L’arco trionfale di Castel Nuovo a Napoli: l’inizio del Rinascimento ‘’napoletano’’

Erroneamente conosciuto come Maschio Angioino, l’arco trionfale marmoreo di Castel Nuovo di Napoli fu eretto su richiesta di Alfonso d’Aragona per celebrare la conquista del regno di Napoli, avvenuta il 26 febbraio del 1443.

Inizialmente ideato come monumento, fu poi deciso dal sovrano stesso, per timore che questo venisse deturpato in qualche guerra o rivolta, di inserire l’arco tra le due torri all’ingresso, modificandone l’impianto dell’intero castello.

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Per l’ideazione dell’architettura (considerato inoltre il primo contributo di Napoli al Rinascimento italiano), furono convocati numerosi artisti, tra i quali figurano: Bartolomeo Prats, Antonio Gomar, Gioviano Pontano, Lorenzo Valla, Antonio Beccadelli, Francesco Laurana, Domenico Gagini e non solo. Infatti, alla progettazione furono coinvolti anche il Pisanello, il quale propose una costruzione a due arcate decorate sovrapposte, incorniciate da colonne e archi a sesto acuto, di impronta gotica; e successivamente, Guillermo Sagrera e Pietro da Milano aggiornando il progetto con alcune novità rinascimentali, come le impostazioni classiche riscoperte grazie agli studi archeologici del tempo.

All’inizio dei lavori, nel 1452, vi lavorarono il Laurana, Pietro da Molano e Paolo Romano, ai quali si aggiunsero via via: Isaia da Pisa, Andrea dell’Aquila, Antonio di Chellino e Domenico Gagini, concludendo la prima parte dei lavori al 1458, per poi riprendere ancora tra il 1465 e il 1471, donando all’intero complesso architettonico un tocco di contaminazione di stili, spaziando dalla scuola toscana alle maestranze d’oltralpe per giungere a quelle veneziane.

Quanto ai soggetti raffigurati, spicca ovviamente il tema celebrativo del trionfo di Alfonso, raffigurando, con la tecnica del rilievo, il suo ingresso in città: raffigurato al centro dell’arco inferiore, vi è il sovrano, seduto su di un carro aperto, trainato da cavalli e circondato dalla sua corte, dai capitani e dai grandi ufficiale del regno.

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L’arco superiore, invece, costellato da una serie di nicchie sormontate da un timpano ad arco, presenta le statue delle quattro virtù (Temperanza, Giustizia, Fortezza e Magnanimità).

In alto, un timpano semicircolare spiccano altre sculture raffiguranti fiumi e, in cima, la statua di San Michele.

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Sotto l’arco più basso, invece, dei medaglioni ottagonali rappresentano l’incontro tra vita terrena e quella spirituale mediante la raffigurazione di 28 serafini (simboli di sapienza e carità), di fiori (emblemi del ciclo della vita), della cornucopia e da un leone (incarnazione dell’acqua e della vita).

Antonella Buttazzo per L’isola di Omero




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