a cura di Valeria Mariani

Nei pressi di Leccio, nel comune di Reggello in provincia di Firenze, è ubicato il Catello di Sammezzano. Costruito del XVII secolo è ad oggi in attesa d’uso, o ancor meglio in stato di abbandono, aperto ai visitatori solo in occasioni di rari eventi. In seguito a molteplici richiami e piccoli lavori di restauro c’è ancora chi lotta purché l’edificio orientalista possa essere fruibile al pubblico e visitabile. 

La storia

Il Castello nasce da una ristrutturazione ottocentesca, commissionata dalla famiglia Ximenes D’Aragona, su un edificio riconosciuto come una grande fattoria edificata nel 1605. Alcuni studi sostengono che la costruzione dell’edificio risalga all’età romana.

E’, però, fondamentale soffermarci sulla ristrutturazione ottocentesca, che diede all’edificio la caratteristica di architettura orientalista. Il marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes D’Aragona tra il 1853 e il 1889 fece diventare il Castello di Sammezzano il più importante esempio di architettura eclettica orientalista in Italia.

Necessario è ricordare che all’inizio dell’Ottocento in Europa si diffonde la corrente culturale definita “Orientalismo”. A seguito di eventi storici come la spedizione di Napoleone in Egitto (1798) e il colonialismo europeo in Nordafrica e Medio Oriente, l’Europa venne immersa in una corrente culturale che tendeva a rappresentare atmosfere tipiche del mondo orientale. In Italia una delle città più colpite fu proprio Firenze e Ferdinando ne fu travolto pienamente. 

Castello di Sammezzano, XXI secolo

Il castello non è ancora completamente accessibile al pubblico, ed è classificato nella Lista Rossa dei Beni Culturali in Pericolo in Italia. Nel 1999 la prima vendita all’asta, nel 2015 una seconda precedente a quella del 2017 che venne annullata per poi far tornare il castello in proprietà alla Sammezzano Castle S. r. l.

A battersi per la sua fruizione è l’associazione Save Sammezzano. Francesco Esposito, portavoce del Movimento Civico, ha dichiarato che il fine è quello di tutelare e restaurare l’edificio sensibilizzando il pubblico e le istituzioni.

In primo luogo sarebbe importante garantire lintera restaurazione, che possa riportare il castello in uno stato vivibile. In seguito, trasformare il castello in un polo multifunzionale a carattere museale.

Dividere il grande edificio in una zona museale, una zona adibita come location per eventi e un’altra ancora per convegni e/o eventi privati legati alla cultura. Dunque l’associazione si batte per una riqualifica degna di presentare al meglio uno dei gioielli più caratteristici in Italia.