The Dinner Party di Judy Chicago: l’arte e il femminismo degli anni ‘70

Negli anni ‘70 tra i tumulti e le proteste delle femministe, le artiste portarono avanti una battaglia di riappropriazione della propria rappresentazione dopo secoli di monopolio maschile dell’immagine femminile.

Judy Chicago, tra le artiste impegnate nella lotta femminista

Il ritratto della donna era stato oggetto e soggetto privilegiato dei desideri dell’uomo, secondo un linguaggio dettato da una società tipicamente patriarcale. La ricerca delle femministe prendeva spunto anche dall’indagine psicanalitica che in quegli anni aveva acquisito validità e diverse applicazioni.

Gli studi di Freud analizzavano i comportamenti dei bambini traducendoli in desiderio sessuale nei confronti della madre. La stessa analisi non venne svolta dallo psicanalista dal punto di vista della bambina che veniva così privata di una propria soggettività di genere. Freud aveva associato la femminilità alla passività. Questa considerazione fu uno dei primi passi compiuti dalla critica femminista per lo studio e una creazione di nuove opere finalizzate alla ribalta della società patriarcale, ancora oggi dominante.

Molte delle artiste rivendicarono i diritti alla sessualità attraverso l’uso strumentale del corpo come rappresentativo della protesta. Una delle artiste femministe più influenti in quegli anni è stata Judith Sylvia Cohen, in arte Judy Chicago, che prende il nome dalla città natale.

Nata il 20 luglio 1939 e ancora in attività, compì i suoi studi all’Art Institute di Chicago. La sua opera più celebre, The Dinner Party, del 1974, attualmente è conservata al Brooklyn Museum. Si tratta di un’installazione che prevede una tavola triangolare apparecchiata.

Visuale completa dell”installazione The Dinner Party

Al banchetto partecipano idealmente 39 figure femminili storiche (tra cui Virginia Woolf, Artemisia Gentileschi e Isabella d’Este). Attraverso il ricorso a fiori, triangoli, farfalle che vanno a comporre le portate della cena l’artista crea un’associazione metaforica che riconduce agli organi genitali femminili.

Inoltre il tema del convivio crea un confronto provocatorio con l’Ultima cena, composta da soggetti tipicamente maschili. L’opera suscitò scalpore e critiche contrastanti, ma ad oggi rimane una delle più significative ed emblematiche dell’arte femminista.

Alessandra Roselli per L’isola di Omero

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