Tutti gli articoli di Cosimo Guarini

Sono laureato in Beni culturali e mi occupo della realizzazione di contenuti per il web. Gestisco la pagina Facebook L'isola di Omero.

I SOGNI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS: LA RACCOLTA AL MUSEUM OF LONDON

Guardians of Sleep, che in italiano sta per Guardiani del sogno, è probabilmente l’iniziativa artistica più importante del mese di febbraio 2021.

Molte delle persone che ne avevano sentito parlare hanno contattato gli organizzatori entro il mese di gennaio, e sono state invitate a parlare in video-conferenza dei sogni da loro svolti al tempo del CORONAVIRUS; sicuramente un periodo storico non comune.

Tutte le conversazioni sono state e saranno registrate con autorizzazione degli intervistati, ed entreranno a far parte della collezione permanente del Museum of London. L’iniziativa è portata avanti dal museo londinese in concomitanza con il Museum of Dreams della Western University in Canada.

Museum Of London Is Moving - Here's What We Know So Far | Londonist
L’interno de Museum of London.

Il progetto documenta l’impatto della pandemia negli abitanti della capitale britannica, la cui vita è cambiata “non solo nel quotidiano” ma anche “in relazione al modo in cui dormiamo e sogniamo” fa sapere il Museum of London in una nota.

“Raccontare i sogni dei londinesi con le loro stesse parole non solo ci consentirà di documentare un’esperienza condivisa della pandemia ma ci permetterà anche di estendere la definizione di “oggetto da museo”.

Sarà facile immaginare che probabilmente le registrazioni verranno usate come materiale audio-visivo in una esposizione apposita.

Insomma, in ogni ambito, questo Covid non ci lascia davvero in pace!

Vi terremo aggiornati sull’andamento del progetto.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

LA PROFONDA VOLUTTUOSITÀ DE LA BAGNANTE DI VALCINÇON

La bagnante di Valpinçon, nota anche come La grande bagnante, fu realizzata da Jean-Auguste-Dominique Ingres nel 1808 ed è probabilmente fra i dipinti più noti del pittore. L’opera venne ideata ed eseguita dal pittore durante il suo soggiorno a Roma presso l’accademia di Francia, e infatti sono evidenti le influenze dei pittori del Rinascimento italiano, soprattutto di Raffaello, dal quale adottò le linee eleganti e armoniose.

Possiamo notare al centro della tela una donna completamente nuda con il volto celato che siede di spalle sul bordo di un letto; indossa una specie di turbante in testa che le raccoglie i capelli scuri. Eliminato qualsiasi elemento decorativo, diventa vera protagonista dell’opera la schiena nuda della bagnante, collocata in uno spazio pittorico essenziale. La bagnante di Valpinçon divise la critica che, analizzando il corpo della giovane donna rappresentata, vi trovò numerosi difetti anatomici, ma nonostante ciò, queste imperfezioni erano funzionali alla creazione di un’immagine di perfetta bellezza.

La bagnante di Valpinçon, Jean-Auguste-Dominique Ingres > Artesplorando
La bagnante di Valpinçon (1808), Jean-Auguste-Dominique Ingres. Museo del Louvre.

Charles Baudelaire addirittura descrisse La bagnante di Valpinçon parlando di “profonda voluttuosità”, anche se per molti versi si presenta principalmente casta. Questa contraddizione è evidente in molti elementi dell’opera: la curva del collo, i contorni della schiena e le gambe sono accentuati dalla tenda verde, dal telo bianco che fa da sfondo di fronte alla donna e dalle pieghe delle lenzuola.

Come nelle altre opere dell’artista anche nel La Bagnante di Valpinçon, Ingres persegue l’idea di una pittura elegante e armoniosa. L’audacia della scelta di raffigurare un unico nudo femminile di spalle sta a indicare come la donna raffigurata non abbia bisogno di ricambiare lo sguardo del pubblico, ma si compiace soltanto nel sentirsi osservata e ammirata.

Rosa Araneo per L’isola di Omero

LE INCISIONI RUPESTRI DI TWYFELFONTEIN IN NAMIBIA: I TESORI NASCOSTI DELL’AFRICA

Siate sinceri. Quanto conoscete i tesori dell’Africa?

Oggi vi proponiamo una piccola chicca, che chissà magari potrebbe aiutarvi nelle prossime scelte di viaggio.

Ci troviamo in Namibia. Un Paese dell’Africa sud occidentale che a ovest si affaccia sull’Oceano Atlantico Meridionale; a nord è confinante con l’Angola, ad est con il Botswana, e dal versante meridionale con il Sud Africa.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è image-10.png
Mappa della zona.

A circa 430 Km da Windhoek, la capitale namibiana, si trova la valle di Twyfelfontein. Si tratta di un luogo magico, dove regnano la pace, l’isolamento, e il rosso calcareo caratteristico delle rocce della zona.

Per la bellezza del luogo e l’importanza che rivese nel Paese africano, il sito è stato dichiarato monumento nazionale nel 1952 e conseiderato Patrimonio Unesco dal 2007.

Il più bello della Namibia - Recensioni su Twyfelfontein Country Lodge,  Damaraland - Tripadvisor
Scorcio della valle, che presenta anche strutture turisiche.

Infatti la valle è nota per gli oltre 2000 dipinti rupestri e graffiti dell’età della pietra presenti sulle rocce di arenaria. I cacciatori hanno lasciato le loro tracce nei disegni e nelle incisioni sulle pietre che ogni viaggiatore può scoprire ad occhio nudo. 

Giraffe, rinoceronti e leoni sono solo alcune delle rappresentazioni raffigurate sulle rocce Ci sono anche impronte umane, come se quelle pietre fossero lavagne, su cui prepararsi, prima di andare a caccia.

Twyfelfontein Cave Acqueforti
Le incisioni di Twyfelfontein.

Molte di queste immagini mostrano animali con tratti umani: la spiegazione sta nel fatto che molte di questi figure rimandano allo stato di trance degli sciamani.

Insomma, dove non ti aspetti (per noi europei) trovi delle meraviglie assolute che andrebbero conosciute e diffuse, sintomo di una cultura africana che ha delle radici profondissime.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

LA RONDA DEI CARCERATI: LA DISPERAZIONE DI VAN GOGH IN UNA NOTTE

Un artista rinchiuso in un manicomio non può che trovarvi ispirazione per poi dar vita ad un’opera d’arte. Soprattutto quando questo artista è Vincent Van Gogh, uno dei più importanti e famosi esponenti dell’impressionismo.

Siamo a Saint Rémy in Provenza, la notte tra il 10 e l’11 febbraio del 1890; Van Gogh afferra un pennello e si lascia andare imprimendo sulla tela tonalità cupe, che si intonano perfettamente con il posto in cui egli si trova. Del resto qui l’anno precedente aveva già realizzato la Notte Stellata, altro capolavoro di pregevole fattura.

La nuova realizzazione prenderà il nome de La ronda dei carcerati: un numero consistente di persone formano un cerchio; sono i detenuti dell’istituto per disturbati mentali, in cui anche lui è rinchiuso.

Risultato immagini per la ronda dei carcerati
La ronda dei carcerati (1890) di Vincent Van Gogh, Museo Puškin di Mosca.

Del resto lì le persone non sono viste come pazienti, ma come soggetti da tenere lontani dalla collettività. Nel 1890 ci troviamo in un tempo in cui i cosidetti pazzi erano considerati quasi una sciagura, dei malati irrecuperabili che andavano rinchiusi.

In effetti l’impressione che si ha a prima vista è quella che l’autore abbia voluto raffigurare un carcere, con dei detenuti che bazzicano nel cortile durante l’ora d’aria. Da qui probabilmente dervia il nome del dipinto.

Uno dei carcerati rivolge il suo sguardo all’osservatore; l’autore vuole che si noti questo personaggio, e infatti lo ritrae con i capelli biondi, mentre gli altri hanno il berretto. Sembra disperato in quanto le sue braccia cadono inerti lungo i fianchi, a differenza degli altri detenuti che le hanno poste nelle tasche o dietro la schiena.

Particolare del soggetto.

Molto probabilmente quel personaggio è Van Gogh! Lui si differenzia dalla massa, capisce di essere come gli altri ma è costretto a ruotare insieme a loro, mentre un agente del manicomio e due signori vesiti in maniera borghese parlano con molta probabilità dei detenuti.

C’è un particolare però che in molti sottovalutato o che non notano nel dipinto. In alto vi sono due piccole farfalle che volano in alto, e che simboleggiano la speranza nel futuro e nel poter volare via da una condizione non adatta.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

Particolare delle farfalle.

GIALLO, ROSSO, BLU: COME CAPIRE L’OPERA DI KANDINSKIJ

Cosa sono i colori per Vasilij Kandinskij ?

Quante volte ti è capitato di osservare un quadro di questo famoso pittore russo ma di non capire il significato delle sue composizioni?

Kandinskij è infatti famoso per le eccentriche geometrie, apparentemente prive di senso, intervallate da tonalità di colori che si succedono sul fondo della tela. Non a caso è considerato esponente di spicco dell’Astrattismo.

 Vasilij Kandinskij (1866 – 1944)

L’artista in questione, vissuto tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, pensava che i colori fossero capaci di comunicare attivamente con gli osservatori di un’opera, suscitando in essi sensazioni differenti.

Egli era convinto che nell’ossevatore si instaurassero due tipi di reazioni: una fisica, provocata dall’attrazione del suo occhio da un colore piuttosto che da un altro; ed una psichica prodotta dalla vibrazione dello spirito che il colore determina quando incontra l’anima.


Kandinskij sperava, inoltre, che i suoi dipinti oltre ad essere visti potessero anche essere ascoltati; la sua aspirazione era quella di associare la pittura ad una “composizione musicale”.

Risultato immagini per giallo rosso blu kandinsky
Giallo, rosso, blu (1925) di Vasilij Vasil’evič Kandinskij, Centre national d’art et de culture Georges Pompidou, Parigi.

Esempio dell’astrattismo di Kandinskij è il quadro Giallo, rosso, blu, olio su tela (127×200 cm) realizzato nel 1925 e conservato presso il Centre Pompidou di Parigi.

Nell’opera il giallo e il blu sono associati rispettivamente a forme acute e ad andamenti curvilinei; si contrappongono al rosso che, disposto entro forme rettangolari, emerge nella parte centrale del quadro. La combinazione di elementi visivi semplici determina nell’opera effetti di dinamismo e di spazialità.

La zona gialla è dominata da segni grafici che formano il profilo stilizzato di un uomo. Capovolgendo l’opera, gli stessi segni danno vita al muso di un gatto. A destra poi, dopo la zona rossa e quella blu, troviamo una linea nera molto marcata di forma serpentinante che, in qualche modo, “chiude” l’intero quadro.

Risultato immagini per giallo rosso blu kandinsky particolare
Particolare ”zona gialla” del dipinto.

Parlando di quest’opera lo stesso Kandinskij scrisse:

Giallo e blu in rapporto al rosso. Il Sole e la Luna si evitano e si ritrovano come avviene tra il giorno e la notte, l’aurora e il tramonto. Nascita misteriosa del rosso dalla tendenza simultanea all’allontanamento e all’ascensione del giallo e del blu.

Proprio come Mozart vedeva il colore nelle note, il pittore russo da sfogo alle sue emozioni ,scrivendo sulla tela melodie colorate che hanno fatto innamorare tutti gli amanti d’arte, che ancora oggicercano di tradurre alla lettera la lirica del pentagramma.

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

L’ANNUNCIATA DI PALERMO: UNO SGUARDO DI CASTA BELLEZZA

Una giovane donna avvolta da un alone di mistero viene raffigurata con degli occhi che osservano a lato, e che fanno pensare a due possibilità: da una parte si intuisce come una ”vuotezza”, come se il soggetto fosse assente e isolato in una stanza; dall’altra, invece, si presume che la donna stesse cercando qualcuno.

Particolare degli occhi del dipinto ”Annunciata”.

Si tratta della Vergine Maria, da cui deriva il nome Annunciata del dipinto di Antonello da Messina conservato a Palermo.

Staranno i suoi occhi forse cercando l’Arcangelo Gabriele, il messaggero di Dio, che sta per annunciarle il proprio destino?

Non sappiamo con precisione, ma se abbassiamo lo sguardo possiamo notare il gesto che compie con la mano destra, come a frenare un possibile interlocutore.

Particolare delle mani.

Il colore blu della vesta domina sul dipinto, prendendo da subito la scena principale dell’opera che vede il soggetto principale raffigurato su di un fitto sfondo nero, come se la donna fosse sospesa nel tempo e nello spazio.

Risultato immagini per annunciata di palermo
Annunciata (1476) di Antonello da Messina,  Galleria regionale di Palazzo Abatellis, Palermo.

Maria appare come una bella donna dalla pelle candida. Si copre con la vesta, e la mano sinistra fa attenzione nel chiudere i due lati del vestito nel punto di ricongiungimento che lascia intravedere un abito interno rosso scuro.

L’opera in questione ha il potere di affascinare l’osservatore per lo splendore espositivo di Antonello da Messina.

E a te cosa trasmette questo dipinto?

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

WINELANDS: LA TERRA DEI VINI IN SUD AFRICA

Ma sapete che in Sud Africa si produce dell’ottimo vino?

Dalla città-punta del continente, Cape Town, fino a salire più a settentrione nel Paese africano si giunge al Boland (”altopiano”), la regione vinicola più rinomata del Sudafrica, celebre per l’alta qualità dei suoi prodotti.

Risultato immagini per WINELANDS
VIsta dei vigneti e delle catene montuose della regione.

Le magnifiche catene montuose intorno ai centri urbani di Stellenbosch, Franschhoek e Paarl, a non molti chilometri dalla capitale, superano i 1500 metri di altezza e forniscono un clima ottimale per i vigneti; oltre che offrire scenari paesaggistici da sogno che caratterizzano la Winelands (la cosietta regione dei vini).  

Vista dell’area interessata, a un massimo di 80-100 Km da Cittò del Capo.

La meta più raffinata per chi vuole visitare delle Wineland è sicuramente Franschhoek, nominata anche il villaggio dei francesi. Essa è famosa per le case eleganti, le rinomate boutique, gli hotel e i ristoranti in stile europeo.

I visitatori della zona potranno anche svolgere molte altre attività, tra cui l’equitazione e le escursioni e, naturalmente, e ovviamente le cantine da esplorare.

Che dite? Volete saperne di più?

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

ARMONIA VERDE: LO STAGNO DELLE NINFEE DI CLAUDE MONET

Lo stagno delle ninfee, armonia verde è un dipinto ad olio su tela realizzato nel 1899 da Claude Monet e oggi conservato al Musée d’Orsay di Parigi.

Il soggetto è ispirato al giardino in stile giapponese del pittore presso Giverny, Normandia, dove visse per 43 anni. Qui, egli ricreò un ambiente ideale ricco di vegetazione: ruscelli, salici piangenti, alberi e fiori. Un teatro verde, il luogo perfetto in cui poter dipingere. Proprio qui diede alla luce la serie di ninfee che lo resero celebre. Il suo amore per la cultura nipponica lo portarono a far costruire un ponte ad arco che ritroviamo nell’opera insieme a peonie e bambù.

Risultato immagini per Lo stagno delle ninfee, armonia verde
Lo stagno delle ninfee, armonia verde (1889), Claude Monet, Musée d’Orsay.

A partire dal primo decennio del XX secolo e fino alla morte dell’artista avvenuta nel 1926, questo giardino ed, in particolare, il bacino in esso contenuto diventano la sua principale fonte di ispirazione. A tal proposito Monet confessa “ho di nuovo intrapreso cose impossibili da compiere: acqua e piante che oscillano nel fondo. Fatta eccezione per la pittura e il giardinaggio, non sono buono a nulla. Il mio capolavoro meglio riuscito è il mio giardino“.

Le tonalità predominanti sono quelle del verde che si fondono tra loro creando un’armonia di colori. La luce verdastra che filtra attraverso le chiome dei salici piangenti, trasmette una sensazione di dolce frescura, alla quale si aggiunge quella prodotta dall’acqua dello stagno dal quale affiorano le ninfee fluttuanti in fiore. Monet rappresenta le ninfee del suo giardino in moltissimi quadri: a volte, è interessato al paesaggio (le sponde del fiume, il ponte, gli alberi); altre, invece, è incuriosito (e tenta di riportarli nella tela) dai giochi di luce riflessa sugli specchi di acqua. Nei dipinti come questo, sembra che i colori si trasformino continuamente proprio grazie all’acqua.

Ninfee attuali a Giverny, presso il giardino di Monet.

La ninfea, fiore d’acqua che non ha radici e che quindi si muove continuamente sulla superficie dei fiumi e degli stagni, è quasi il simbolo di quella realtà mai fissa e perennemente mobile che gli impressionisti cercavano di rappresentare.

L’artista osserva stupito la realtà cercando di riportare sulla tela il più velocemente possibile ciò che cambia con le diverse angolazioni della luce. I fiori non hanno contorni netti ma sono sfumati e danno l’impressione di essere delle macchie di colore, date da lievi pennellate, che si mescolano all’acqua. Da lontano, invece, chi guarda riconosce nelle macchie dei fiori: è la magia della sua arte.

Alessia Amato per L’isola di Omero

CAPO DI BUONA SPERANZA: LA RISERVA NATURALE E LA COLONIA DI PINGUINI IN SUD AFRICA 🇿🇦

Il fascino di questo luogo rimane immutato da quando nel 1487 il capo di Buona Speranza fu raggiunto per la prima volta dal navigatore portoghese Bartolomeo Diaz,  che lo chiamò capo delle tempeste;

La sua tradizione rimase immutata quando dieci anni dopo Vasco da Gama fu il primo a terminare il tragitto verso le Indie doppiando il suddetto capo.

Risultato immagini per capo di buona speranza
Vista del Capo di Buonasperanza dall’alto.

Ma, al di là di importanti riferimenti storici, in pochi sanno che attualmente quì trova spazio una delle riserve naturali più importanti del continente africano.

Con le sue enormi scogliere, baie, spiagge e vallate, la Riserva Naturale del Capo di Buona Speranza è uno dei luoghi più panoramici del Sudafrica.

Creata nel 1938, è costituita da circa 7700 ettari lungo 40 km di costa, ed ospita numerose specie di uccelli: in particolare struzzi, antilopi, gnu, facoceri e babbuini; il tipo predominante di flora è il tipico fynbos della zona del capo.

Risultato immagini per riserva naturale del capo di buona speranza antilopi
Insegna della Riserva del Capo di Buona Speranza.

Nella riserva spicca in particolare per la bellezzala piccola baia protetta tra Simon’s Town e Cape Point dove dal 1985 vive l’unica colonia al mondo di pinguini africani. Si tratta di Boulders Beach

Proprio qui, tra i macigni di granito (i boulders) e l’Oceano Indiano si aggirano indisturbati tantissimi pinguini dalle zampe nere, alti al massimo solo 70 centimetri, famosi per i loro versi molto simili a quelli di un asino. Per poterli osservare da vicino raggiungete la spiaggia bianca Foxy e camminate lungo la passerella in legno.

Accedere al punto di osservazione di questa spiaggia è a pagamento e costa 80 Rand (cinca 4, 50 euro).

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

LE COSTELLAZIONI DI MIRÓ: UN URLO DI FANTASIA

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, Mirò non sembra più in grado di sopportare la realtà che lo circonda e si estrania con una serie di rappresentazioni che saranno fra le sue opere più apprezzate: Le Costellazioni. In questo modo, egli voleva portare sotto gli occhi di tutti i veri valori dell’esistenza umana, valori così pieni di colore che nemmeno il conflitto più sanguinoso della storia avrebbe potuto cancellare.

Risveglio all’alba (1941), Joan Mirò, Collezione privata.

La serie contiene l’armonia che caratterizza l’artista e al tempo stesso l’effervescenza della sua espressività. Le 23 opere hanno come denominatore comune la musicalità, che fa scorrere i pennelli sulla tela con apparente casualità, ma che invece nascondono un’accurata riflessione. Le forme suggerite, infatti, richiamano altre forme, nella ricerca di equilibrio tra i segni e lo spazio.

Ogni stella, ogni piccolo puntino viene aggiunto giorno dopo giorno in un procedere lento, ma costante, che consente all’artista di sapere esattamente dove ogni elemento andrà collocato. La struttura che funge da architettura a ogni singolo dipinto poggia su una base preparata accuratamente e poi raschiata per far sì che l’acquerello aderisca in modo irregolare, contribuendo a creare figure insolite e gioiose. Il fondo ospita segni e linee sottili simili a filigrana, che uniscono in una rete i singoli elementi collegandoli fra loro. 

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è la-stella-del-mattino.jpg
La stella del mattino (1940), Joan Mirò.

Il cielo esprime l’insicurezza che avvolge l’artista in quel momento. La sua scrittura primitiva, onirica, dà vita a forme e pensieri. C’è sempre la donna, la sua fedele compagna, e i cerchi che evocano l’armonia e l’uccello che significa libertà. I colori puri sono il verde, il giallo, il rosso e il nero, i colori della natura senza alterazioni. 

Questi segni raccolgono i sentimenti provati da Miró in un decennio d’angoscia e paura. Costituiscono un rifugio dai pensieri del presente e una speranza incerta ma sognata per il futuro.

Rosa Araneo per L’isola di Omero