Arthur Conan Doyle e l’intramontabile Sherlock Holmes

Sir Arthur Ignatius Conan Doyle, nasce a Edimburgo, in Scozia, il 22 maggio 1859, da una famiglia nobile irlandese.

Fu un autore molto produttivo e contribuì a reinventare generi che vanno, dalla fantascienza al romanzo storico e avventuroso, dal giallo al soprannaturale.

Laureatosi in medicina nel 1885 all’Università di Edimburgo, fu l’assistente di Joseph Bell, un professore esperto nella pratica applicativa del metodo deduttivo nella formulazione delle diagnosi.

Dopo gli studi si imbarcò su una baleniera come medico di bordo, trascorrendo molti mesi nell’Oceano Atlantico e in Africa. Tornato in Inghilterra aprì uno studio medico, ma senza successo.

Quindi si dedicò alla scrittura a tempo pieno, portando avanti la sua attività di romanziere, giornalista e saggista. Ha trattato vari generi letterari, tra cui troviamo i romanzi storici “La Compagnia Bianca” (1891), “Le avventure del brigadiere Gérard” (1896) e “The Great Boer War” (1900); si dedicò anche alla scrittura di generi fantasy e di avventura, come “Il mondo perduto“.

Arthur Conan Doyle

Fu corrispondente di guerra, sia durante la Grande Guerra (in cui perderà il fratello e il figlio) sia in quella anglo-boera in Sudafrica, che gli farà conquistare nel 1902 il titolo di Sir per il suo egregio lavoro.

Grazie alla sua vastissima produzione letteraria, Doyle, insieme ad Edgar Allan Poe, è ritenuto il fondatore sia del genere giallo sia di quello fantastico.

L’autore deve la sua fama all’immortale investigatore Sherlock Holmes; il celebre personaggio diventerà più famoso di lui, causando in Doyle un vero e proprio rifiuto verso il suo protagonista.

Il celebre detective di Baker Street rappresenta, ancora oggi, un archetipo ben radicato nell’anima di tutti noi: l’adolescente che non si piega ai compromessi della vita, che reinventa se stesso e la sua posizione, che resta autonomo e inscalfibile a battersi contro l’ingiustizia, l’irrazionalità e l’orrore.

La scienza della deduzione è la novità che Holmes porterà in dote al mondo del mistero e della logica.

Il manoscritto Uno studio in rosso (1887) , che all’inizio non avrà successo, è il primo che vede come protagonista il famosissimo detective, e la voce narrante è quella del fedele dr Watson.

Il giallo Uno studio in rosso

Successivamente viene alla luce Il segno dei quattro (1890), un romanzo a puntate.

Nel 1893, ne Il problema finale (chiamato anche L’ultima avventura), Doyle tenterà di ‘eliminare’ Sherlock Holmes, facendolo precipitare in una scarpata.

La reazione del pubblico alla morte del proprio beniamino non sarà positiva, infatti verrà invocato a gran voce il suo ritorno sulle scene.

Doyle, dopo essersi dedicato nel frattempo ad altri generi letterali a lui più congeniali, ‘riporta in vita’ Sherlock Holmes, prima ne Il mastino di Baskerville (1902), raccontando episodi antecedenti alla sua morte, e poi definitivamente nel 1903 con il racconto La causa vuota.

L’argomento a cui lo scrittore scozzese dedica gli ultimi anni della sua vita, invece, è lo spiritismo.

Il 7 luglio del 1930 muore nella sua casa di campagna a Windlesham, mentre il suo personaggio più amato gli sopravvive.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

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