Chiesa della Martorana: sulle tracce della Palermo ortodossa

Ubicata nel centro storico di Palermo, la chiesa di S. Maria dell’Ammiraglio (nota anche come Martorana oppure sede della parrocchia di San Nicolò dei Greci) essa si distingue per la molteplicità di stili che la compongono, tanto da essere stata inserita nel 2015 tra le tappe dell’itinerario arabo-normanno UNESCO.

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L’edificio, costruito verso la metà del XII secolo, prende il nome dall’ammiraglio siriano della flotta di Ruggero II d’Altavilla, Giorgio di Antiochia e fu eretto per volere dell’ufficiale stesso come ringraziamento alla Madre di Dio per avergli concesso la protezione durante i conflitti.

La facciata della Martorana.

Circa l’appellativo Martorana invece, si sa che deriva dal cognome della nobildonna Eloisa Martorana, la quale fece edificare il monastero benedettino lì presente.
Costruita su un impianto a croce greca, essa rispetta la peculiarità delle chiese bizantine del tardo periodo: orientata in asse con l’abside a est e la facciata a ovest, poiché si doveva sempre pregare verso oriente. Comprendeva anche un nartece, in seguito unito al campanile.

Ciò che rende davvero particolare questo monumento è il tesoro che si svela appena varcato l’ingresso: la volta della sala affrescata da Olivio Sozzi nel 1744, raffigurante il tema della Gloria dell’Ordine Benedettino.

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Si tratta di dieci scene suddivise in due parti di cinque
ciascuna che si susseguono in ovali mistilinei, le cui cornici sono in trompe l’oeil per aumentare lo spazio e la profondità (complice sicuramente l’effetto coloristico degli azzurri degli sfondi e del grigio scuro dei monaci).
Circa l’apparato dei mosaici che rivestono le volte e gli archi della croce greca dell’originaria chiesa bizantina, rendendolo uno dei più importanti al mondo. Esso culmina naturalmente nella figura imponente del Pantocratore benedicente presente nella cupola, assiso al trono e circondato dai
quattro arcangeli; invece, nel tamburo, vi sono gli otto profeti, che tengono in mano i cartigli delle profezie, e nelle nicchie, i quattro evangelisti.

Antonella Buttazzo per L’isola di Omero

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