Un dipinto da mangiare: la Vucciria di Renato Guttuso

«Non è una immagine e neppure una serie di immagini. È una sintesi di elementi oggettivi, definibili, di code e persone: una grande natura morta con in mezzo un cunicolo entro cui la gente scorre e si incontra».

Così commentava Renato Guttuso, bagherese e artista che nel 1974 dipinse La Vucciria, opera ancora oggi esposta al Palazzo Steri di Palermo.

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Il titolo, in dialetto siciliano, deriva dal termine francese boucherie (macelleria) e successivamente venne tradotto in italiano con ”bocceriaindicante lo stato di confusione fisico, ossia, un miscuglio incomprensibile di voci, di persone, di odori, di colori, di oggetti ed espressioni.

Difatti, la scena rappresentata coinvolge lo spettatore, per il ricco e crudo realismo delle carni e dei pesci raffigurati (ricordiamo che l’elemento traumatico è una cifra peculiare nell’arte di Guttuso), in una delle scene più adatte a tale terminologia, vale a dire, il mercato palermitano.

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Diversi personaggi si spalmano tra grandi bancarelle in un ritmo quasi affannoso e claustrofobico scandito da cassette ricche di pesci e di crostacei a sinistra alle casse di frutta e verdura che circondano senza tralasciare la macelleria, con cadaveri di animali appesi agli uncini.

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Il disordine della scena si contrappone al perfetto equilibrio cromatico di stampo arabeggiante (fonte inesauribile di influenze nella cultura siciliana) utilizzato dall’artista per valorizzare ogni singola merce, puntando anche al forte dinamismo che contraddistingue nell’insieme l’opera, asimmetrica ma che non confonde lo spettatore, contrariamente, coinvolto armoniosamente alla scena stessa.

L’opera è frutto di un’evoluzione pittorica che condusse l’artista, con il passare del tempo, a un realismo descrittivo, più popolare e accessibile alle masse, ispirato al primo periodo di Pablo Picasso. Infatti, per tutti gli anni Cinquanta, il pittore fu a capo di una corrente realista con le tendenze formaliste dell’arte di quegli anni, con lavori che propongono realisticamente la situazione europea.

Diventato senatore nel 1976, Renato Guttuso morì a Roma nel 1987 e lasciò la maggior parte dei suoi lavori alla sua città natale, Bagheria.

Antonella Buttazzo per L’isola di Omero

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