L’ Orinatoio di Duchamp: quando l’arte si fa provocazione

L’arte, si sa, nel corso della sua storia, non ha avuto il solo e mero scopo rappresentativo dal vero, ma nella sua semplicità dell’essere è stata capace più volte di stupire e provocare. Ed è questo il caso della Fontana , o Urinoir, dell’artista dadaista Marcel Duchamp.

Duchamp e l’Orinatoio

La genealogia creativa del ready made più celebre del mondo artistico è a tutt’oggi sconosciuta, e questo è dovuto anche all’assenza di documenti.

Gli storici dell’arte hanno avanzato a riguardo due ipotesi:

– la prima vedrebbe un Duchamp acquirente di un orinatoio, modello Bedfordshire, ruotato di novanta gradi e firmato dall’artista stesso come “R. MUTT 1917 ”;

– secondo l’altra versione, invece, si tratterebbe di un connubio metaforico e ironico (oltre che iconico), dettato da un’amica di Duchamp, la quale inviò l’oggetto già nella sua forma finale.

Ciò che è certo è che il manufatto originale, non fu mai esposto al pubblico poiché, si racconta, fu gettato via da A. STIEGLITZ, il fotografo che lo rese immortale, oltre alla fama che già lo aveva condotto alla più grande provocazione sul ruolo dell’arte e dell’artista che esso incarna.

Della Fontana vennero realizzate tre copie nel 1950, 1953 e 1963, e lo stesso Duchamp ne commissionò altre otto, oggi distribuite presso i più noti poli museali statunitensi (Indiana Università Art Museum, San Francisco Museum of Modern Art, Philadelphia Museum of Art, National Gallery of Canada) ed europei (Centre Pompidou, Scottish National Gallery of Modern Art, Tate Modern).

L’Orinatoio di Duchamp

Come già scritto in precedenza, l’opera è un ready made e nasconde una filosofia profonda: nega l’arte in quanto attività manuale in favore di una nuova identità per l’opera. Infatti ciò che rende un artista tale non è l’abilità di manipolare la materia, ma la sua capacità di creare nuovi significati. 

Nel caso di quest’opera, un semplice orinatoio, orientato in maniera diversa e autografato, distaccato dalla funzione originaria per cui è stato prodotto, è diventato un mero oggetto artistico che rompe il classico approccio formale ed estetico.

Stando al parere dei critici, il concettualismo del ready made sembrerebbe stridere anche con la figura dell’artista: difatti, se bastasse prendere un prodotto preconfezionato, già pronto, e porlo in un museo, tempio dell’Arte e del suo Creatore, questo porterebbe ad intaccare la realizzazione dell’opera stessa.

Al di là delle critiche, resta comunque da dire che, Duchamp con l’invenzione del ready made ha pienamente gettato le basi della nuova produzione artistica novecentesca, che da lì a poco sarà ulteriormente rinnovata dalle successive generazioni di artisti.

Antonella Buttazzo per L’isola di Omero

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