsi in un laghetto per bere. Quando lui si calò per bere l’acqua, vide il suo riflesso e se ne innamorò perdutamente. Dopo poco, capì di essere lui stesso il bellissimo ragazzo e realizzò che il suo era un amore impossibile.

Metamorfosi di Narciso – Salvador Dali
La metamorfosi di Narciso (quadro di Salvador Dalì)

Ovidio afferma che Narciso morì consumato dal fuoco di quell’amore irrealizzabile. Altre fonti invece riportano che egli si gettò nel fiume, nell’estremo tentativo di raggiungere l’amore. Quando le ninfe accorsero per seppellire il suo corpo, al suo posto trovarono dei fiori bellissimi. Si trattava di fiori bianchi e gialli, quelli conosciuti oggi come fiori del narciso. Questo termine deriva proprio dalla parola greca narke, che significa stupore (lo stupore di Narciso che vide per la prima volta la propria immagine).

Qual è la versione greca?

Secondo la versione greca, contenuta nei papiri di Ossirinco, Narciso venne punito e costretto a specchiarsi perché aveva spinto un giovane ragazzo di nome Aminia ad uccidersi pur di non ricambiare il suo amore. Pausania, invece, modificò  una parte importante della storia. Secondo lui, Narciso non si innamorò del suo riflesso ma della sorella gemella defunta. Specchiandosi, rivide in se stesso il volto dell’amata sorella e trovò così consolazione al suo dolore.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

LA NAVE FANTASMA DI MARY CELESTE: IL FITTO MISTERO SULL’EQUIPAGGIO

La Mary Celeste era un veliero canadese varato in Nuova Scozia nel 1861. Tale nome le venne assegnato solo nel 1869. L’imbarcazione fu trovata senza nessuno a bordo, alla deriva nell’Oceano Atlantico verso lo Stretto di Gibilterra nel 1872.

Cosa sia successo all’equipaggio è ancora oggi argomento di speculazione: vi sono varie teorie, dalla pirateria al maremoto, dall’ammutinamento ad una tromba d’aria. La Mary Celeste può essere considerata l’archetipo della nave fantasma.

Mary Celeste: il Mistero della Nave Fantasma il cui Equipaggio svanì nel  Nulla – Vanilla Magazine

Si è pensato che la nave fosse preda della sfortuna, poiché furono molte le disavventure:

Il suo primo capitano morì all’inizio del suo viaggio inaugurale; inoltre, nella stessa occasione, l’imbarcazione si scontrò con un’altra nave nella Manica.

Tuttavia, dopo questo esordio, il veliero ha avuto molti anni di gloria per i suoi proprietari, sino ad una tempesta nella Baia di Glace, nel 1869, sempre in Nuova Scozia.

La struttura nautica fu salvata e successivamente rivenduta ad una compagnia statunitense, che apportò notevoli cambiamenti, e che le diede anche il nome di Mary Celeste.

History's Mysteries Revealed: The Mary Celeste, the Spheres of Costa Rica,  and the Loch Ness Monster — Museum Center at 5ive Points

I fatti che hanno determinato la scomparsa dell’equipaggio del brigantino (questo è il nome della tipologia di nave) iniziano nel 1872, quando lo stesso partì per un viaggio in direzione Genova.

Il compito assegnato al capitano Benjamin Spooner Briggs, accompagnato tra l’altro dalla moglie e dalla figlia di due anni, era quello di trasportare una grossa quantità di alcool industriale contenuto in dei barili.

Benjamin Spooner Briggs (1835-1872) 

Alcuni studiosi sostengono che potrebbe esserci stato un litigio con la ciurma, desiderosa di impossessarsi del materiale trasportato, tale da aver potuto causare l’uccisione del capitano. Altri invece sostengono che potrebbe esserci stata una fuga dell’alcool sotto forma di vapore che avrebbe giustificato una eventuale fuga delle persone presenti sulla nave. Le scialuppe di salvataggio, infatti, non sono mai state trovate insieme ai resti del mezzo.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

IL GENIO DI MICHELANGELO E LE CAPPELLE MEDICEE

Le Cappelle Medicee, che si trovano dietro la Basilica di San Lorenzo, erano il luogo di sepoltura della famiglia Medici.

Oltre alla Cripta, fanno parte del complesso la Sagrestia Nuova che Michelangelo realizzò per ospitare le tombe di Lorenzo e Giuliano dei Medici, e la Cappella dei Principi, costruita a partire dall’inizio del Seicento come mausoleo della famiglia. 

La Sagrestia Nuova fu ideata da Michelangelo su un precedente impianto progettato da Giuliano da Sangallo, e fu voluta da Papa Leone X de’ Medici per accogliere le spoglie dei due magnifici, Lorenzo il Magnifico e suo fratello Giuliano, e dei duchi Giuliano duca di Nemours e Lorenzo duca di Urbino, rispettivamente figlio e nipote di Lorenzo il Magnifico.

Il Sepolcro di Lorenzo il Magnifico e del fratello Giuliano

Michelangelo iniziò i lavori nel 1520 e li portò avanti per 14 anni, fino alla sua partenza per Roma dove fu chiamato per costruire la Cupola di San Pietro. 

Per la realizzazione della Sagrestia Nuova, egli progettò un ambiente indipendente, simmetrico e speculare alla Sagrestia Vecchia; invece per le tombe, si decise di disporle addossate alle pareti con tombe singole per i duchi e doppie per i magnifici.

La Sagrestia Nuova

L’importanza della Sagrestia Nuova per il Rinascimento italiano risiede anche nella progettazione realizzata da un unico artista ed è per questo che l’ambiente si presenta come un integrato di architettura, scultura e decorazione in cui la luce svolge il ruolo di legame. Infatti, con l’apertura delle finestre nella parte alta della Sagrestia, Michelangelo ha permesso la produzione di due tipi di luce di cui una più costante, mentre l’altra cambia in modo evidente col trascorrere delle ore e a seconda del variare delle stagioni.

E così l’epopea di una famiglia viene immortalata per sempre in questa magnifica sintesi di architettura e scultura, due momenti che Michelangelo visse in un’indissolubile unità.

Rosa Araneo per L’isola di Omero

CORRIMANO ARTISTICO: LE BELLEZZE DI NAPOLI PER I NON VEDENTI

Già da qualche anno i panorami che si possono ammirare da Castel Sant’Elmo, Napoli, sono visibili anche ai non vedenti. Merito di un’opera geniale realizzata dall’artista Paolo Puddu, diplomato all’Accademia di Belle Arti di Napoli.

A Castel Sant'Elmo un corrimano artistico svela ai non vedenti le bellezze  di Napoli - La Città News
Il corrimano artistico in primo piano.

Puddu ha creato un corrimano che riporta, tramite l’uso della scrittura Braille, una descrizione della rara bellezza dei luoghi circostanti. Il progetto si chiama Follow the shape, Segui la forma, e si propone l’obiettivo di avvicinare il pubblico dei non vedenti alle bellezze di Napoli, toccando ed entrando in contatto con questo corrimano di acciaio inox.

Le parole riportate su di esso sono quelle del libro La terra e l’uomo(1947) di Giuseppe De Lorenzo, un percorso evocativo, più che descrittivo, che vuole aiutare i non vedenti a godere, in modo nuovo, della città e del panorama di Castel Sant’Elmo.

A Castel Sant'Elmo un corrimano artistico svela ai non vedenti le bellezze  di Napoli - GreenMe.it

L’opera è stata installata al posto del vecchio corrimano su volere del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo nell’ambito del Piano per l’Arte Contemporanea, con la collaborazione dell’Associazione Amici di Capodimonte.

L’opera permanente, che è del 2017, ha  vinto la quinta edizione del concorso “Un’opera per il castello”, incentrato sul tema dello sguardo altrove, “Uno sguardo altrove- Relazioni e incontri”.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

DELACROIX: IL PRINCIPALE ESPONENTE DEL ROMANTICISMO FRANCESE

Eugène Delacroix è considerato il massimo esponente del Romanticismo Francese, ovvero quel periodo che ha interessato gli artisti d’oltralpe nel corso dell’Ottocento.

Egli studiò da autodidatta ammirando i capolavori dei maggiori pittori italiani che si trovavano al Louvre; tra questi Michelangelo, Tiziano, Raffaello, e Giorgione.

Amante della cultura esotica, Delacroix preferiva sperimentare stili e generi diversi. La sua ricerca artistica comprendeva infatti soggetti storici, mitologici, letterari, paesaggi attraverso l’impiego di pittura ad olio, acquerello, murale, affresco e pastello.

Eugène Delacroix - Wikipedia
Eugène Delacroix (Charenton-Saint-Maurice, 26 aprile 1798 – Parigi, 13 agosto 1863).

Il suo stile era fondato sulla celebrazione del coloredel movimento e della drammaticità: poche pennellate, nervose, intense per coinvolgere e destare stupore nello spettatore.

Il pittore, inoltre, iniziò a sperimentare sulla tela la divisione dei colori, in particolare la loro esaltazione creata attraverso l’accostamento di tinte e toni diversi tra loro, come i colori primari puri con i loro complementari, secondo la teoria del contrasto luministico.

La libertà guida il popolo, Eugene Delacroix > Artesplorando
La libertà guida il popolo (1830) di Eugene Delacroix (Museo del Louvre).

Tra le sue opere più famose spiccano La libertà guida il popolo (1830), La morte di Sardanapalo (1827), Donne di Algeri nei loro appartamenti (1834), Il massacro di Scio (1824), e La Barca di Dante (1822).

Negli ultimi anni della sua vita, lo stile dell’artista mutò a seguito di un viaggio in Africa. Affascinato dalla luce e dall’autenticità dei luoghi, le raffigurazioni di paesaggi e donne esotiche saranno da questo momento una costante delle sue opere.

Eugène Delacroix si spense a Parigi il 13 agosto 1863, lasciando un’immensa produzione artistica che tutt’oggi compone alcune delle sale più importanti del Louvre.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

CONVERSIONE DI SAN PAOLO DI CARAVAGGIO: CONFRONTO TRA LE DUE VERSIONI

Roma, Luglio 1600. Monsignor Cerasi, tesoriere di Papa Clemente VIII, acquista una piccola cappella nella Chiesa di Santa Maria del Popolo e chiede a Michelangelo Merisi da Caravaggio la realizzazione di due quadri su tavola con la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo. Caravaggio è molto rapido nell’eseguire il lavoro, ma i lavori nella cappella sono in alto mare, cosicchè gli viene chiesto di tenere le due tavole nel suo studio. Sappiamo però che i due dipinti non furono mai appesi alle pareti cui erano destinati, al cui posto oggi si trovano altre due tele con lo stesso soggetto, che Caravaggio eseguì in sostituzione delle prime. 

Prima versione dell’opera.

Per quanto riguarda la Conversione di San Paolo, la prima versione è custodita dalla famiglia Odescalchi e si presenta molto legata alla tradizione cinquecentesca. 

Invece nella versione della Cappella Cerasi, a un primo sguardo, l’opera rappresenta una drammatica caduta da cavallo e la mole dell’animale è così prevalente che il dipinto, ha scritto ironicamente Roberto Longhi, potrebbe intitolarsi Conversione di un cavallo.

Confronto tra la prima versione (a sinistra) e la seconda (a destra).

L’assenza di azione, la staticità e il silenzio sono funzionali a rendere visibile l’incontro con Dio. Un Dio che è assente, ma solo in apparenza; sono gli occhi sigillati di Saulo a contemplarne la visione. Disarcionato, Saulo tiene le braccia spalancate, come ad accogliere qualcosa o qualcuno, ed è illuminato da una luce proveniente dall’alto, che accarezza il cavallo prima di arrivare a lui. E il cavallo assume un ruolo inedito: ancora ansimante, si pone di traverso, quasi a sbarrare il cammino al futuro apostolo. Un tempo, chi cavalcava, deteneva il potere; qui Saulo, disarcionato, è in balia del suo animale. 

E Caravaggio sembra volerci dire che è solo da questa prospettiva, apparentemente sfavorevole, che egli è pronto ad incontrare Dio.

Rosa Araneo per L’isola di Omero

LA CITTÀ SOMMERSA DI SHI CHENG: LA BELLEZZA VISITABILE CON LE IMMERSIONI

A volte delle bellezze il cui valore non è quantificabile sono nascoste nei posti più particolari e inaspettati. Questo è il caso di Shi Cheng.

⬇️ CONTINUA A LEGGERE ⬇️

Il lago di Qiandao, la "vera" Atlantide moderna - Greenious
Lago Qiandao

Immersa nelle acque del Lago Qiandao, ai piedi del Monte Wu Shi, si trova un’antica città conosciuta come Shi Cheng (che in italiano sta per “Città del Leone”).

L’insediamento urbano fu costruito durante la Dinastia Han (25-200 d.C.) e fu istituito come contea nel 208 d.C. La città prese il nome dalla vicina montagna di Wu Shi (Five Lion), che ora è conosciuta come Isola di Wu Shi, anch’essa parzialmente sommersa dalle acque del lago.

Ma quello che non ci si può aspettare è che il Qiandao è un lago artificiale.

⬇️ CONTINUA A LEGGERE ⬇️

La posizione geografica del Lago Qiandao.

Dai reperti rinvenuti si evince che Shi Cheng fu un antico centro politico ed economico. La città aveva una dimensione pari a circa sessantadue campi da calcio.

Secondo un’antica mappa, possedeva ben cinque porte d’accesso, invece delle tradizionali quattro. Ognuna era protetta da un’imponente torre. Inoltre comprendeva sei strade principali, finemente colmate da pietra e ciottoli, utilizzate per collegare ogni angolo della città.

⬇️ CONTINUA A LEGGERE ⬇️

La nuova Atlantide è in Cina: città sommersa con templi e strade ...
Una suggestiva vista dal basso della città sommersa.

Le antiche strade erano decorate da archi commemorativi, che furono mantenuti e ben conservati, prima di essere immersi nelle acque nel 1959. In quell’anno il Governo decise di costruire una stazione idroelettrica, creando così un lago artificiale di grandi dimensioni che finì per coprire gli antichi resti.

⬇️ CONTINUA A LEGGERE ⬇️

Shi Cheng rimase dimenticata per quarant’anni, fino al 2001 quando un funzionario responsabile del turismo locale, creò una discussione che permise di dar vita ad una nuova forma di intrattenimento sul lago con un club di immersione.

Ad oggi, infatti, le meraviglie ben conservate dell’antico centro cittadino sono visitabili per coloro che decidono di intraprendere un particolare tour in tenuta da sub.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero