Nasceva a Bologna il 4 novembre 1575 Guido Reni, uno dei più grandi artisti della storia dell’arte.

 Il Sansone Vittorioso (1611 – 1612) è probabilmente la sua opera più famosa: qui l’eroe biblico, dopo aver sterminato da solo mille filistei, è preso da una gran sete e allora lascia cadere la mascella d’asino che aveva usato come arma. Dall’impatto con la terra, sgorga una sorgente d’acqua, che l’eroe raccoglie grazie alla mascella, usata come tazza. 

Pinacoteca Nazionale di Bologna - Sala 24: Guido Reni - Sansone vittorioso
Sansone Vittorioso (1611-12), di Guido Reni. Pinacoteca Nazionale di Bologna.

Nonostante si faccia riferimento a un episodio biblico particolarmente cruento, nella tela non c’è violenza. Si scorge il sangue rappreso e sgorgato dalle ferite, ma tutto il classicismo che il pittore aveva appreso nei soggiorni romani va a  stemperare il dramma e permette all’artista di dipingere un corpo dall’ “impareggiabile attitudine sfiancheggiante “, come disse Cesare Malvasia nell’espressione coniata appositamente per descrivere il Sansone di Reni. 

Dettaglio dell’opera.

Il classicismo è evidentissimo: la posa è copia conforme dell’ Apollo Belvedere; il braccio proteso è quello del Laocoonte che a quella data era stato ricostruito teso verso l’alto, proprio come qui. Ma l’idea di “fermo immagine” e di una natura immobile, di un mare liscio come l’olio probabilmente Reni la riprende dalla Galatea dell’amatissimo Raffaello.

Apollo del Belvedere (circa 350 a.C.). Musei Vaticani.

Infatti Guido Reni era considerato un novello Raffaello, proprio per le sue composizioni armoniose, classiche e cristalline, che idealizzavano come in questo caso i personaggi e facevano un uso costante di colori tersi e limpidi. 

Nota a piè di pagina: la strana forma mistilinea della tela si deve al fatto che in origine questa opera doveva decorare un camino, quindi immaginatela in una posizione più elevata rispetto alla collocazione attuale nella Pinacoteca di Bologna!

Rosa Araneo per L’isola di Omero