A cura di Rosa Araneo

Leonardo da Vinci ha appena 22 anni quando realizza il suo primo ritratto: un volto pensoso, concentrato, dalla pelle levigatissima, e con l’effetto del controluce che viene da dietro.

Le fronde verdi del ginepro, poste alle spalle della donna, e che alludono al suo nome, rafforzano l’identità della ragazza. Fronde che sembrano quasi accarezzarle i capelli, raccolti sulla nuca lasciando liberi i ricci incorniciati sulla fronte, a comporre un’acconciatura di moda nella Firenze del Quattrocento.


Una pelle perfetta ne descrive i tratti bianchissimi, come di porcellana, le cui delicate sfumature risentono del tocco diretto dei polpastrelli. Un’espressione impenetrabile su un volto irrigidito nella sua malinconica lontananza, riflette la raffinatezza e l’educazione della sedicenne Ginevra de’ Benci, ritratta a mezzo busto di tre quarti, leggermente rivolta verso destra. Il suo sguardo sfugge all’osservatore, come a volere isolare la ragazza in una sua dimensione privata.

Alle spalle della donna si spalanca inoltre un paesaggio puntellato di elementi cari al pittore: uno specchio d’acqua accompagna lo sguardo verso campanili e torri appuntite, fino a fonderlo con le montagne, il tutto accentuato dalle regole della prospettiva aerea.

Nel tempo, la tavola venne decurtata di almeno un terzo nella parte inferiore, probabilmente per eliminare le mani che forse erano danneggiate e che dovevano assomigliare a quelle della stessa Gioconda. 

A distanza di oltre 500 anni, questo ritratto non solo sembra restituirci il respiro della giovane figlia del ricco banchiere, andata in sposa nel 1474 a Luigi di Bernardo di Lapo Nicolini. Ma ci parla di una ragazza virtuosa, casta e oppressa, innamorata dell’ambasciatore Bernardo Bembo, ma costretta a sposare un uomo che non amava, di 15 anni più grande di lei.