Giorgio de Chirico, il genio metafisico: il tema dell’amicizia nell’opera ”Oreste e Pilade”

Era il 20 novembre 1978 quando la luce metafisica di Giorgio de Chirico si spegne per sempre. All’età di 90 anni, in quel palazzo Borgognoni a Roma in cui visse fino alla fine con la moglie, il maestro lasciava questa terra. Tuttavia oggi, a dispetto della morte, la vitalità e la poesia di un’artista del suo calibro continuano a pulsare ed emozionare.

Giorgio de Chirico era nato in Grecia a Volos poco distante da Atene dove frequentò il Politecnico. Trasferitosi con la famiglia in Germania, perfezionò la sua formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Monaco. Nel 1909 giunge a Milano per, poi, trasferirsi a Firenze dove approfondisce gli studi su Nietzsche e dà inizio al suo percorso metafisico. Ma è a Parigi, dove si trasferisce nel 1911, che ha inizio la sua vera carriera artistica. Nel 1917 è il capofila di un gruppo di artisti della cosiddetta Pittura Metafisica, teorizzata l’anno seguente durante il quale De Chirico si sposterà a Roma e dove terrà la sua prima mostra individuale insieme a Carrà, Prampolini e Soffici.

Giorgio De Chirico

Le prime opere di De Chirico sono caratterizzate da una notevole impronta Bockliniana. Nel 1908 molti pittori sono orientati verso le analisi dei meccanismi della percezione, sulle proprietà dei colori e della forma. L’ arte di De Chirico, invece, sin dalle prime battute ha connotazioni “originarie”, un’arte che era contrapposta al versante parallelo quello dell’ “originalità”. Per la critica, arte originaria significa arte rivolta alla valutazione dei canoni compositivi tradizionali. Questa caratteristica resterà costante per tutta la lunga ricerca del pittore. Riguardo i temi affrontati, si tratta di un riflesso di una cultura personale che deriva dal suo luogo di nascita: la Grecia e la Tessaglia.

Ad ogni elemento dell’opera di De Chirico è attribuito un valore percettivo indipendente, come isolato dallo spazio circostante. Così, ogni parte della composizione diventa un tratto motivato e voluto per una simbolica nuova che riconduce ai soli oggetti dell’opera e non a precisi codici esterni.

Oreste e Pilade:

In Oreste e Pilade, l’artista sceglie di omaggiare il tema dell’amicizia rappresentata due epici personaggi che furono inseparabili anche nell’impresa disperata di Oreste, matricida per vendicare l’uccisione del padre da parte della madre Clitennestra e del suo amante, Egisto. Uno dei titoli con cui l’opera fu conosciuta dall’inizio, Amici antichi, restituisce maggior senso al gesto della figura di sinistra che poggia affettuosamente la mano sopra la spalla del vicino e alle due teste poggiate una contro l’altra. Il tema è comunque affrontato col consueto motivo dei manichini con le teste a uovo, con il ventre ricoperto da una proliferazione di edifici antichi che, nei dipinti di de Chirico, li caratterizzano quali archeologi.

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Oreste e Pilade (1963)

Giorgio de Chirico ci apre al mondo dei due individui, alla realtà fatta di creatività ed ispirazione. Se pensiamo bene, un pittore non è poi così diverso da un poeta: una sottile linea separa le due figure, ma entrambe sono le portavoce di quella realtà che trova posto nella quotidianità di tutti i giorni. I due uomini, spesso confortati dalla solitudine, osservano e ascoltano la voce delle emozioni. De Chirico nelle sue produzioni opera secondo questo preciso indirizzo, riuscendo a cogliere la parte nascosta delle cose e mettendo in evidenza i sentimenti che si possono provare quando si viene a conoscenza di queste visioni.

Alessia Amato per L’isola di Omero

2 pensieri riguardo “Giorgio de Chirico, il genio metafisico: il tema dell’amicizia nell’opera ”Oreste e Pilade””

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