A cura di Alessia Amato

Negli ultimi anni sono aumentate le mostre volte a riscoprire il lavoro di artiste dimenticate. Tra queste spicca quella dedicata ad Alice Neel (1900-1984) presso il Centre Pompidou di Parigi. L’evento si sta tenendo dal 5 ottobre 2022 e durerà fino al 16 gennaio 2023.

Durante una conferenza, un uomo si alzò dal pubblico e gridò: “La ragione per cui le donne non hanno successo è perché non hanno le palle!”. Alice Neel, seduta al tavolo dei relatori, lo guardò con calma e ribatte: “Le donne hanno le palle. Sono solo un po’ più in alto”. Ecco, Alice Neel era così: una donna che non aveva bisogno di alzare la voce per imporsi al pubblico. La sua personale rivoluzione l’ha compiuta attraverso una vita ed una pittura improntate sulla rappresentazione della commedia umana del Novecento. Una ragazza di buona famiglia che, un giorno, dichiarò di voler studiare arte e che scappò con un compagno di corso cubano inaugurando una carriera costellata da successi e da guai fino ad osservare con divertimento, matronale e famosa, l’agitazione degli altri.

La sua vita

Fin da piccola Alice voleva essere un’artista, anche se al suo tempo le aspettative per una donna erano poche. Studiò alla Philadelphia School of Design for Women, ricevendo menzioni d’onore. Laureatasi, sposò nel 1925, un pittore cubano e si trasferì all’Avana dove nel movimento Vanguardia – un gruppo di giovani scrittori e scrittrici, artisti e artiste – sviluppò la sua coscienza politica e l’impegno per l’uguaglianza. 

Nel 1927 la coppia tornò a vivere a New York. La tragica morte della figlia Santillana per difterite a undici mesi e il ritorno a Cuba del marito, che aveva portato con sé l’altra figlia Isabelle, fecero vacillare il suo equilibrio psichico. Dopo un tentativo di suicidio, fu ricoverata in ospedale, dove confortata dalla pittura, continuò a dipingere. Dimessa, tornò a New York, vivendo in povertà, ma lavorando a programmi governativi, iniziò ad ottenere riconoscimenti.

Il suo stile realistico, in un periodo in cui dominava l’astrattismo, ne ritardò il successo; i suoi soggetti erano tratti dal mondo che frequentava: artisti/e, intellettuali e leader politici del Partito Comunista, ritratti con un uso espressionista di linee e colori.

I nudi femminili di Alice Neel

Nel 1930 cominciò a dipingere i suoi primi nudi femminili, che lei riteneva avessero sempre rappresentato nell’arte occidentale una donna vulnerabile, anonima, passiva. Le sue opere, invece, sfidavano quei modelli stereotipati delle donne che, una volta liberati da questa ideologia dominante e soffocante, acquistavano un’identità ed un potere nuovi.

Uno dei primi nudi è quello della sua amica Ethel V. Ashton: la donna vi compare accovacciata, mentre guarda lo spettatore direttamente negli occhi. Neel disse di questo ritratto: «Si sta quasi scusando per vivere. E guarda tutti i mobili che deve portare sempre con sé». Con i mobili l’artista si riferiva alle sue cosce pesanti, alla pancia gonfia e ai seni penduli. Il dipinto non piacque ed Ethel stessa, quando lo vide, fu colta da un impeto di rabbia. L’obiettivo di Neel non era quello di dipingere il corpo femminile in modo idealistico ma di ritrarlo in modo veritiero ed onesto. Il corpo come specchio dell’anima.

Il suo lavoro ha glorificato la sovversione e la sessualità, raffigurando scene stravaganti di amanti nudi, come un acquerello realizzato nel 1935, Alice Neel e John Rothschild in the Bathroom, che mostrava la coppia nuda nell’atto della minzione. O Joe Gould, che dipinse nel 1933 con più peni, per rappresentare il suo ego gonfiato.

Alice Neel, la tecnica

Verso la metà degli anni ’60, molte delle sue amiche erano rimaste incinte e questo le diede l’ispirazione per inaugurare una serie di donne nude in stato di gravidanza. I ritratti evidenziavano, in modo veritiero, i cambiamenti fisici e le ansie emotive che coesistono in questo particolare stato della donna. Nel realizzare un ritratto, Alice Neel “scaglia aste che colpiscono nel segno ma non pungono”, evidenziando la qualità penetrante ma compassionevole negli studi sulla figura per cui è più conosciuta. 

Tecnica e composizione si affiancano alla decisiva componente umana, sia che il soggetto siano donne in gravidanza, che ritrae come nessun altro, sia che siano altri artisti, come per esempio Robert Smithson o ancora, una giovane recluta afroamericana in partenza per il Vietnam, il cui poderoso ritratto contiene tutto il vuoto che la guerra porta con sé. E poi c’è il tema della sessualità, del nudo come abbandono di ogni forma di ipocrisia.

Una trasgressione che si manifesta anche nell’unico autoritratto in mostra, che vede una Alice Neel ottantenne anch’essa nuda su una poltrona. L’arte non nasce da qualcosa di diverso ma dall’immergersi nella stessa realtà che si prova a raccontare. A lei, il Centre Pompidou di Parigi dedica una per indagarne e celebrarne lo sguardo politicamente e socialmente impegnato, un’artista che ritrasse le donne in tutta la loro forza e semplicità anticipando una porzione del dibattito attuale sul ruolo e l’importanza del femminile nella società.