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Viaggi in Italia e all’estero: ecco cosa fare se si prende il covid

Foto: Haley Black su pexels.com

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I contagi sono in risalita un po’ in tutta Europa, ma la voglia di fare dei viaggi – dopo due anni di pandemia – è davvero tanta. Può capitare, dunque, di essere positivi ad un tampone e/o di accusare dei sintomi da covid proprio mentre si è fuori per vacanza.

Come ci si comporta in questo caso? Cosa dicono le normative italiane ed estere in merito? Vediamo insieme queli sono le prescrizioni dello Stato italiano, dei Paesi mediterranei ed anglofoni.

Italia: nel Bel Paese l’isolamento per i positivi resta obbligatorio. Se si prende il Covid in viaggio, quindi, anche se a pochi chilometri da casa, si deve rimanere automaticamente bloccati almeno per 7 giorni. Dunque, se un tampone rivela la positività, ci si deve fermare nella casa di vacanza o nell’hotel in cui ci si trova. Il tutto a proprie spese fino a tampone negativo, anche per gli asintomatici. I Covid hotel, del resto, sono ormai dismessi quasi ovunque. Vietato – secondo le prescrizioni normative – anche salire su un’auto da soli e tornare a casa. Familiari o amici con cui si viaggia – invece –  se vaccinati, possono muoversi indossando la mascherina Ffp2. 

I Paesi mediterranei

Grecia: propone un isolamento obbligatorio della durata cinque giorni, oltre a quello della diagnosi. È possibile fare la quarantena nella struttura ricettiva in cui ci si trova, fino al termine della prenotazione. Ma attenzione perché se ci si dovesse trovare in difficoltà – magari perché si è rimasti senza sistemazione – è bene ricordare che in Grecia sono ancora attivi i Covid hotel, i cui costi sono coperti dallo Stato greco.

Spagna: attualmente non vige l’obbligo di quarantena per i positivi. Se i sintomi sono acuti, fino al punto di richiedere l’isolamento, le spese che ne derivano sono a carico del turista.

Francia: qualora si contraesse il virus, per i vaccinati sono obbligatori sette giorni di isolamento, cinque per gli asintomatici; per chi non ha il vaccino, invece, i giorni aumentano rispettivamente a 10 e 7 giorni. In tutti i casi è necessario un tampone negativo (non fai-da-te, quindi svolto almeno in farmacia) al termine del periodo. Le spese per l’isolamento deve sostenerle il viaggiatore. 

Portogallo: i soggetti sono obbligati ad un isolamento di cinque giorni – più un obbligo di mascherina chirurgica per ulteriori 5 giorni – se asintomatici o con sintomi lievi, di dieci giorni se presentano sintomi moderati. In entrambi i casi, dopo la fine dell’obbligo di isolamento – il luogo è scelto a proprie spese dal viaggiatore – non è necessario sottoporsi ad alcun test di laboratorio. 

I pazienti con sintomi gravi hanno l’obbligo di isolamento per venti giorni oppure di dieci giorni qualora presentino risultato negativo di test rapido dell’antigene.

I Paesi anglofoni

Regno Unito: nessuna limitazione per i turisti. Le autorità, però, hanno diramato alcune raccomandazioni come l’invito a rimanere isolati per cinque giorni, ad evitare i rapporti con soggetti fragili per dieci giorni, e indossare una mascherina se si viene a contatto con altre persone. Anche l’aereo non è precluso ai positivi (salvo una decisione diversa da parte della compagnia aerea con cui viaggiate). 

Stati Uniti: se si contrae il virus, sono richiesti cinque giorni di isolamento in una sistemazione a proprio carico, senza dimenticare che in caso (sfortunato) di necessità di cure mediche, qualsiasi visita o esame è a pagamento. Un’assicurazione sanitaria è caldamente consigliata. 

Per gli aggiornamenti sul mondo dei viaggi è consigliabile consultare il sito Viaggiare Sicuri.

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