Craco: la città fantasma che appare come una scultura medievale

Craco è un borgo italiano situato in provincia di Matera, nel cuore della Basilicata, che attualmente conta circa 700 abitanti.

Esso si erge maestoso e affascinante su una collina di roccia biancastra, e appare come una scultura di origini medievali circondata dai calachi (profondi solchi nel terreno che si trovano lungo il fianco di un monte o di una collina).

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Craco vista dall’alto

Oggi la visione che ci appare è quella di una realtà senza tempo, una città fantasma, uno dei posti più sconvolgenti della terra lucana.

Il piccolo comune è diventato un borgo fantasma dopo la disastrosa frana del 1963, che costrinse la popolazione locale ad abbandonare il luogo per rifugiarsi a valle, nel nuovo comune chiamato Craco Peschiera.

Fu un cedimento lento, che poteva essere fermato costruendo dei terrazzamenti alberati, ma i tecnici del posto decisero di costruire solo due grossi muri di contenimento che non ressero. Negli anni Settanta gli abitanti furono, quindi, costretti a lasciare definitivamente le loro case trasferendosi nella nuova Craco.

Del vecchio paese resta solo uno scenario di bellezza antica e senza tempo, con le case in pietra che si ergono sulla roccia e tra di esse spicca la torre normanna, dominante rispetto all’antico borgo.

Una parte del borgo medievale

Chi decide di intraprendere un viaggio a Craco può risalire dalle aride zone calanchive e muoversi lungo le rovine del centro abitato, per poi seguire gli itinerari che si aprono tra le colline di argilla. In questo modo sarà possibile ammirare la valle che circonda il borgo come un abbraccio.

All’interno sembrerà quasi di sentire le voci della gente che ci ha vissuto, il suono del campanile della chiesa, arrivando a percepire tutta la sua storia.

Questo magico scenario ha fatto innamorare anche grandi registi, come Pier Paolo Pasolini e Mel Gibson (rispettivamente con i film Vangelo secondo Matteo e La Passione di Cristo), che hanno deciso di ambientarci delle loro pellicole.

Scena tratta dal film La Passione di Cristo

Si narra che Craco in principio venisse chiamato Monte d’Oro, ma in realtà il suo nome risale al 1060, periodo dell’insediamento bizantino, quando fu chiamato dall’arcivescovo Arnaldo di Tricarico con il nome di Graculum (piccolo campo arato).

Il piccolo centro della provincia materana fino agli anni Sessanta infatti era considerato il paese del grano. Con le dominazioni successive, normanne e sveve, divenne un importante centro militare (soprattutto durante il regno di Federico II), grazie alla sua posizione strategica tra le valli fluviali del Cavone e dell’Agri.

Grande importanza rivestiva la sua torre normanna, che, insieme ad altre fortificazioni della zona, era parte di una rete di torri di avvistamento fondamentali per garantire la sicurezza della zona circostante.

La torre normanna a Craco

Su di una rupe è situato il castello, costruito nel XIII secolo, che conserva ancora oggi l’originale portale d’ingresso e la torre con splendide finestre. Visitando il borgo si posso ammirare i resti, risalenti al XV secolo, di quattro palazzi nobiliari, oltre al convento dedicato a San Pietro (caratterizzato da un interno a due navate, un altare barocco e una tela del 1600), la Chiesa di San Vincenzo (al cui interno è custodita la statua del Santo) e la Chiesa di San Nicola (con i suoi altari barocchi in marmi policromi).

Una leggenda narra che San Vincenzo e San Maurizio passarono da Craco durante il viaggio di ritorno dalle crociate.

Come visitare Craco?

L’accesso alla città fantasma è possibile solo attraverso una prenotazione presso la Mediateca comunale, in seguito a cui viene rilasciata una special card che permette di seguire un percorso attraverso una visita guidata. Si percorrerà un itinerario messo in sicurezza, che consentirà di visitare il corso più importante del paese fino a raggiungere i resti della piazza principale e il nucleo del borgo fantasma. Ad oggi è possibile ammirare solo una parte del borgo, anche se sono in corso i lavori di recupero di una parte delle rovine.

Simona Lamarmora per L’isola di Omero

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