A cura di Rosa Araneo

La kore è una giovane donna vestita, in posizione stante, che ha appena superato la fase della fanciullezza. La funzione di queste grandi sculture, le cui dimensioni si attestano tra i due e i tre metri di altezza, pare fosse devozionale o funebre.  Alcune di queste statue erano destinate anche alle necropoli come segnale della presenza di una o più tombe.

Kore di Lione

Le Korai presentano tutte le medesime caratteristiche: la testa è eretta, incorniciata da una folta chioma di capelli lunghi, raccolti in treccine; un braccio è steso lungo un fianco a reggere la veste, mentre l’altro è ripiegato sul petto in atto di recare un piatto o un vaso con delle offerte; le vesti che ricoprono il corpo sono il chitone, l’abito femminile in uso a partire dalla seconda metà del VI sec. a.C., e l’himation, un tipico mantello di lino o lana che veniva avvolto senza l’uso di fibule su una o entrambe le spalle. Il particolare modellato delle labbra è appena increspato, in una sorta di misterioso sorriso chiamato convenzionalmente sorriso arcaico. Inoltre, come tutte le sculture antiche, le korai presentano una policromia che, nel corso dei secoli, è però svanita. 

Kore di Antenore

Si tratta di rappresentazioni della giovane generazione in cui la polis riponeva le sue speranze e che rappresentavano quindi il dono migliore per la divinità. Significativi sono i luoghi di collocazione: in particolare lungo la via che porta dall’ingresso dell’area sacra fino al tempio e poi attorno a quella dell’altare. Anche quando si tratta di statue sepolcrali, non è il lutto individuale quello che esprimono: la perdita della giovane vita colpisce e coinvolge tutta la comunità alla quale le opere d’arte si rivolgono perché l’interruzione delle generazioni arreca danno anche alla collettività. 

Ed è a questa perdita che le immagini reagiscono esaltando la vita.