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La semplicità della vita nella Polinesia autentica e primitiva di Gauguin

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a cura di Rosa Araneo

“Verrà un giorno in cui mi rifugerò nella foresta in un’isola dell’oceano a vivere d’arte, seguendo in pace la mia ispirazione”.

Con questa promessa, nel 1891 Paul Gauguin salpa da Marsiglia a bordo della nave che lo condurrà verso la sua nuova vita nella Polinesia Francese per allontanarsi dalla Francia del fermento di fine Ottocento non più capace di dargli stimoli. 

La siesta, Paul Gauguin (1892-94). Collezione privata

Dopo anni di vita medio-borghese in Europa, decide di trascorre prima a Tahiti e poi a Hiva Oa, dodici anni fino alla sua morte nel 1903 con un unico obiettivo: andare alla ricerca della vita semplice e di quell’autenticità che caratterizzerà poi le sue opere. L’interesse per la cultura maori, le usanze locali e le scene di vita quotidiana sono la fonte di ispirazione perfetta che trovano espressione nei quadri dai tipici colori vivaci.

Aha oe feii? di Paul Gauguin (1892). Museo Puškin di Mosca

Con la sua sintesi di colore e di segno, creò un’altra realtà, in sintonia con la parte più autentica, arcaica e primitiva di sé stesso. I suoi colori, densi, teneri e delicati, acquistarono nuove risonanze. In generale, le donne polinesiane di Gauguin sono trasfigurate, viste sotto una luce magica e mitica: nella loro purezza, appaiono come divinità arcaiche, misteriose, imperturbabili. Sono l’emblema della Grande Madre, il simbolo dell’unione primigenia che l’uomo ha con la terra. In tutti questi quadri, poi, il mare, la natura, i costumi, le capigliature danno lo spunto per produrre forme stilizzate, arabeschi lineari, andamenti decorativi.

Ma il suo amore incondizionato per la Polinesia – raffigurata come un giardino dell’eden che non conosce difficoltà e dolore – non basta ad allontanarlo dalla sua realtà di origine: infatti muore nel 1903, mentre si trova in prigione per la sua attività anticolonialista contro i francesi sull’isola. 

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