La Vergine delle rocce di Leonardo: tra bellezza sempiterna e innovazione iconografica

Tra le opere più emblematiche e innovative di Leonardo da Vinci, La Vergine delle Rocce, databile tra il 1483 e il 1486, occupa sicuramente il primo posto per tutta l’iconografia che essa presenta all’interno della sua composizione.

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Ambientato entro un paesaggio sassoso (a cui allude il titolo) e ricco di vegetazione terrestre ed acquatica, il dipinto introdusse il tema iconografico del mistero dell’incarnazione di Maria, Cristo bambino e Giovanni successivamente conosciuto come il Battista.

Tale soggetto avrà così successo che influenzerà altri artisti suoi contemporanei, ne è esempio Raffaello con la Belle Jardinière del 1507.

Il quadro di Leonardo vede protagonista la Madonna che con estrema dolcezza avvolge la spalla del Battista inginocchiato, mentre Gesù in posa benedicente, è sorretto da un angelo che sorridendo allo spettatore, lo invita a partecipare alla scena.

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Per quanto concerne la tavolozza cromatica, il pittore fece uso della prospettiva aerea. Per mezzo di questa tecnica, i colori vengono sfumati in lontananza, chiarendosi divenendo sempre meno pastosi richiamando le pigmentazioni grigio azzurre. Tale metodo inoltre, permetteva di fondere i contorni dei corpi e degli abiti con l’ambiente, ottenendo una miglior resa all’intera composizione.

Della Vergine delle rocce ne esistono due copie: una ubicata a Parigi al Louvre e l’altra invece, è conservata alla National Gallery di Londra.

La prima versione fu ideata su commissione di Bartolomeo Scorione, priore della Confraternita milanese dell’Immacolata Concezione, il quale stipulò un contratto per una pala da collocare sull’altare della cappella nella oramai distrutta chiesa di San Francesco Grande. Il dettagliatissimo contratto prevedeva un trittico ma Leonardo, stando a quanto raccontato da fonti di archivio affidabili, dato il compenso originariamente concordato e non rispettato, realizzò solo la pala centrale.

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Quanto la seconda versione invece, che si differenzia per alcuni dettagli (come la mano dell’angelo e gli attributi religiosi) doveva essere già avviata prima del ritorno di Leonardo a Firenze, successivamente terminata durante il secondo soggiorno a Milano, nel 1506.

Inoltre, la motivazione della presenza delle due versione si spiegherebbe con la destinazione delle stesse per due centri di culto differenti del panorama milanese: una come abbiamo già detto, per la Cappella dell’Immacolata di San Francesco Grande e l’altra per la cappella palatina della chiesa di San Gottardo in Corte.

Antonella Buttazzo per L’isola di Omero

1 commento su “La Vergine delle rocce di Leonardo: tra bellezza sempiterna e innovazione iconografica”

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