La sposa del vento: l’amore tempestoso di Oscar Kokoschka

“E’ una scena universale: il sesso, l’abbandono, l’illusione del possesso, l’enigma dell’altro. E’ una scena privatissima, quasi oscena. Perché l’uomo ha i lineamenti del pittore, e quello – benché deformato – è il suo autoritratto. I capelli lisci, il volto oblungo, gli occhi grandi e inquisitori, il mento prominente. E la donna è la sua amante, Alma Schindler vedova Mahler – che si è lasciata travolgere dal suo genio selvatico, gli ha promesso di sposarlo se creerà un capolavoro, ma invece è fuggita, spaventata dalla sua gelosia, dalla sua rozzezza, dalla sua energia”.

 (Melania Mazzucco)

L’amore non si vede. E’ una brezza, un brivido, un vento sin dai tempi di Saffo. E non si rappresenta ma si fa. In passato, i pittori hanno sempre dipinto le fattezze delle loro amanti o mogli trasformandole in modelle, muse, madonne. Altre volte le hanno raffigurate con un realismo che ha scioccato i benpensanti ma che costituiva la più grande prova d’amore: perché amore è verità, non abbellimento o mistificazione.

Altri hanno preferito eludere il soggetto preferendo paesaggi o astrazioni. Non c’è niente di più pericoloso per un artista che mostrare i propri sentimenti, le proprie ferite o le proprie speranze. Si teme il ridicolo sempre in agguato. Per accettare la sfida bisogna essere molto giovani o molto vecchi. O forse, molto coraggiosi.

Oskar Kokoschka (Pöchlarn, 1º marzo 1886 – Montreux, 22 febbraio 1980).

Oscar Kokoschka era soprannominato il Gran Selvaggio o il Seminatore di Zizzania a causa di una serie di quadri esposti alle mostre della Kunstschau. Avevano suscitato riprovazione e disgusto. Si distaccavano nettamente dalla tradizione e dalle abitudini visive dei visitatori. Troppo violenti i colori, troppo brutali le immagini che denudavano l’anima dei soggetti.

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Kunstmuseum Basel (Basilea): La sposa del vento di Oskar Kokoschka.

E’ il 1914, vigilia della Prima guerra mondiale. Pennellate nervose e materiche sanciscono la fine del travolgente e tempestoso rapporto d’amore che aveva legato Kokoschka ad Alma Mahler, vedova del celebre compositore boemo Gustav Mahler. I due amanti si ritrovano dentro una fragile imbarcazione e intorno a loro un turbinio di pennellate minacciose e feroci. L’uomo appare impassibile, distaccato e freddo; la sua espressione è serena e riflessiva ma la posizione delle nodose mani, intrecciate e contratte tradisce tutta la sua primordiale paura.

Alma Maria Schindler, nota anche come Alma Mahler (Vienna, 31 agosto 1879 – New York, 11 dicembre 1964).

E’ il 1914, vigilia della Prima guerra mondiale. Pennellate nervose e materiche sanciscono la fine del travolgente e tempestoso rapporto d’amore che aveva legato Kokoschka ad Alma Mahler, vedova del celebre compositore boemo Gustav Mahler. I due amanti si ritrovano dentro una fragile imbarcazione e intorno a loro un turbinio di pennellate minacciose e feroci. L’uomo appare impassibile, distaccato e freddo; la sua espressione è serena e riflessiva ma la posizione delle nodose mani, intrecciate e contratte tradisce tutta la sua primordiale paura.

L’idillio, iniziato nel 1912 e durato quasi due anni, sarà presto turbato dal tormento interiore di Oskar, ossessionato dal corpo di Alma e dalla sua prorompente bellezza. Gelosia pura e paranoie frequenti, tuttavia, cominciano a caratterizzare la loro relazione. Esplosioni d’ira, contrasti e ricatti minano il rapporto della coppia fino alla rottura. Alma va via, Oskar sceglie di andare in guerra.

Il poeta Georg Tralci visitò il pittore nel suo studio quando il quadro si stava ancora asciugando sul cavalletto. Conosceva la selvaggia e violenta storia di passione che lo aveva ispirato. Del resto ne sparlava tutta Vienna, che allora era il cuore artistico del mondo. Suggerì un titolo più suggestivo: La sposa del vento. Kokoschka accettò il consiglio. Il quadro non gli riportò la sposa mancata. Anzi, finì per sostituirla, diventando non più il simbolo dell’unione spirituale e alchemica che i due si erano illusi di avere realizzato amandosi, ma il suo equivalente materiale.

Alessia Amato per L’isola di Omero

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