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Tra amori e dolori: quali sono gli insegnamenti di Frida Kahlo

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A cura di Alessia Amato

«E’ lecito inventare dei verbi nuovi? Voglio regalartene uno: io ti cielo, così che le mie ali possano distendersi smisuratamente, per amarti senza confini».

Frida Kahlo è oggi l’emblema e l’icona di un movimento femminista, il volto della ribellione, la forza del Messico e la rivalsa della donna. Personalità misteriosa e carismatica, ha condotto la propria esistenza con una grande intensità emotiva. È stata una donna che ha imparato precocemente e ha avuto tentazioni controverse. Ha costellato la propria biografia di grandi amori, di dolori, di lotta, di speranza mostrando al mondo che è possibile vivere una vita diversa a cui si è predestinati dalla nascita.

La sofferenza fu per Frida una compagna fedele nei momenti di solitudine ma anche una perfida nemica da nascondere sotto le ampie gonne tehuane e i colorati scialli messicani. Nonostante i problemi fisici, lei ha cercato di vivere con la massima intensità cantando per tutta la notte e godendo dei piaceri offerti.

Nel soggiorno della sua casa blu a Coyoacan è conservato l’ultimo dipinto, realizzato nel 1954, nel quale sono raffigurate delle angurie stagliate contro un cielo azzurro. In primo piano, su una delle fette, è riportata la frase Viva la Vida! un memento mori per la ragazza vispa con i capelli lunghi e le famose sopracciglia ad arco. Una donna dolce e amara, una donna innamorata e straziata, una donna messa fisicamente a dura prova fin dalla nascita, di una bellezza imperfetta ma sublime.

Selvaggia come la sua terra ma vivace come i colori del calaca, a sei anni i medici scoprirono che era affetta da spina bifida: un problema che si aggraverà in seguito all’incidente di cui fu protagonista mentre viaggiava a bordo di un autobus. La sua colonna vertebrale si spezzò nella zona lombare fino a procurarle undici fratture alla gamba sinistra, al piede, una spalla lussata e all’osso pelvico rotto in tre punti. Un corpo martoriato dal dolore che necessitò di 32 operazioni ma che non mise una gabbia alla sua anima, capace al contrario di evadere attraverso l’arte.

Fu così capace di trasportare su tela la propria sofferenza agitando il pennello intinto nel rosso carminio per gridare il suo silente tormento tracciando i suoi limiti, i suoi confini sul quel corpo martoriato dai chiodi divenuto tela:

         << Non sono malata. Sono rotta. Ma sono felice, fintanto che potrò dipingere >>

Ragazza estroversa e un po’ maschiaccio – come la ritrasse il padre in una fotografia di famiglia mentre indossa un abito da uomo – crescendo diventò una donna elegante ed attraente che mai negò la sua bisessualità e che visse libera dai pregiudizi. Ebbe molti amanti a cui donò il proprio cuore ma solo uno fu il suo amore eterno, il pittore Diego Rivera che sposò. La madre di Frida definì il loro matrimonio l’unione tra un rospo ed una colomba perché troppo diversi fisicamente ma così affini sul piano artistico – intellettuale da riuscire ad affrontare insieme molte sfide e tradimenti.

Frida ci ha insegnato, così, che è possibile vivere anche con i tormenti e i patemi dell’amore. La sua relazione passionale e non convenzionale con il celebre muralista Rivera è sopravvissuta alla differenza di età, agli allontanamenti e ad un divorzio. Non c’è alcun dubbio che le infedeltà del marito la facessero soffrire ma questi hanno anche definito la relazione come entrambi i coniugi la desideravano e non nel modo in cui la società si aspettava che la affrontassero.

Dal canto suo, Diego Rivera ha sempre considerato la sua amata pura poesia confermando l’ammirazione reciproca esistente tra i due:


<< Ho avuto la fortuna di amare la donna più incredibile che ho conosciuto. Lei è stata vera poesia e vero genio. Sfortunatamente, non ho saputo amare solo lei, sono sempre stato incapace di amare una sola donna. Essermi innamorato di lei è la cosa migliore che mi sia mai successa >>.

Insieme, riassumevano l’infinita illogicità che costituisce l’amore: un sentimento tanto universale quanto inspiegabile. Nessuno potrà mai comprendere cosa spingesse Frida tra le braccia di un “donnaiolo” ma l’amore, si sa, non conosce ragioni. Solo una volta Frida si allontanò da Diego a causa della sua infedeltà e fu quando Diego la tradì con la sorella Cristina Kahlo, venendo meno al “rispetto e alla lealtà” promessale.

Frida, nell’ottobre del 1938 andò in Gringolandia – come chiamava l’America – per la sua prima mostra personale nella galleria di Julian Levy e la sera del vernissage la pittrice era incantevole, cinta dal suo vestito messicano e circondata dagli innumerevoli ammiratori. Di questi giorni americani ci sono state tramandate delle fotografie scattate dallo stesso Levy, che la ritraggono nuda in atto di sciogliere i lunghi capelli neri.

In America Frida conobbe anche l’affascinante ungherese Nickolas Muray, fotografo, amante delle arti e raffinato collezionista, che rimase ammaliato dall’eccentrica personalità della donna tehuana, tanto da ritrarla più volte, per poi diventarne amante. L’amore tra Frida e il niño – come lei dolcemente lo chiamava – traspare dalle lettere ancora conservate. Frida scriveva:

«Mi manca ogni minuto di te, la tua voce, i tuoi occhi, le tue mani, la tua bellissima bocca, la tua risata così limpida e onesta. TU. Ti amo mio Nick. Sono così felice quando penso che ti amo»

Con il ritorno di Frida in Messico e con l’aggravarsi delle sue condizioni di salute il loro rapporto si incrinò. Frida fu amica delle personalità più celebri dell’epoca: da Duchamp a Chavela Vargas, da Tina Modotti a Breton e al gruppo dei Surrealisti. Fu amante di Trotsky, la ballerina Rosa Rolando, la pittrice Georgia O’Keefe, lo scultore Isamu Noguchi che le rimasero accanto fino alla fine dei suoi giorni.

Frida ha affermato che la sofferenza è uno stato di coscienza e l’ha fatto attraverso una frase che resterà per sempre nella nostra memoria:

              <<Bevo per affogare le mie pene, ma queste hanno imparato a nuotare>>

Proprio come intende dire Diego Rivera, ogni donna ha dentro di sé una forza infinita:

Infine, la vita di Frida Kahlo ci dà un’altra grande lezione:

A tutte le donne, la nostra Frida ha dedicato parole profonde di affetto e di forza – ma possono essere estese anche agli uomini – alla loro bellezza che oltrepassa i canoni estetici.

Ogni essere umano merita di essere amato, di sentirsi importante, libero e leggero anche grazie alle proprie fragilità. Per far sì che questo accada è fondamentale amare se stessi e mai sottovalutarsi senza accantonare i limiti e le contraddizioni che ci caratterizzano. Definire il concetto di amore non è cosa facile ma l’artista messicana possedeva una grandezza d’animo tale da esprimersi attraverso quella poesia che lei stessa ha incarnato per 47 anni e che lascio a voi:

<< Ti meriti un amore che ti voglia spettinata, con tutto e le ragioni che ti fanno alzare in fretta, con tutto e i demoni che non ti lasciano dormire. Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura, in grado di mangiarsi il mondo quando cammina accanto a te, che senta che i tuoi abbracci sono perfetti per la sua pelle. Ti meriti un amore che voglia ballare con te, che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi e non si stanchi mai di leggere le tue espressioni. Ti meriti un amore che ti ascolti quando canti, che ti appoggi quando fai il ridicolo, che rispetti il tuo essere libera, che ti accompagni nel tuo volo, che non abbia paura di cadere. Ti meriti un amore che ti spazzi via le bugie, che ti porti l’illusione, il caffè e la poesia>>.

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