Il racconto dell’ancella: l’oppressione femminile dalla letteratura alla serie tv

 Il racconto dell’ancella (The Handmaid’s Tale) è un romanzo distopico di Margaret Atwood, datato 1985. Negli ultimi anni la trama del racconto è stata riproposta nella serie tv omonima, in onda su Hulu Tv.

Risultati immagini per cerimonia il racconto dell'ancella

Senza voler fare spoiler a chi non ha letto il libro o non ha visto la serie tv, tra le tematiche emergenti dalla trama, spicca quella della considerazione del ruolo della donna nella società.

Il contesto descritto dalla Atwood è assolutamente distante dalla realtà. L’ambientazione del racconto è quella di uno Stato occidentale che, in seguito all’avvento di un regime totalitario di matrice teocratica, è costretto a subire il dominio di una dittatura.

L’obiettivo principale dello Stato in questione è quello di risolvere il problema della denatalità, causata dai vari fenomeni legati al progresso umano e soprattutto da una guerra nucleare.

La soluzione utilizzata per risolvere questo problema è quella di destinare le donne che durante la vita precedente all’avvento dello Stato teocratico non avevano osservato i dettami della chiesa, dette ancelle (vestite di rosso), alla procreazione di figli per le coppie di coniugi benestanti in cui la donna non fosse fertile.

Come fare?

Con una cerimonia il marito fecondava l’ancella in presenza della moglie, posta dietro la serva. Per avere un’idea più precisa su come si svolgeva, clicca qui.

Ma la Atwood da dove ha preso spunto per ideare questa pratica agghiacciante da inserire nel proprio romanzo?

Semplice: da un passo della Bibbia

«Rachele, vedendo che non le era concesso di procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: «Dammi dei figli, se no io muoio!». Giacobbe s’irritò contro Rachele e disse: «Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?». Allora essa rispose: «Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei, così che partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch’io una mia prole per mezzo di lei». Così essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si unì a lei.»

(Genesi 30,1-4).

Considerazioni:

Il libro e la serie tv colpiscono per l’assurdità del contesto a cui fanno riferimento. L’aspetto che più inquieta è il fatto che l’autrice del romanzo abbia preso spunto da un passo della Bibbia per ideare una pratica così tragica come quella della cerimonia. Le ancelle, ovviamente, sono costrette a donarsi al marito della coppia di coniugi per non subire danni irreversibili al proprio corpo. A meno di comportamenti eccessivamente errati, essendo donne fertili, esse non verranno ammazzate, perché sarebbe uno spreco gettare al vento delle ovaie funzionanti.

Una trama coinvolgente, che fa riflettere proprio sul ruolo delle donne. Le stesse mogli non fertili sono poste su un livello assolutamente inferiore rispetto ai mariti. Non possono leggere, per non andare incontro alla pena di amputazione di un dito; non possono svolgere funzioni culturali, tanto meno lavorative. Esse devono pensare alla famiglia, a creare un clima cordiale dentro le quattro mura.

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Scena tratta dalla serie tv in cui il marito della coppia frusta la moglie, per punirla in seguito ad una violazione del regolamento dello Stato.

Oltre alle atrocità subite dalle ancelle, infatti, il romanzo si sofferma in alcuni tratti sulla momentanea sofferenza provata dalle mogli che vedono i mariti avere dei rapporti sessuali con un’altra donna. Insomma, sono sempre le donne a subire!

Cosimo Guarini per L’isola di Omero

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