L’enigma di Max Ernst: La vestizione della sposa

“Dipingere non è per me un divertimento decorativo, oppure l’invenzione di plastica di una realtà ambigua; ogni volta la pittura deve essere invenzione, scoperta, rivelazione.”

Padrone di tale poetica è Max Ernst.

Egli porta avanti la sua ricerca, ricreando ciò che il suo occhio di artista vede in maniera differente: immagini straordinarie che ne possono evocare altre per via associativa. 

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Considerato uno dei dipinti di maggior effetto del pittore surrealista, La vestizione della sposa venne donato dallo stesso a sua moglie Peggy Guggheneim, nel 1942. 

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La vestizione della sposa.

La figura femminile centrale, con il suo corpo sinuoso vestito soltanto da un sontuoso mantello di piume rosse, è la protagonista della scena teatrale; il volto è invece coperto dalla mostruosa testa – maschera di una civetta. A sinistra appare un uccello antropomorfo che regge la punta di una lancia spezzata, mentre dal lato opposto emergono due creature inquietanti: una fanciulla dalla capigliatura innaturale e un mostriciattolo grottesco.

Il fenomeno della vestizione avrebbe in questo caso una connotazione autobiografica: Peggy diventa una potente donna – uccello avvolta in un magnifico mantello di piume, mentre Ernst sarebbe il cigno verde dalle gambe umane al suo fianco. Cigno che evoca Loplop, alter ego dell’artista, e l’antico mito greco in cui Zeus si tramuta in cigno per sedurre la giovane Leda. Da come si svolge l’inquietante scena, Ernst sembra non avere successo come corteggiatore, stringe nelle mani una lancia spezzata, chiaro simbolo fallico, mentre la giovane Guggenheim si rivolge agli altri pretendenti. 

Il particolare aspetto sgranato della superficie del dipinto è dovuto all’uso di una complessa tecnica a olio mista alla decalcomania, tecnica nella quale il pigmento colorato diluito viene pressato sulla superficie distribuendosi in modo irregolare e andando così a potenziare il carattere visionario dell’opera. 

Rosa Araneo per L’isola di Omero

1 commento su “L’enigma di Max Ernst: La vestizione della sposa”

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